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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XXIV)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

del Protopresbitero Vincenzo Lorizio




 

Capitolo 24

Abramo ormai avanti negli anni chiese al suo servo più anziano della casa di mettere la mano sotto la sua coscia per compiere un giuramento sul patto della circoncisione[1]. Il volere del canuto patriarca, era quello di impedire che il figlio Isacco sposasse una cananea e quindi di preservarlo[2] facendo in modo che trovasse moglie nel suo paese d’origine. La preoccupazione a quei tempi non riguardava la ricerca di abbondanti proprietà, grandi ricchezze o numerosi schiavi, ma al contrario si ricercava la bellezza dell’animo e la nobiltà dei modi, ciò che il giusto patriarca non trovò negli abitanti di Canaan[3]. Il servo avrebbe condotto l’aspirante nubenda da Isacco, guardandosi bene di portare il figlio di Abramo nella terra di origine. Qualora la donna scelta si sarebbe rifiutata di spostarsi, il servitore si poteva ritenere libero dal giuramento. Il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo e giurò. La coscia o il fianco stanno a indicare che la questione riguardava la discendenza che ne sarebbe derivata[4].

Il servo presi dieci cammelli e oggetti preziosi si incamminò alla volta di Nacor, nel Paese dei due fiumi. Giunto fuori dalla città si fermò assieme ai cammelli vicino un pozzo d’acqua. Era sera e di solito a quell’ora le donne escono per andare ad attingere acqua presso la fonte. Il servo con sagacia pregò il Dio di Abramo, dicendo che avrebbe chiesto da bere alle ragazze che si sarebbero apprestate al pozzo, e colei che si sarebbe offerta di dissetare oltre a lui anche i cammelli, sarebbe stata la donna giusta per il figlio del suo padrone. Il servo conosceva bene l’ospitalità del patriarca, e desiderava che la fanciulla destinata a essere condotta da lui, doveva avere qualità simili a quelle del giusto padrone[5].

Non ebbe nemmeno finito la preghiera al Signore, che Rebecca usciva con l’anfora sulla spalla dirigendosi verso la sorgente. Rebecca era bella d’aspetto e vergine, discese alla fonte, riempì l’idria e risalì, quando il servo andandole incontrò le chiese da bere. La giovane donna senza titubare lo dissetò e si propose di attingere l’acqua dal pozzo per far bere anche i cammelli, cosa che fece istantaneamente senza nemmeno ricevere l’assenso dal servo di Abramo. Tutto questo sta a indicare quanto Rebecca fosse modesta, umile e ospitale[6]. Il servo fedele vide chiaramente la provvidenza di Dio e continuò a contemplarla per cogliere la grande virtù della fanciulla, che superava i normali limiti[7].

Una volta che i cammelli ebbero ultimato di bere, il servo donò alla fanciulla degli orecchini e dei braccialetti d’oro, chiese inoltre se a casa di suo padre ci fosse stato posto per lui e i suoi cammelli per poter passare la notte. La ragazza annuì dicendo che c’era paglia e foraggio in quantità e un posto per passare la notte. Il servo benedisse il Signore, Dio del suo padrone Abramo. Gli orecchini d’oro simboleggiano le parole divine, mentre i braccialetti d’oro simboleggiano le opere buone, poiché le opere sono indicate dalle mani[8]. Rebecca veniva infatti già dotata dei celesti misteri, poiché la bellezza della Chiesa emerge soprattutto nell’ascoltare e nell’operare[9].

Il servo si meravigliò della generosa ospitalità della ragazza apprendendo che non era figlia di sconosciuti ma proveniva dalla famiglia di Nacor, che era il fratello di Abramo, e ringraziò il Signore per aver dato prova di tanta benevolenza[10].

Rebecca corse in casa con entusiasmo[11] a raccontare dell’accaduto. Suo fratello Labano udite le parole della sorella e visti i monili che indossava, corse al pozzo dall’uomo che li aveva donati e lo invitò a seguirlo a casa.

Giunti presso la dimora di Labano, il forestiero prima di cenare disse di essere un servo di Abramo, raccontò in breve con grande prudenza[12]  e  precisione tutta la storia del patriarca, della nascita di Isacco al giuramento fatto per cercare moglie al ragazzo, il tutto senza alcuna ostentazione di lusso[13]. Inoltre raccontò anche della preghiera fatta al Signore nelle vicinanze del pozzo per poter distinguere la ragazza giusta da portare in sposa a Isacco, di come si sono susseguite le vicende e della meraviglia di quando Rebecca disse di essere la figlia di Betuèl, notando l’intervento della provvidenza divina[14]. Il servo chiuse il discorso chiedendo se fossero d’accordo sulla proposta di matrimonio fatta o se avesse dovuto continuare nella sua ricerca altrove. Sentito ciò Labano e Betuèl, visto anche il piano provvidenziale del Signore[15], acconsentirono a dare in sposa Rebecca.

Quando il servo di Abramo ebbe l’assenso a portare con sé Rebecca per Isacco, fu pieno di giubilo e diede i doni preziosi che aveva con sé. Dopo essersi ristorati andarono a dormire e il mattino seguente, prese Rebecca che si mise in viaggio con la sua nutrice.

Intanto Isacco abitava nel territorio del Negheb, mentre sul far della sera rientrava dal pozzo di Lacai-Roi, quando era nel campo vide la carovana di cammelli che si avvicinava. Il campo rappresenta il mondo, e Isacco uscendo nel campo rappresenta Cristo che doveva venire al mondo; Isacco sul far della sera, Cristo alla fine del mondo[16].

Rebecca appena notò Isacco scese dal cammello e chiese al servo chi fosse quell’uomo, e una volta saputo che era il figlio del suo padrone, la ragazza si coprì col velo per modestia[17]. Dopo che il servo ebbe raccontato tutto, Isacco prese Rebecca e la condusse nella tenda che era stata di sua madre Sara, la prese in moglie e l’amò. Come Isacco prese Rebecca e la condusse nella tenda della madre, anche Cristo prese la Chiesa e la pose in luogo della Sinagoga; come Isacco amò Rebecca e si consolò della morte della madre, anche Cristo prese la Chiesa e l’amò così tanto, che con quest’amore mitigò il dolore che era stato causato dalla morte di sua madre: la Sinagoga[18].



[1] Efrem il Siro, Commento alla Genesi 21,2

[2] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48, 7-8

[3] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48, 8-9

[4] Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni 43,16

[5] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48,14

[6] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48,16

[7] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48,17

[8] Cesario di Arles, Sermoni 85,3

[9] Ambrogio, Isacco o l’anima 3, 6-7

[10] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48,18

[11] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48,19

[12] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48,20

[13] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48,21

[14] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48, 24

[15] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 48,25

[16] Cesario di Arles, Sermoni 85,4

[17] Tertulliano, Sulla preghiera 22,10

[18] Cesario di Arles, Sermoni 85,5

 


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