Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XXV)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

dell'Ierodiacono Nestore Veselyy




 

CAPITOLO 25

Abramo prese un’altra moglie: essa aveva nome Chetura. Essa gli partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. Ioksan generò Saba e Dedan i figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim e i Leummim. I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaah. Tutti questi sono i figli di Chetura. Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco. Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandando li lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale (25, 1-6).

“L'eta del già decrepito Abramo rimuove il sospetto che, dopo la morte della sua anziana moglie, egli decise di divertirsi in un nuovo matrimonio”[1]. Secondo Origene, Abramo che si sposa di nuovo in età assai veneranda indica che la saggezza si perpetua e continua nel tempo[2].

All'unico figlio della sua unica moglie Sara Abramo lascia tutti i suoi beni spirituali e materiali[3].

 

La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni. Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati. Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l'Hittita, difronte a Mamre. È appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli hittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara. Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi (25, 7-11).

Abramo, la vita di cui “fu giorno e mai notte”[4], morì, vedendo per fede l'adempimento della promessa in futuro. La sua morte “ha dilatato tanto il suo seno che tutti i santi, convenuti dalle quattro parti della terra, sono portati dagli angeli di Abramo”[5].

Isacco, dopo aver seppellito suo padre con la dovuta devozione[6], viene ad “abitare presso il pozzo della visione” con la benedizione di Dio[7].

 

Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva partorito Agar l’egiziana, schiava di Sara. Questi sono i nomi dei figli d'Ismaele, con il loro elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar, Adbeèl, Mibsam, Misma, Duma, Massa, Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma. Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù. La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi morì e si riunì ai suoi antenati. Egli abitò da Avila fino a Sur, che è lungo il confine dell'Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli.

Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco. Isacco aveva quarant'anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl l’Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Labano l’Arameo. Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta. Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: «Se è così, perché questo?». Andò a consultare il Signore. Il Signore le rispose: «Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si disperderanno; un popolo sarà più forte dell’altro e il maggiore servirà il più piccolo».

Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant'anni quando essi nacquero (25, 12-26).

Nella discendenza di Ismaele, poco considerata dai Padri, si vedono raffigurati molti popoli, i dodici principi di tribù[8].

“Isacco dimostrò il potere della preghiera quando pregò per Rebecca, ed ella concepì”[9] due figli che si scontrano anche nel seno della madre a simboleggiare la lotta dei vizi e delle virtù[10], due popoli in contrasto fra di loro[11].

 

I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende. Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe. Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito. Disse a Giacobbe: «Lasciami mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché io sono sfinito» — Per questo fu chiamato Edom —. Giacobbe disse: «Vendi mi subito la tua primogenitura». Rispose Esaù: «Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?». Giacobbe allora disse: «Giuramelo subito». Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe. Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura (25, 27-34).

“I gentili devono essere benedetti da Dio attraverso il figlio più giovane e devono allontanarsi dai loro padri verso l'Alleanza della promessa”[12].

Sant'Isidoro spiega che Esau cedette a Giacobbe “non solo un diritto a essere chiamato primogenito [...], ma la dignità del patriarca, appartenente più alla virtù che all'anzianità”[13].

San Giovanni ci esorta di riconoscere i pericoli della ricchezza e non trascurare i doni di Dio[14].



[1]    San Girolamo, Questioni Ebraiche sulla Genesi 25

[2]    Origene, Omelie sulla Genesi 11, 1

[3]    Sant'Agostino, La pazienza 28

[4]    San Girolamo, Omelie sui Salmi 21

[5]    Origene, Omelie sulla Genesi 11, 3

[6]    Sant'Agostino, Sulla cura dovuta ai morti 3,5

[7]    Origene, Omelie sulla Genesi11, 3

[8]    Cfr. San Girolamo, Questioni Ebraiche sulla Genesi 25

[9]    Sant'Afraate, Dimostrazioni: Sulla Preghiera 4

[10]  Origene, Omelie sulla Genesi 12, 3

[11]  San Cesario di Arles, Sermoni 86, 2

[12]  Sant'Ippolito di Roma, Benedizione di Giacobbe 8, 130b

[13]  Sant'Isidoro di Pelusio, Lettere 1, 4 Al lettore Timoteo

[14]  San Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 5,7

 


Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 07-07-2022

Notice: Undefined variable: nome in /web/htdocs/www.ortodossia.it/home/w/tmp/htmlNGPhQY on line 37

i santi di domani 08-07-2022

Notice: Undefined variable: nome2 in /web/htdocs/www.ortodossia.it/home/w/tmp/htmlNGPhQY on line 65

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP