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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XXVII)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

di Gabriel Zuza




 

CAPITOLO XXVII

Versetti 1-17 – L’INGANNO DI GIACOBBE

Isacco era vecchio e cieco e dice a Esaù di cacciare e cucinare un piatto per dare a lui la benedizione: questo “indica la chiamata del primo popolo avvenuta per opera del Logos, in quanto richiede da lui il frutto delle opere di giustizia”[1].

Ma Rebecca ascolta tutto e dice al figlio Giacobbe di prendere dal gregge due capretti e di andare poi da Isacco a dare il piatto che Rebecca cucinava. I due capretti sono “le due chiamate, che si sono realizzate per mezzo del Vangelo”[2]. Isacco dice che lui non è peloso come Esaù e che il padre se ne accorge, allora Rebecca veste Giacobbe con i vestiti del fratello e copre la pelle con le pelli dei capretti. Rebecca da a Giacobbe i migliori abiti di Esaù, cioè “diede al figlio più giovane la veste dell’Antico Testamento (…) e la diede al popolo cristiano”[3]. Il coprirsi con la pelle dei capretti mostra Cristo “che prese non la carne di peccato ma la somiglianza della carne di peccato, ricevendo anche la Legge dell’Antico Testamento come la veste del primogenito”[4].

Rebecca, quando Giacobbe dice che Isacco si accorge del l’inganno e lo maledisce, risponde che la maledizione ricade su di lei: “questo è vero amore materno, che accetta prontamente tutto per il bene del figlio”[5]. In più, “Rebecca, che portava l’immagine della Chiesa, già prefigurava ciò che si sarebbe realizzato per opera del figlio minore”[6].

Versetti 18-29 –GIACOBBE RICEVE LA BENEDIZIONE DI ISACCO

Giacobbe va dal padre e dice di essere Esaù e di aver fatto quello che Isacco aveva chiesto: “le parole di Giacobbe al padre (…) indicano che il Logos è sempre ubbidiente al Padre”[7].

Isacco ha un dubbio se quello è davvero Esaù perché le braccia sono pelose come quelle del primo figlio ma la voce è quella di Giacobbe: “senza dubbio Isacco, siccome aveva lo spirito profetico, sapeva quel che faceva e anche lui agiva in maniera figurata”[8]. Dopo aver mangiato e bevuto vino, Isacco abbraccia il figlio e sente l’odore del campo e benedice Giacobbe. Il campo è la Chiesa e l’agricoltore è Dio, dice s. Agostino.

La benedizione fatta a Giacobbe al posto di Esaù significa che “l’Antico Testamento è rivolto ai giudei attraverso la lettera, e attraverso un senso spirituale i cristiani vengono in esso benedetti”[9].

 

Versetti 30-38 – ESAU’ SCOPRE L’INGANNO

Esaù torna dal padre e Isacco capisce che ha benedetto Giacobbe. Esaù si arrabbia e chiede una benedizione anche per sé. I due fratelli “rappresentavano due popoli. L’unica benedizione è il segno dell’unità della Chiesa”[10].

Isacco capisce di aver benedetto Giacobbe e si meraviglia “in quanto vedeva che le genti pagane grazie al suo figlio minore sarebbero state benedette da Dio e sarebbero subentrate nel testamento della promessa che era stata fatta ai padri”[11]. Isacco dice che Giacobbe è venuto con l’inganno a prendere la benedizione ma “non avrebbe confermato la benedizione a un uomo ingannatore (…) non era reale quell’inganno, soprattutto perché Giacobbe non mentì nel dire: Io sono il tuo figlio maggiore Esaù, perché Esaù (…) gli aveva già venduto la sua primogenitura”[12].

Esaù piange e si arrabbia “perché era stato privato dell’abbondante prodotto della terra benedetta (…) perché non sarebbe stato capace di rendere il fratello suo servitore (…) perché la terra dei cananei non sarebbe stata la sua porzione”[13].

 

Versetti 39-40 – LA BENEDIZIONE DI ISACCO A ESAU’

Isacco benedice Esaù dicendo che la sua dimora sarò dalla fertilità della terra (“il popolo presa ad abitare nella terra dei cananei”[14]) e dalla rugiada del cielo (“i profeti a mo’ di nube li hanno irrigati, facendo loro conoscere le parole di Dio”[15]).

Ma Esaù vivrà della sua spada, cioè lui e il popolo ebreo lotteranno sempre con i popoli vicini, dice s. Ippolito; e sarà servo di suo fratello, perché il figlio saggio e moderato comanda perché è scritto che l’imprudente è servo del prudente (Prv 11, 29): “e a ragione lo rese suddito, affinché migliorasse i propri sentimenti sotto la signoria di chi lo governava”[16].

La benedizione continua dicendo che ci sarà un giorno in cui Esaù si libera dal giogo dal suo collo, cioè dal giogo della Legge, cioè il popolo sarà libero e salvato grazie al Vangelo (s. Ippolito).

 

Versetti 41-45 –ESAU’ DECIDE DI VENDICARSI DI GIACOBBE

Esaù pensa di uccidere Giacobbe e Rebecca manda Giacobbe a Carran da Labano. “Rebecca preferiva (…) un giusto a un ingiusto”[17]. Giacobbe è mandato via mentre passa la rabbia a Esaù, rabbia che va sostituita con la pazienza, dice s. Ambrogio.

 

Versetto 46 –ISACCO MANDA GIACOBBE DA LABANO

Rebecca si lamenta con Isacco delle mogli hittite di Esaù e dice che spera che Giacobbe non sposi una donna hittita. S. Giovanni Crisostomo dice che Rebecca fa questo per portare a termine il piano di salvare Giacobbe.

 



[1] S. Ippolito, Le benedizioni di Giacobbe 3

[2] S. Ippolito, Le benedizioni di Giacobbe 4

[3] S. Ambrogio, Giacobbe e la vita beata 2, 2, 9

[4] Quodvultdeus, Promesse e predizioni di Dio 1, 21, 28

[5] S. Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 53, 5

[6] S. Ippolito, Le benedizioni di Giacobbe 4

[7] S. Ippolito, Le benedizioni di Giacobbe 6

[8] S. Agostino, Discorsi 4, 21

[9] S. Agostino, Discorsi 4, 21

[10] S. Agostino, Discorsi 4, 17

[11] S. Ippolito, Le benedizioni di Giacobbe 8

[12] S. Agostino, Discorsi 4, 23

[13] S. Efrem il Siro, Commento sulla Genesi 25, 3

[14] S. Ippolito, Le benedizioni di Giacobbe 10

[15] S. Ippolito, Le benedizioni di Giacobbe 10

[16] S. Ambrogio, Giacobbe e la vita beata 2, 3, 11

[17] S. Ambrogio, Giacobbe e la vita beata 2, 2, 5-6

 


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