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Pasqua 2020

data: 19-04-2020 - Messaggio di S.S. il Patriarca Ecumenico

Messaggio Patriarcale per la Santa Pasqua 2020




B A R T O L O M E O

PER MISERICORDIA DI DIO

ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA

E PATRIARCA ECUMENICO

A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA GRAZIA, PACE E MISERICORDIA

DA CRISTO GLORIOSAMENTE RISORTO

***

 

Dilettissimi Fratelli Vescovi e amati figli nel Signore,

 

Giunti alla Santa Pasqua e divenuti partecipi della gioia della Resurrezione, inneggiamo colui che ha calpestato la morte con la morte, il Signore della gloria, che ha fatto risorgere con lui Adamo con tutta la sua gente e ha aperto per tutti noi le porte del paradiso.

 

La sfolgorante resurrezione di Cristo è la conferma che il sovrano nella vita del mondo non è la morte, ma colui che rende nulla la potenza della morte, il Salvatore, conosciuto prima come Logos incorporeo, poi come colui che si è incarnato per noi, per filantropia, morto come uomo e risorto con autorità di Dio, come colui che nuovamente viene nella gloria per compiere la Divina Economia.

 

Il mistero e il vissuto della Resurrezione costituiscono il nocciolo della vita ecclesiastica. Il culto pieno di luce, i sacri misteri, la vita di preghiera, il digiuno e l’ascesi, il servizio pastorale e la buona testimonianza nel mondo, tutto ciò effonde il profumo della letizia Pasquale. La vita dei fedeli nella Chiesa è una Pasqua quotidiana, è una “gioia che viene dall’alto”, la “gioia della salvezza”, ma anche “la salvezza come gioia”[1].

 

Così, le funzioni della Santa e Grande Settimana non sono opprimenti, ma piene della forza vittoriosa della Resurrezione. In esse viene rivelato che la Croce non ha l’ultima parola nel progetto della salvezza dell’uomo e del mondo. Questo viene preannunciato già durante il Sabato di Lazzaro. La resurrezione dai morti dell’amico intimo di Cristo è prefigurazione della “comune resurrezione”. L’“Oggi è appeso al legno” giunge al culmine con l’invocazione “Mostra anche a noi la tua gloriosa Resurrezione”. Davanti all’Epitaffio cantiamo il “Magnifico le tue Sofferenze, e inneggio la tua Sepoltura insieme alla Resurrezione”. E, con voce sonante, proclamiamo nella funzione Pasquale il vero senso della Croce: “Ecco, attraverso la Croce è venuta la gioia nel mondo intero”.

Il “chiamato e santo giorno” di Pasqua è il sorgere dell’”ottavo giorno”, l’origine della “nuova creazione”, il vissuto della nostra propria resurrezione, il grande “miracolo della mia salvezza”[2]. È la certezza vissuta che il Signore ha patito, è stato condotto a morte per noi ed è risorto per noi “disponendo per noi la resurrezione nei secoli infiniti”[3]. Durante l’intero periodo Pasquale, si inneggia, con una poeticità ineguagliabile, il significato antropologico della sfolgorante Resurrezione di Cristo, il passaggio dell’uomo dalla schiavitù alla vera libertà, “l’avanzamento e l’ascesa dal basso verso l’alto e verso la terra promessa”[4]. Tale rinnovamento salvifico in Cristo si attualizza nella Chiesa come estensione dinamica dell’ethos dell’Eucarestia nel mondo, come “affermare la verità nell’amore”, come collaborazione con Iddio per la trasfigurazione del mondo, per costituirlo icona della pienezza della manifestazione ultima del divino amore nel Regno della Fine dei Tempi. Il vivere in Cristo risorto significa annunciare il Vangelo “fino ai confini della terra”, secondo il modello degli Apostoli, è testimonianza reale riguardo alla grazia che viene e all’attesa di “una nuova creazione”, dove “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, e nemmeno affanno”[5].

