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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XV)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

del Protopresbitero Dionigi –Alberto– Vidigh




 

CAPITOLO 15

Commento ai versetti 1-6

Il Signore invita Abram a non avere timore “di disprezzare doni di così grande valore”[1] perché Dio è il suo scudo e gli promette una ricompensa elevata. Abram apre il suo cuore e confessa il suo timore di non avere un erede, “non fa alcun mistero della ferita del suo animo. Pertanto riceve in cambio una immediata guarigione.”[2]. La richiesta di avere una discendenza fatta da Abram è, secondo sant’Ambrogio, un insegnamento a non disprezzare il matrimonio.

Abram viene “condotto fuori” dal suo corpo e così dobbiamo fare anche noi, “dobbiamo purificare da ogni impudicizia il luogo dove dimora la nostra anima, gettare fuori la sozzura della malvagità, se vogliamo accogliere lo spirito della sapienza.”[3].

 

Commento ai versetti 7-12

I tre animali rappresentano le persone carnali nella Chiesa, in particolare sant’Agostino spiega che la vitella simboleggia la popolazione posta sotto il giogo della Legge, la capra il popolo che avrebbe trasgredito la Legge, e l’ariete la popolazione che avrebbe avuto un re; essi dovevano avere tre anni poiché tre sono i significativi periodi di tempo, da Adamo a Noè, da Noè ad Abram e da Abram a Davide. La tortora rappresenta la castità e il piccione la semplicità, ed insieme rappresentano le persone spirituali, spiega Cesario di Arles: essi non sono divisi perché le persone spirituali non sono divise fra loro.

Abram rimane a scacciare gli uccelli rapaci ad indicare che i veri credenti persevereranno sino alla fine, dice sant’Agostino. Il timore che lo colse rappresenta l’estasi, l’emozione di passare dalle cose visibili a quelle invisibili, secondo l’interpretazione di Didimo il Cieco.

 

Commento ai versetti 13-16

Si tratta di una predizione della schiavitù del popolo d’Israele in Egitto. Si parla di quattrocento anni di schiavitù e il numero è completo, dice sant’Agostino, infatti si parla della liberazione della quarta generazione: “il numero quattro […] è in un certo senso la radice ed il fondamento del decimo numero”[4], infatti sommando i numeri da uno a quattro si ottiene dieci; quattro è anche il punto intermedio del numero sette: “tre lo precedono: il primo, il secondo e il terzo, e tre lo seguono: il quinto, il sesto e il settimo.”[5]. Quattro poi sono le età dell’uomo: fanciullezza, adolescenza, virilità, maturità; considerando queste età, la pienezza della saggezza arriva alla quarta.

Commento ai versetti 17-21

Il forno e la fiaccola che passano in mezzo agli animali che Abram aveva diviso illuminano il luogo e permettono di vedere cosa sta succedendo e rivelano i misteri da cercare, spiega Didimo il Cieco. Il fuoco simboleggia il giorno del giudizio quando le persone carnali saranno giudicate con il fuoco, e sant’Agostino aggiunge che l’alleanza che Dio stipula con Abram indica la terra di Canaan: “Questa è una promessa che riguarda i veri figli, e non tutti quelli che discendono da Abram”[6].

Vengono specificati i confini della terra promessa e i fiumi che li delimitano sono i confini della virtù, “nel senso che, se uno si allontana dalla virtù, li incontra immediatamente. […] i fiumi rappresentano le prove che si presentano alle persone virtuose”[7].



[1] San Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 36, 10

[2] San Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 36, 11

[3] Sant’Ambrogio, Abram 2, 8, 48

[4] Sant’Ambrogio, Abram 2, 9, 65

[5] Ibidem

[6] Didimo il Cieco, Sulla Genesi 234

[7] Ibidem

 


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Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre e confessore Caritone. Lo stesso giorno memoria del santo profeta Baruk. Lo stesso giorno memoria dei santi martiri e fratelli di sangue Alessandro, Alfeo, Zòssimo e del santo martire Marco il pastore e dei santi martiri Nicon, Neon, Eliodoro e di altre vergini e fanciulli. Lo stesso giorno memoria del santo martire Eustazio il romano. Lo stesso giorno memoria del santo martire Alessandro e di altri trenta martiri suoi compagni.

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