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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO IV)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

di Luca Bergonzini




 

IL CAP. 4 è caratterizzato dai seguenti episodi molto significativi per i ss. Padri: Caino e Abele portano offerte a Dio; l’omicidio di Abele da parte del fratello; la discendenza di Caino; l’omicidio dell’empio Lamech; la progenie segnata dal peccato dei progenitori.
CAINO E ABELE PORTANO OFFERTE A DIO (4,1-7).
Il sacrificio è un antico rito che risale all'età di Adamo, ma il Dio dei padri non ha bisogno di sacrifici secondo s. Agostino; di fatto, però, il sacrificio è la mimesi del sacrificio operato da Dio stesso per coprire l’uomo e ridare la dignità perduta, migliore di quella edenica. Abele è giudizioso nella scelta delle sue offerte, mentre Caino non mostra eguale giudizio, secondo s. Efrem: infatti Abele, che è nomade, offre la vita degli animali, mentre Caino offre i prodotti della terra di una civiltà sedentaria o soggetta ai ritmi lenti della terra. Dio, secondo una errata lettura di Origene, non prende in considerazione le offerte di Caino perché sa che il suo cuore è malvagio. Per s. Giovanni Crisostomo, il comportamento di Caino viene meno quando le sue offerte vengono rifiutate e quelle di suo fratello accettate; in questo caso, la rivalità fra le due ‘etnie’ (sedentari i cainiti e girovaghi i figli di Abele il giusto) e i due modi di vivere è palese. Il primo peccato di Caino è l'invidia verso il fratello Abele.
CAINO UCCIDE SUO FRATELLO ABELE (4, 8-15).
Per Simeone il Nuovo Teologo, Caino diviene un omicida secondo la sua malvagia volontà, ma l'omicidio di Abele può essere interpretato come una prefigurazione della passione di Gesù, secondo la stragrande maggioranza dei ss. Padri, fra i quali s. Beda il Venerabile. Tra questa e quella di Cristo, ci sarà l’altra prefigurazione molto fondante in Genesi, cioè quella di Giuseppe venduto dai fratelli agli ismaeliti e finito prigioniero in Egitto. Dopo l'omicidio, Dio interroga Caino con sollecitudine, affinché possa pentirsi, ma Caino, secondo gli scritti di s. Efrem, non mostra pentimento. Ricordiamo che la frase: “il mio peccato è troppo grande perché io possa essere perdonato” (TM) potrebbe essere letto anche come un dolore di coscienza inconsolabile. Caino, secondo Salviano il Presbitero, ritiene di poter nascondere a Dio il suo delitto. Il sangue innocente versato da Caino, per s. Massimo di Torino, grida non attraverso le parole, ma per mezzo della sua esistenza stessa, quindi potrebbe alludere alla vita oltre la morte. Questa realtà, palese solo dopo la resurrezione dai morti di Cristo, era quasi del tutto sconosciuta nell’antico Israele di quelle generazioni, così come la dottrina dei sadducei ci conforta anche nella narrazione evangelica. Il sangue innocente simboleggia anche il sangue dei martiri secondo Origene, quindi ‘del’ martire per eccellenza, cioè Cristo stesso. Per s. Giovanni Crisostomo, la punizione imposta a Caino rivela la grande pazienza di Dio; la sua pietà per l'assassino, secondo S. Cirillo di Gerusalemme. Caino riceve un marchio in modo che nessuno possa ucciderlo. Questo sta ad indicare che il male non è cancellato dalla terra.
CAINO E I SUOI DISCENDENTI (4, 16-22).
Caino si allontana dalla presenza di Dio a causa della sua malvagità, secondo il grande s. Atanasio; l’allontanamento dalla ‘presenza di Dio’ implica secondo l’esegesi Antiochena, quindi diversa da quella alessandrina di s. Atanasio, un allontanarsi dalla presenza reale e percepibile di Dio e quindi non solo in senso allegorico e metaforico, ma proprio fisico e reale, ma di una ‘fisicità’ a noi sconosciuta. Il luogo nel quale Caino dimora e si rifugia si chiama Nod, che significa «errante», secondo la sapiente traduzione semitica di s. Efrem, o «turbamento», secondo l’allegoresi di Clemente Alessandrino. Per s. Agostino non è possibile biblicamente stabilire se Caino, dopo essersi trasferito nella sua nuova dimora, generò per primo Enoch. Caino costruisce una città, ma Abele non ne costruisce alcuna, poiché la vera città dei santi è in paradiso e poi perché lo stile di vita nomadico, l’ideale dell’Antico Israele, non prevede le ‘certezze’ della città (mura perimetrali, esercito in difesa della città etc. e, soprattutto, l’affrancamento dalla Provvidenza di Dio). Secondo s. Efrem, Caino vive attraverso sette generazioni di discendenti. Esse rappresenterebbero, per il santo vescovo di Ippona, le città terrestri che si propagano attraverso le nascite fisiche.
LAMECH COMMETTE OMICIDIO (4, 23-24).
Secondo s. Efrem, forte di una tradizione antica e ricorrente nella sua cultura, Lamech uccide un uomo e un giovane al fine di propagare ulteriormente le generazioni di Caino. Secondo una differente interpretazione, Lamech non uccide due persone sconosciute, ma Caino stesso. L'uccisione di Caino per mano di Lamech è davvero una leggenda senza fondamento biblico. Secondo s. Basilio, Lamech è un omicida che non prende in considerazione l'esempio della punizione di Caino e pertanto è punito ancor più severamente; invece, s. Giovanni Crisostomo propone un’altra lettura, diversa da quella di s. Basilio e crede che Lamech prenda in considerazione l'esempio di Caino, per mezzo del quale è portato ad una confessione spontanea che gli consente di limitare la sua punizione.
ADAMO ED EVA GENERANO SET (4, 25-26).
Il concepimento di Set simboleggia l'armonia di un’unione responsabile secondo il piano di Dio, secondo l’esegesi di Clemente Alessandrino, ripresa peraltro più volte nei suoi scritti. Le generazioni che hanno origine da Set rappresentano la città celeste di Dio, per s. Agostino e quindi fondamento della vera società dei santi. S. Efrem ricorda che dal momento in cui Set si separa dalla casa di Caino, la sua famiglia è chiamata «il giusto popolo del Signore». Dopo la sua nascita, lo Spirito Santo discende su Enoch e gli dona il potere della profezia anticipando il suo ‘destino ‘ celeste, per s. Cirillo di Gerusalemme.

 

 


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