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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XVIII)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

di Luca Bergonzini




 

CAPITOLO 18. Finalmente il Tetragramma, appare ad Abramo dopo una lunga serie di rivelazioni in crescendo. Gli promette un figlio, mentre il Patriarca intercede per Sodoma, Gomorra, Zeboim, Admàh, Zoar, nonostante il grido del loro peccato sia salito in alto fino in cielo. In questo frangente, Abramo manifesta cosa significhi l’orazione impetrativa di intercessione.

IL SIGNORE APPARE AD ABRAMO A MAMRE (18, 1-8).

L'affermazione che il Signore apparve pone un problema: Come poteva un essere umano vedere il Dio invisibile e creatore di ogni cosa? La risposta la diede Novaziano nel suo De Trinitate, 18,1-3: era il Cristo! La soluzione più comune e adottata per prima era basata su Gn 18, 3, in cui Abramo dice: ‘Mio Signore’, mostrando così di parlare ad uno solo dei tre visitatori, che fu in seguito identificato come il divino Verbo di Dio, come riporta Eusebio di Cesarea, ma quando era ancora nella fase ariana della sua vita, infatti così riporta: Se infatti non è possibile affermare che l'ingenerata ed immutabile sostanza di Dio onnipotente ha assunto la forma umana ingannando gli occhi di coloro che lo hanno visto in tale sembianza con la parvenza di un essere mortale, e che la Scrittura non espone simili cose secondo verità, chi altri potrebbe essere chiamato Dio e Signore che giudica tutta la terra, ché fa il giudizio, che è apparso in forma umana se non il Verbo, la sola creatura di Dio preesistente al mondo?[1] Il Verbo non è creatura ma Creatore! I tre visitatori sono anche visti da s. Ambrogio come simbolo o prefigurazione della Trinità e sono spiegati nell'ambito della terminologia post-nicena. Un'altra interpretazione vede i tre visitatori come angeli, come s. Efrem il Siro e s. Agostino, poiché così sono definiti i tre ‘uomini’ poco oltre al c. 19. La quercia di Mamré viene giustamente interpretata etimologicamente nel senso di «visione», e, usando il principio dell'interpretazione delle Scritture per mezzo delle Scritture, questo concetto può essere collegato alle Beatitudini, che promettono la visione di Dio a chi è puro di cuore.

LA PROMESSA DI UN FIGLIO (18, 9-1.5).

L’immagine di Sara che ascolta nella tenda e sorride, fornisce materia per un'esortazione morale su livelli diversi: il bisogno di seguire un marito credente, così almeno nei voti di Origene. La moglie di Abramo è vista come modello di modestia; Sara viene rimproverata da Dio stesso per aver negato di aver riso, ci ricorda s. Efrem il Siro.

IL GRIDO CONTRO SODOMA E GOMORRA (18, 16-21).

Chiudiamo questa sezione con una importante citazione di Origene, tratta da le Omelie su Genesi: “Poiché infatti non fu trovato alcuno che si pentisse, alcuno che si convertisse, all'infuori di Lot, egli solo è riconosciuto, egli solo è liberato dall'incendio. Neppure i suoi generi, pur avvertiti, lo seguono, neppure i vicini: nessuno volle conoscere la clemenza di Dio, nessuno volle rifugiarsi nella sua misericordia; perciò nessuno di loro è riconosciuto da Dio. Tutto ciò sia detto contro coloro che dicono altezzosamente iniquità… Quanto a noi, adoperiamoci che i nostri atti siano tali, la nostra vita sia tale, che siamo ritenuti degni della conoscenza di Dio, che Egli si degni di conoscerci, che siamo ritenuti della conoscenza del Figlio suo Gesù Cristo e della conoscenza dello Spirito Santo, affinché conosciuti dalla Trinità, anche noi meritiamo di conoscere pienamente, totalmente e perfettamente il mistero della Trinità”. Per s. Efrem il Siro, la frase «andarono a contemplare Sodoma» viene usata per suggerire che Sara non era stata messa al corrente dell'imminente castigo di Sodoma, cosicché non si sarebbe addolorata per suo fratello. Contrariamente alle esegesi troppo legate al significato letterale, Origene avverte, per evitare spiacevoli antropomorfismi e antropopatismi, che è anche importante non pensare che Dio ascenda o discenda in termini di spazio.

Abramo intercede per Sodoma. (18,22-33).

Per s. Ambrogio, uomo di Stato e uomo di Dio, l'intercessione di Abramo per Sodoma fornisce anche materia per un'esortazione morale: il giusto è un potente baluardo in difesa del suo paese. L'intercessione verso Dio e l’atteggiamento di Dio, rivela la sua straordinaria pazienza ed il suo amore per l'umanità secondo la lettura di s. Giovanni Crisostomo, ma nessuno degli abitanti le città della pianura, desiderava conoscere la misericordia di Dio e così Dio non conobbe loro.



[1] Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica, I, 2, 7-8.

 


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