Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




I SANTI PADRI DELLA CHIESA

 dalle dispense per il corso di “Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I”
all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi

Archimandrita Evangelos Yfantidis




 

II. I Padri

A. Come “Padri” vengono considerati:

  1. Gli Apostoli e i loro successori, visto che i propri discepoli spirituali venivano chiamati “figli”;
  2. I Vescovi, che nei primi decenni venivano chiamati pure “Papa”, titolo che più tardi rimase in uso solo da parte del Vescovo di Roma e del Vescovo di Alessandria;
  3. Fin dal IV secolo il titolo di Padre fu dato anche ai primi “abati-igumeni” dei monasteri, visto che la vita monastica si basa sul legame tra il frate e il proprio padre spirituale. Tra questi padri-monaci si rifugiarono anche molti laici per ricevere dei consigli, e dunque i padri del deserto diventarono Padri di tutta la Chiesa;
  4. Nell’era dei primi Concili, già da quelli impegnati nei dogmi riguardanti il Padre e il Figlio, gli uomini che attraverso le loro opere scritte e/o la loro partecipazione conciliare hanno espresso la Fede e hanno insegnato l’ortodossia nella Chiesa, costoro hanno ricevuto la qualificazione di “Padre”, e la Chiesa dedica loro una festa liturgica durante l’anno ecclesiastico [VII Domenica dopo Pasqua: dei Padri del I Concilio Ecumenico; 22/05: dei Padri del II Concilio Ecumenico; 09/09: dei Padri del III Concilio Ecumenico; la prima Domenica tra il 13 e il 19 luglio: dei Padri del IV Concilio Ecumenico; 25/07: dei Padri del V Concilio Ecumenico; 14/09: dei Padri del VI Concilio Ecumenico; la prima Domenica tra l’11 e il 17 ottobre: dei Padri del VII Concilio Ecumenico];
  5. Oltre a tutto però, Padri sono anche quegli uomini Santi nelle opere dei quali si trova la testimonianza dell’ortodossia, capaci a illustrare la vera dottrina cristiana; questi sono in grado di collegare la fede, l’ascesi e l’istruzione teologica. Tutta la loro teologia non è una riflessione accademica, ma l’espressione di una vita spirituale, di una vita di fede vissuta. Secondo san Gregorio di Nissa, il contenuto della Fede è tradizione che viene trasmessa “dalla parte paterna”, come eredità in successione dagli apostoli alle generazioni successive attraverso i Padri. Questi Santi sono i Padri della Chiesa.

B. I Padri della Chiesa

Mentre nella cristianità occidentale ci sono quattro requisiti perché la Chiesa attribuisca il titolo di "Padre della Chiesa" a uno scrittore (antiquitas, orthodoxa doctrina, sanctitas ed ecclesiae declaratio), la cristianità orientale non ha ufficializzato tali requisiti – pur di fatto concordando sui tre ultimi – in quanto riconosce la qualità patristica di un autore sulla base della sua viva esperienza e comunione con il pensiero degli autori precedenti, senza cercare altri requisiti.

In linea di massima possiamo affermare che, se il nome di un Santo scrittore ecclesiastico si cita frequentemente in testi teologici successivi per dare la propria testimonianza ortodossa, egli è “Padre della Chiesa”. Diversamente un autore viene generalmente definito “scrittore ecclesiastico”; tali furono ad esempio Origene e Tertulliano. Alcuni dei Padri della Chiesa vengono frequentemente riportati negli atti dei sette Concili Ecumenici e nei Grandi Sinodi, allora questi vengano considerati “Maestri universali” (ad esempio i Ss. Tre Gerarchi, Gregorio di Nissa, Massimo il Confessore). Infine, a quattro dei santi Padri, come già scritto, la Chiesa ha pure conferito il titolo di “Teologo”: i Ss. Giovanni il Teologo, Gregorio il Teologo, Simeone il Nuovo Teologo e Gregorio Palamas, in quanto offrono un insegnamento sicuro – quasi infallibile – sulla Teologia.

C. Le lingue usate dai Padri

Nei primi secoli la letteratura cristiana prodotta dentro i confini dell’Impero Romano era prevalentemente in lingua greca, la lingua che univa tutti i popoli dell’Impero. Il greco della bimillenaria letteratura cristiana è in realtà il greco antico, nei suoi vari dialetti, la lingua del periodo arcaico e classico dell’antica civiltà greca, che ha avuto una lenta evoluzione lungo i secoli; era ampiamente conosciuta in tutto l’Impero Romano. Il greco antico cadde in disuso in Europa occidentale nel Medioevo, ma rimase ufficialmente in uso nel mondo romano (bizantino), e fu reintrodotto nel resto d’Europa con la caduta di Costantinopoli e la migrazione greca in Europa occidentale, avendo come centro la Repubblica Serenissima con capitale Venezia. In lingua sira abbiamo la prima opera scritta verso la fine del II secolo con Taziano il Siro. Nello stesso periodo è in uso anche in copto, mentre l’armeno viene adottato verso la metà del III secolo. In Francia (Lione) il greco si usava solo fino alla fine del II secolo, dando poi posto alla lingua celta e in seguito al latino, lingua che venne usata forse fin dall’inizio in Spagna.

