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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XIII)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

dell'Ierodiacono Nestore Veselyy




 

CAPITOLO 13

Dall’Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui. Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro. Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e Ai, al luogo dell’altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il nome del Signore. Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende. Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme. Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot, mentre i cananei e i perizziti abitavano allora nel paese (13, 1-7).

Dopo aver raggiunto Betel, dove Abram una volta eresse l'altare al vero Dio, di nuovo offre il sacrificio di lode e di ringraziamento per il ritorno nella terra promessa e per le ricchezze ricevute, nelle quali sant'Ambrogio vede le ricchezze spirituali[1].

Le divine benedizioni date ad Abramo si riversarono anche sul suo nipote Lot, che non era ancora giusto[2]. San Giovanni suppone che il patriarca stesso, essendo generoso, donava le ricchezze a suo nipote, “e altri gli hanno dato gli altri cose per rispetto per il patriarca”. “Notate, - esclama il Santo, - come l’abbondanza dei loro possedimenti si rivelò essere la causa principale della loro separazione, creando una divisione, minando la loro armonia e infrangendo il legame di parentela”[3].

 

Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. Non sta forse davanti a te tutto il paese? Separati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra». Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse Sodoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese d'Egitto, fino ai pressi di Zoar. Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l’uno dall'altro: Abram si stabilì nel paese di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sodoma. Ora gli uomini di Sodoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore (13, 8-13).

Abram, con calma e dignità, ricorda a Lot che sono parenti e suggerisce di separarsi per preservare l'armonia[4] e per non dare alcun cattivo esempio[5].

Approfittando della libertà di scelta che gli è stata concessa, Lot si è preso una ricca e fertile valle del Giordano, che fioriva come il giardino del Signore. Sant'Ambrogio ci esorta di non essere “allettati dalla falsa bellezza di ciò che è attraente, mentre lasciamo nell’ombrala verità della natura, come chi volge altrove lo sguardo”[6].

 

Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: «Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai, spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti. Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te». Poi Abram: si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore (13, 14-18).

Lot, che scelse arbitrariamente la sua parte secondo calcoli mondani, si escludeva così dalla partecipazione al lotto di Abram che è stato ricompensato per la sua umiltà e ha ricevuto la promessa la quale comprendeva non solo gli israeliti ma anche i cristiani[7].

Nel percorrere il paese in lungo e in largo sant'Efrem intravede la Croce, a causa della quale la terra, promessa agli antenati, ha scacciato “i suoi figli e quelle terre furono date ad altri eredi”[8].

 



[1]    Sant'Ambrogio, Abramo 2, 5, 20-2, 5, 23

[2]    Ibid.

[3]    San Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 33, 2

[4]    Sant'Ambrogio, Abramo 1, 3, 10

[5]    San Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 33, 7

[6]    Sant'Ambrogio, Abramo 2, 6,3

[7]    Sant'Agostino, La Città di Dio 16, 21

[8]    Sant'Efrem, Commento sulla Genesi 13

 


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