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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XXXVII)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

di Giovanni Mirko Giacon




 

Giuseppe e i suoi fratelli 37,1-4
Nel commentare questi versetti san Giovanni Crisostomo sottolinea come il testo indichi l’età di Giuseppe per farci comprendere che “la sua giovinezza non costituiva un ostacolo alla virtù”, che “un tipo di grazia divina… rese il giovane amabile e lo fece preferire a tutti gli altri, sulla base della virtù della sua anima”(1). Giacobbe prefigurò Dio Padre, mentre “Giuseppe rappresentò un modello di nostro Signore”(2). La varietà della sua tunica quella della chiesa che prese Cristo, intendendo la nel senso delle Grazie. Il fatto che egli sia stato venduto dai Giudei a dei Gentili significa che questi ultimi avrebbero creduto fragranti dei differenti odori della Giustizia attraverso il mondo intero (3). San Cirillo di Alessandria si esprime in merito in maniera simile (4).

Il sogno di Giuseppe 37,5-11
Questo episodio trova concordi sant’Ambrogio (5), e san Cesario di Arles (6) nell’attribuire un significato cristologico al sogno di Giuseppe che prefigura la risurrezione di Cristo e l’adorazione degli undici discepoli.

I fratelli di Giuseppe cospirano contro di lui 37,12-24
La Concordia tra i padri (7, 8,9 ) si nota anche nell’identificare Giacobbe con il Padre e Giuseppe con il Figlio, mandato a trovare i suoi fratelli come prefigurazione dell’incarnazione per la salvezza degli uomini. La tunica macchiata di sangue di Giuseppe diviene così prefigurazione della Croce futura(10).

Giuseppe è venduto come schiavo 37,25-28
L’identificazione di Giuseppe con Nostro Signore Gesù viene fatta anche in questo caso da san Cromazio (11) e da sant’Ambrogio(12). Quest’ultimo opera pure un parallelismo tra le parole di Giuda, che non vuole mettere le mani sul proprio fratello, con quelle dei Giudei riferite in Gv 18,31:” A noi non è permesso uccidere nessuno”, nella passione del Signore. Nelle diverse traduzioni dell’Antico Testamento il prezzo di vendita differisce spesso, così san Cesario(13), ritiene che dal punto di vista spirituale questo stia a significare che Cristo non sarebbe stato creduto ed amato allo stesso modo da tutti i popoli.

Giacobbe è informato della morte di Giuseppe 37,29-36
I fratelli di Giuseppe commisero un grave peccato vendendolo. La manifestazione di ciò viene evidenziata dalla aspersione del sangue di un capretto sulla tunica, che verrà riportata a Giacobbe, in antitesi con il sangue dell’Agnello di Dio versato invece per l’espiazione dei peccati del mondo(14). La virtù di Giuseppe emerge nel suo stato di schiavitù in maniera potente (15).
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1. San Giovanni Crisostomo: Omelie sulla Genesi 61,2-3
2. San Cesario di Arles: Sermoni 89,1
3. Ibidem: 93,3
4. San Cirillo di Alessandria: Glaphyra sulla Genesi 6,4
5. Sant'Ambrogio: Giuseppe 2,7-8
6. San Cesario di Arles: Sermoni 89,4
7. Sant’Ambrogio: Giuseppe 3,9
8. San Giovanni Crisostomo: Omelie sulla Genesi 61,10
9. San Cesario di Arles: Sermoni 89,1
10. Sant’Ambrogio : Giuseppe 3,15
11. San Cromazio di Aquileia: Sermoni 24,3
12. Sant’Ambrogio: Giuseppe 3,14
13. San Cesario di Arles: Sermoni 89,2
14. Sant’Ambrogio: Giuseppe 3,18
15. San Giovanni Crisostomo: Omelie sulla Genesi 61,20

 


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