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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XXXI)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

di Luca Bergonzini




 

Nel cap. 31 la fuga da Labano sembra già quasi prefigurare la fuga di Giacobbe stesso da Esaù, e ricorda come la provvidenza divina aiuti e protegga il patriarca eletto, il futuro Israele, da ogni ingiustizia. E come sarà in seguito col soppiantato fratello, anche con lo zio, proprio in questo capitolo, tutto si concluderà con una vera e perpetua alleanza pro Giacobbe.

GIACOBBE FUGGE VIA DA LABANO (31,1-21).

S. Giovanni Crisostomo, acutamente ricorda come la storia paradigmatica di Giacobbe fornisca l'occasione per riflettere sugli effetti dell'invidia, così come sulla grande sollecitudine e consideratezza di Dio, che aiuta coloro che sopportano i torti con umiltà e moderazione. Per s. Cirillo di Alessandria, sul piano allegorico poi, la partenza di Giacobbe con le sue mogli prefigura la partenza di Cristo con le sue mogli, cioè le Chiese, ricordando così a noi il legame di unione e sinodalità delle Chiese sotto l’unico capo che è Cristo stesso.

LABANO INSEGUE GIACOBBE (31, 22-42).

L'ammonizione di Dio a Labano è davvero un segno della sua saggezza creativa, dal momento che essa trasforma i nemici della verità in testimoni della verità. Dio stesso trattiene l'ira di Labano. L'accusa di Labano riguardo il furto dei suoi idoli di casa, offre l'occasione per riflettere sull'impotenza di tali divinità (s.Giovanni Crisostomo). Secondo s. Ambrogio, la risposta di Giacobbe a Labano fornisce l'opportunità per riflettere riguardo la natura della vera e divina saggezza e la ricchezza dell'anima, in opposizione alle mere proprietà materiali. Sul piano mistico (allegorico) d'interpretazione, Giacobbe rappresenta la persona in cui il ‘nemico’, rappresentato da Labano, non è in grado di trovare nulla che gli appartenga, esattamente come avvenne anche con Cristo durante il processo farsa che subì da parte dell’autorità romana. Per s. Ambrogio e s. Cesario di Arles, Rachele, nascondendo gli idoli sotto la sua gonna, rappresenta la prudenza della Chiesa dei gentili, che obnubila l'idolatria.

L'ALLEANZA FRA GIACOBBE E LABANO (31,43-55).

Il patto si fonda su questo ragionamento di alto spessore che riportiamo per intero, poiché è molto sottile ed edificante: “Osservate come Labano venga gradualmente introdotto alla conoscenza di Dio. L'uomo che in precedenza aveva accusato quell'uomo buono del furto dei suoi dei della casa e aveva fatto una ricerca così attenta, ora dice: Siccome non c’è nessuno in grado di interagire fra di noi, nel caso qualcosa accadesse in seguito, sia Dio il testimone fra noi due, al fine di testimoniare su ciò che viene ora fatto da noi. Egli è presente e vede ogni cosa e nulla può sfuggire alla sua attenzione, poiché legge nella mente di ognuno.” (s. Giovanni Crisostomo - Omelie sulla Genesi 57, 37).

 


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