A Roma, “urbs graeca” secondo Decimo Giunio Giovenale, e in tutto il meridione della penisola, cristianizzato già dai tempi apostolici, si usò il greco per molti secoli, sia nel culto che nell’insegnamento. In latino i santi Padri iniziano a scrivere già dal III secolo. Però è importante tener presente che con la divisione dei santi Padri in greci e Latini non intendiamo una cristianità latina e una cristianità greca: il latino e il greco erano lingue nazionali, non nazioni. In tal modo i padri non sono né Latini né greci ma romani, che hanno scritto o parlato nelle lingue comprese dai fedeli.

D. Il pensiero greco dei Padri

                L’argomento fondamentale della teologia dei Padri è il Logos di Dio e la sua opera. Dunque la letteratura patristica in realtà non è nient’altro che una ermeneutica o un commento o una spiegazione del Vangelo di Cristo, in base alla Sacra Tradizione. Ma affinché la parola di Dio diventasse accessibile a tutti gli uomini, doveva essere rivestita di un abito adeguato, che altro non era che il pensiero greco. L’incontro del pensiero filosofico greco con il cristianesimo iniziò un processo che diede una certa forma al cristianesimo stesso. Questo non significa che il cristianesimo fu ellenizzato, ma invece dobbiamo parlare di una cristianizzazione del pensiero greco, in quanto, come ben si sa, le idee filosofiche non predicano Dio, ma lo cercano, mentre la teologia cristiana non cerca Iddio ma lo predica e lo vive, anche quando usa metodi tratti dalla filosofia. Si potrebbe dire che né la letteratura cristiana può essere compresa senza la letteratura (filosofica) greca, né la letteratura greca può essere compresa senza quella cristiana. Questa relazione ha creato nel vissuto della Chiesa uno spirito di conformità della filosofia greca antica con le profezie dell’Antico Testamento, fin dal II secolo d.C., in modo tale che gli antichi filosofi greci hanno trovato un posto nel ciclo pittorico ecclesiastico, con la loro rappresentazione nei narteci delle chiese o nelle sale da pranzo dei monasteri, come ad esempio nel monastero della Grande Lavra del Monte Athos, dove gli antichi filosofi greci vengono rappresentanti come Profeti (XVI sec.).

ΙΙΙ. Scritti anonimi e pseudonimi

                Particolarmente nei primi secoli cristiani si incontrino degli scritti anonimi o apocrifi.

                Di solito gli autori preferivano non mettere il loro nome negli scritti, sia per umiltà sia perché erano convinti che attraverso i propri scritti stessero esprimendo la coscienza della Chiesa, e non pensieri propri. Ad esempio i Vangeli all’inizio furono anonimi, anche se ben presto la Chiesa iniziò a conservare nella sua memoria i nomi dei quattro Evangelisti. Anonimi erano anche altri testi fondamentali, come gli Uffici e le Divine Liturgie che all’inizio non avevano l’attuale ricchezza di preghiere e inni, che furono aggiunti con il passare del tempo. Anonime erano anche le varie lettere che una Chiesa locale inviava a un’altra, senza che si sapesse il nome del redattore o del Vescovo della Chiesa mittente.

                Gli scritti pseudonimi, sovente dotati dell’attribuzione pseudoepigrafa di qualche apostolo o altro personaggio ecclesiastico, furono esclusi in quanto in contraddizione con l’ortodossia cristiana. I Pseudonomi furono utilizzati principalmente: per paura a causa delle calunnie contro persone che il testo contiene (ad esempio Nestorio dopo la sua condanna scriveva sotto il nome “Eraclide di Damasco”); per soddisfare la pietà popolare con racconti minuziosi, ma senza rigore storico, di fatti che nei vangeli canonici non si raccontano o si trattano brevemente; per far circolare il testo attraverso il nome di un personaggio noto (ad esempio abbiamo delle opere trasmesse sotto il nome di san Dionigi l’areopagita, che oggi sono note come opere dello “pseudo-Dionigi”); per apologetica verso i giudei e i pagani (vedi gli apocrifi dell’Antico Testamento); correggere l’insegnamento di precedenti scrittori ecclesiastici, noti nella loro epoca ma i cui scritti presentavano delle lagune teologiche (ad esempio nel IV e V secolo fu tentato di correggere il debole insegnamento di san Giustino sul Figlio e dunque abbiamo le opere di “pseudo-Giustino”); e, infine, per promuovere un insegnamento eretico, particolarmente attraverso gli apocrifi del Nuovo Testamento, che hanno un carattere marcatamente gnostico.

