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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XXVIII)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

del Protopresbitero Dionigi –Alberto– Vidigh




 

CAPITOLO 28

Commento ai versetti 1-9

Isacco manda Giacobbe a scegliere una moglie tra le figlie di Labano, fratello di Rebecca perché non vuole che il figlio prenda una moglie non cananea, simbolo della sinagoga che Dio avrebbe rifiutato “e avrebbe mandato Suo Figlio Unigenito a fondare una Chiesa formata dai gentili.”[1]. In questo passo, “Isacco rappresentò un modello di Dio Padre, mentre Giacobbe simboleggiò Cristo Signore.”[2].

 

Commento ai versetti 10-17

Giacobbe lungo il viaggio si ferma per passare la notte si addormenta poggiando la testa su una pietra.

La pietra è simbolo di Cristo, “sostegno di tutti coloro che subiscono persecuzioni”[3].

La scala rappresenta anch’essa Cristo “per il fatto che per mezzo di lui i giusti ascendono dal regno inferiore a quello superiore. La scala è anche un simbolo della croce di nostro Signore, che come una scala fu eretta con il Signore su di essa”[4]. Altra interpretazione è che la scala “è la Chiesa, che nasce sulla terra ma vive a contatto col cielo […][5].

Gli angeli salgono e scendono dalla scala: “gli angeli che salivano [sono] uomini santi che andavano dalla terra al cielo; […] angeli che scendevano [sono] il diavolo e la sua armata al completo scacciati dal cielo.”[6]. “gli angeli di Dio sono i buoni predicatori che annunciano Cristo: essi salgono e discendono sopra il Figlio dell’uomo”[7]. “gli angeli salgono e scendono, quando gli evangelisti ora annunziano ad ascoltatoro perfetti i misteri eccelsi della divinità di Cristo, ora presentano ad ascoltatori ancora imperfetti le debolezze della sua umanità.”[8].

Gli scalini della scala sono i “gradini di virtù, per mezzo delle quali possiamo salire al cielo; la fede, la giustizia, la pudicizia, la santità, la pazienza, la pietà e tutte le altre buone virtù sono i gradini di questa scala, per mezzo dei quali, purché li saliamo fedelmente, giungiamo senza alcun dubbio al cielo.”[9].

Infine, “come la scala è tenuta insieme da due aste, così anche la croce di Cristo è compresa tra i due Testamenti, avendo in sé i gradini dei precetti celesti, per mezzo dei quali si sale al cielo.”[10].

 

Commento ai versetti 18-22

Giacobbe al mattino unge la pietra con olio e ne fa il simbolo di Cristo, spiega sant’Agostino: la pietra rappresenta quella posta in Sion. Giacobbe erige la stele sempre come simbolo di Cristo, a indicare l’unzione di Dio Padre a Cristo e la resurrezione del Figlio dalla morte, sostiene san Cirillo di Alessandria.

Giacobbe chiede a Dio protezione lungo il viaggio, pane e vestiti e promette di offrigli una decima di ciò che Dio gli darà, segno evidente dell’atteggiamento pio di Giacobbe, evidenzia san Giovanni Crisostomo.



[1] San Cesario di Arles, Sermoni 87, 1

[2] Ibidem

[3] San Girolamo, Omelie sui Salmi 41

[4] Sant’Afraate, Dimostrazioni: Sulla preghiera 5

[5] San Beda il Venerabile, Omelie sul Vangelo 1, 17

[6] San Girolamo, Omelie sui Salmi 41

[7] Sant’Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni 7, 23

[8] San Beda il Venerabile, Omelie sul Vangelo 1, 17

[9] San Cromazio di Aquileia, Sermoni 1, 6

[10] Ibidem

 


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