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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XX)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

del Protopresbitero Egidio Calì




 

                                                       Commento ai versetti 20.1-7

Spesso chi legge questo passo,  pensa che Abramo per la seconda volta offre sua moglie al re del luogo dove va ad abitare dicendo che ella è sua sorella, ponendo così una sfida all'interpretazione. Ma partiamo dall'inizio, il patriarca partì e giunse dal re dei Filistei, accordandosi con sua moglie di dire che è sua sorella. Sicché il re Abimélech la prese. Ma, Dio entrò di notte dicendogli di non toccare quella donna e di restituirla a suo marito, dopodiché il re la restituisce ad Abramo. Albimélech chiese pietà a causa della sua ignoranza, e se la nostra coscienza ci dice che siamo stati indotti con l'inganno ad una insidia, non abbiamo peccato contro Dio, e questo sarà la consolazione

nel giorno del giudizio. Abramo pregò in quanto profeta per Abimélech, ed il Signore garì lui , la moglie e le sue ancelle, le quali avevano chiuso le valve affinché non partorissero. Cominciarono a partorire dopo le preghiere di Abramo. [1] Paolo in Gal 4,22-24 dice che quando si parla di Abramo e dei suoi figli , bisogna precisare che questi fatti hanno un significato allegorico

Da aggiungere che Dio non permise di non toccare la donna, ma  Abimélech aveva un perfetto autocontrollo in ogni situazione, Tale qualità è un dono veramente divino.

 

 

                                                     Commento ai versetti 20, 8-18

 Se Abramo fosse rimasto nel suo accampamento la gente di Gerar, non avrebbero capito di quali favori godesse da parte di Dio. Abramo viene portato davanti ad Abimèlech, quando poco prima era trattato come di un pezzente alla stregua di un vagabondo, apprendendo successivamente dal re cosa gli sia capitato per intervento di Dio.[2] Certamente Abimèlech si lamenta con Abramo per avergli mentito, ma Abramo a ragion veduta gli spiega perché ha dovuto mentire, adducendo la sua bugia per salvare se stesso e sua moglie se avesse detto che era sua moglie.[3] Ma in fondo il patriarca non ha mentito dicendo che Sara era sua sorella in quanto era figlia di suo padre e non di sua madre, comunque veramente sorella. La virtù del re nell'obbedire al Signore viene premiata in quanto, dopo le preghiere di Abramo, guarirà lui sua moglie e le sue ancelle dalla sterilità, e nel frattempo Abramo desidera elargire ai pagani il dono della virtù divina, anche se ancora non era tempo che la grazia di Dio passasse dal primo popolo ai pagani.  Passo di difficile interpretazione. L'apostolo, dice Origine, anche se da  un'altra immagine dirà:  La moglie è vincolata alla legge finché vive suo marito. Se però questo sarà morto viene liberata dalla Legge in modo da non risultare adultera...(Rm 7, 2-3)

In sintesi dice Origene, bisogna che prima muoia la Legge della lettera, affinchè l'anima libera, si possa sposare con lo spirito e ottenere il matrimonio con il Nuovo Testamento.[4]

 



[1]Origene Omelie sulla Genesi 6,1

[2]Giovanni Crisostomo Omelie sulla Genesi 45,16

[3]Giovanni Crisostomo Omelie sulla Genesi 45,17

[4]Origene Omelie sulla Genesi 6,3

 


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