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“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome” [Mt 6,9] Commento di San Massimo il Confessore

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

Commento sulla prima frase del ‘Padre nostro’:
“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome” [Mt 6,9]
di San Massimo il Confessore

Subito il Signore insegna con queste espressioni opportunamente a coloro che pregano a cominciare dalla teologia, ed essendo egli per essenza causa degli esseri, li inizia a conoscere misteriosamente il modo di esistenza della causa creatrice degli esseri. Infatti le espressioni della preghiera contengono la manifestazione del Padre e del nome del Padre e del Regno del Padre, affinché dallo stesso inizio impariamo a venerare, invocare e adorare la Trinità una.
Il nome di Dio e del Padre è il Figlio unigenito che sussiste ipostaticamente e lo Spirito Santo è il Regno di Dio e del Padre che sussiste ipostaticamente. Qui infatti Matteo parla del regno, mentre altrove un altro degli evangelisti ha menzionato lo Spirito Santo dicendo: “Venga il tuo Santo Spirito e ci purifichi” [cf. Lc 11,2]. Il Padre non possiede un nome estraneo e non pensiamo certo al regno come a una prerogativa considerata a lui successiva. Infatti non è cominciato ad essere, per cominciare ad essere Padre o re, ma, essendo da sempre, è da sempre Padre e re, non essendo cominciato in nessun modo né ad essere né ad essere Padre o re. E se, essendo da sempre, è pure da sempre Padre e re, da sempre dunque il Figlio e lo Spirito Santo sussistono insieme con il Padre ipostaticamente, essendo naturalmente a partire da lui e in lui, oltre ogni causa e ragione, ma non fatti successivamente dopo di lui per qualche causa. Infatti la relazione possiede la capacità di dimostrare i termini per cui essa è e viene chiamata relazione, senza permettere che essi vengano considerati l’uno dopo l’altro.
Ora, cominciando questa preghiera, siamo indotti ad onorare la Trinità consustanziale e sovrasostanziale come causa creatrice della nostra nascita. Inoltre impariamo pure ad annunziare la grazia a noi concessa della filiazione divina, essendo ritenuti degni di chiamare per grazia Padre colui che per natura ci ha creati, affinché, pieni di rispetto per l’invocazione di colui che ci ha generati secondo la grazia, ci preoccupiamo di mostrare nella vita i caratteri di colui che ci ha generati, lodando come santo il suo nome in terra ed imitandolo come Padre, mostrandoci figli con le opere ed esaltando con quanto pensiamo e facciamo il Figlio naturale del Padre, autore di questa filiazione divina.

 


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