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LA GENESI COMMENTATA DAI SANTI PADRI DELLA CHIESA (CAPITOLO XLVIII)

 Elaborato scritto per il corso
“Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi
Docente: p. Evangelos Yfantidis

del Protopresbitero Vincenzo Lorizio




 

Capitolo 48

Dopo aver giurato, Giuseppe portò i figli Menasse ed Efraim da suo padre. Giacobbe raccolte le forze si sedette sul letto e adotta i due nipoti nati in Egitto come suoi figli, mentre gli altri figli che Giuseppe avrebbe avuto successivamente verranno considerati suoi. Poiché erano dodici i figli di Giacobbe, da cui sono derivate le dodici tribù, il patriarca ripartì i figli di Giuseppe in due tribù, poiché la tribù di Giuseppe è stata divisa in due. E questo non fu senza motivo: infatti l’apostolo Paolo, scelto dal numero delle tribù, fu considerato come tredicesimo dopo gli apostoli e così fu mandato come apostolo delle genti pagane[1], predicatore senza pari dell’Antico e Nuovo Testamento[2]. Giacobbe attraverso il suo amore per Giuseppe pose i suoi nipoti fra i suoi figli stessi. E così anche noi siamo amati in Cristo, e dopo essere rinati attraverso di lui in una generazione spirituale, siamo accolti dal Padre e chiamati figli di Dio[3]. Giacobbe quasi cieco per la vecchiaia fece avvicinare i figli di Giuseppe, li abbracciò e li baciò. Il vecchio patriarca non sperava di vedere più quel figlio che credeva morto, mentre Dio gli ha concesso di vedere anche la sua prole. Giacobbe incrociò le braccia e stese la sua mano destra sul capo di Efraim e la sinistra su quello di Manasse, benché Manasse fosse il primogenito, e li benedisse entrambi. Con l’acume dato dagli occhi della fede fu data la precedenza a Efraim su Manasse[4]. Giuseppe notando che il padre aveva posato la mano destra su Efraim si dispiacque, e prese la mano di Giacobbe per portarla sul capo di Manasse. Giacobbe si oppone dicendo che il figlio minore sarà più grande del primogenito. Questa profezia fu fatta con gli occhi della fede che non vedono le cose visibili, ma formano un’immagine di cose che dovranno accadere molte generazioni dopo[5].



[1] Ippolito, Le benedizioni di Giacobbe 11

[2] Ambrogio, I patriarchi 1,2

[3] Cirillo di Alessandria, Glaphyra sulle Genesi 6,2

[4] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 66,10

[5] Giovanni Crisostomo, Omelie sulla Genesi 66,12

 


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