 

La fede nella Resurrezione di Cristo e nella nostra propria co-resurrezione non nega la presenza dolorosa della morte, del dolore e della croce nella vita del mondo. Non respingiamo questa dura realtà, né assicuriamo per noi stessi, attraverso la fede, una copertura psicologica davanti alla morte. Conosciamo tuttavia, che la vita presente non è tutta quanta la vita, perché qui siamo “di passaggio”; che apparteniamo a Cristo e che camminiamo verso il Suo Regno eterno. La presenza del dolore e della morte, per quanto sia evidente, non costituisce la realtà ultima. Essa è l’annullamento definitivo della morte. Nel Regno di Dio non c’è dolore e morte, ma vita senza fine. “Prima della tua Croce venerabile “, cantiamo, “era tremenda la morte per gli uomini; dopo la gloriosa passione, tremendo è l’uomo per la morte”[6]. La fede in Cristo dà forza, perseveranza e pazienza per tollerare le difficoltà. Cristo è “colui che guarisce da ogni male e che redime dalla morte”. È colui che ha sofferto per noi, colui che ha rivelato agli uomini che Dio è “sempre a nostro favore”, che alla Verità di Dio appartiene essenzialmente la Sua filantropia. Questa desiderabile voce del divino amore riecheggia nel “coraggio, figliolo” di Cristo verso il paralitico e nel “coraggio, figlia”[7] verso la donna emorroissa, nell’ “abbiate fiducia, io ho vinto il mondo”[8], prima della Passione e nel “coraggio, Paolo”[9] verso l’Apostolo delle Genti, in prigione e minacciato di morte.

 

La pandemia latente del nuovo coronavirus ha dimostrato quanto fragile sia l’uomo, quanto facilmente lo domini la paura e la disperazione, quanto impotenti si rivelino le sue conoscenze e la sua fiducia di sé, quanto infondata sia l’opinione che la morte costituisca un evento alla fine della vita e che l’oblio o l’allontanamento della morte sia il suo giusto modo di affrontarla. Le situazioni estreme dimostrano che l’uomo è incapace di gestire tenacemente la propria esistenza, quando crede che la morte sia la realtà invincibile e il confine insormontabile. È difficile restare umani senza la speranza dell’eternità. Questa speranza vive nel cuore di tutti i medici, infermieri, volontari, donatori e di tutti coloro che prestano assistenza generosamente ai fratelli che soffrono con spirito di sacrificio, abnegazione e amore. Nel mezzo di questa crisi indicibile, essi profumano di resurrezione e speranza. Sono i “Buoni Samaritani”, coloro che versano, a pericolo della loro vita, olio e vino sulle piaghe; sono gli attuali “Cirenei” sul Golgota di coloro che giacciono nelle infermità.

 

Con questi pensieri, venerabili fratelli e dilettissimi figli nel Signore, glorifichiamo il nome che è al di sopra di ogni cosa, il Signore Risorto, che sgorga vita da una luce familiare e allieta l’universo alla luce della Resurrezione, pregando Lui, il medico delle anime e dei corpi, che concede vita e resurrezione, affinché, accondiscendendo nella sua indicibile filantropia al genere degli uomini, ci faccia grazia del dono prezioso della salute e diriga i nostri passi sulle rette vie, per essere resi degni della nostra libertà donata da Dio nel mondo, prefigurante la sua perfezione nel Regno sovraceleste del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Cristo è risorto!

 

Fanar, Santa Pasqua 2020

Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo

Fervente intercessore presso il Cristo Risorto

per tutti voi.



[1] Fr. Alexander Schmemann, Ημερολόγιον, εκδ. Ακρίτας Αθήνα 2003, pag. 203 (in greco)

[2] Gregorio il Teologo, Sulla Santa Pasqua, BEΠ 60, p. 202.

[3] Gregorio il Teologo, Sulla Ascensione, PG 151, par.227.

[4] Gregorio il Teologo, op.cit., p. 191.

[5] Ap. 21,4.

[6] Doxastikon del Vespero del 27 settembre.

[7] Matteo 9, 2 e 22.

[8] Giovanni 16, 33.

[9] Atti, 23, 11.


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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