IV. Generi letterari

La letteratura cristiana viene classifica in dodici generi:

  1. Evangeli: La prima cura dei discepoli fu la proclamazione della salvezza del genere umano da parte di Cristo, e dunque essi prestarono attenzione a conservare tutte le Sue azioni nei giorni della Sua passione. Con il tempo furono aggiunti anche gli avvenimenti dei giorni precedenti, come anche dei giorni successivi, fino alla Sua ascensione. Tutti questi avvenimenti furono caratterizzati fin dall’inizio da una parola greca molto espressiva “εὐ-αγγέλια”, perché di fatto l’Evangelo è “il radioso annuncio della risurrezione” (Apolytìkion del Tono 4). In seguito, ai Vangeli si sono aggiunte anche altre parti, discorsi, miracoli, ecc., e dunque negli anni 60-95 si sono formati definitivamente i quattro Vangeli canonici, che hanno composto il “Vangelo tetramorfo”, come lo definisce sant’Ireneo di Lione. Ci sono anche tanti Vangeli apocrifi – già dall’epoca dell’Evangelista Luca –, divisi in due categorie: a) i vangeli gnostici, di origine eretica e diffusi unicamente all'interno dei circoli gnostici, che non sono stati in alcun modo usati e considerati dalla Chiesa; e b) i vangeli apocrifi dell'infanzia, non canonici ma neanche propriamente eretici, che hanno goduto di una certa fortuna almeno a livello artistico: p.es. la localizzazione della nascita di Gesù in una grotta deriva dal Protovangelo di Giacomo, mentre la presenza dell'asino e del bue accanto alla mangiatoia, associato tipicamente alle raffigurazioni natalizie antiche e moderne, deriva dal Vangelo dello pseudo-Matteo;
  2. Atti degli Apostoli: Il libro degli Atti, scritto da san Luca, come continuazione del suo Vangelo [in un certo modo la seconda parte (Atti 1.1)] hanno un punto importante in comune con i Vangeli: descrivano solo alcuni avvenimenti della vita della Chiesa che sono importanti per la testimonianza del suo cherigma [= o kerygma, nel cristianesimo delle origini, la prima predicazione, il messaggio di fede rivolto ai non credenti; oggi, la predica], però gli episodi descritti, insieme ai discorsi degli Apostoli e di altri personaggi in modo sinottico, istituiscono il libro degli Atti come un libro dove si descrive la storia della giovane Chiesa cristiana. I tanti libri di Atti apocrifi, redati da eretici a partire della metà del II sec., hanno uno stile spesso eccessivamente favolistico;
  3. Epistole o Lettere: Le Lettere nel Nuovo Testamento sono ben 21, di cui 13 scritte dall’apostolo Paolo. È interessante notare che quelle più antiche furono scritte prima della stesura dei Vangeli. Esse avevano uno scopo essenzialmente pratico, e per questo motivo sono un ottimo modo per comprendere le caratteristiche delle Chiese e dei cristiani dei primi tempi. In queste lettere troviamo la discussione di problemi dottrinali e morali, le indicazioni necessarie per riportare ordine e chiarezza nelle comunità di cristiani sparsi dell’area mediterranea e il profondo desiderio di supportarli spiritualmente nel loro cammino con Dio. Per gli stessi motivi esistono anche molte lettere da parte dei santi Padri, come quelle di sant’Ignazio, raccolte da san Policarpo di Smirne e di san Basilio, raccolte da san Gregorio il Teologo. Le lettere apocrife del Nuovo Testamento si dividono in quelle che appartengono al vero e proprio genere delle lettere, e quelle che, benché vengano chiamate “lettere” dell’uno o dell’altro Apostolo, in realtà fanno parte del genere dei vangeli;
  4. L’Apocalisse: il libro di Apocalisse conclude il Nuovo Testamento con avvertimenti, ammonizioni, e allude a come sarà il ritorno di Gesù e il giudizio finale. Esso è l’unico libro che non viene letto in Chiesa durante le celebrazioni: in primis perché apre la mente umana alla fantasia, e in secundis perché, attraverso alcuni parti, ha coltivato concetti chiliastici [termine che si riferisce al chiliasmo o ai chiliasti, sinonimo di millenaristico]. Esistono anche molti libri apocrifi;
  5. Discorsi: Con il cristianesimo la retorica entra in una nuova fase, che vede il suo punto più alto nel IV sec. con i santi Padri Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo: discorsi teologici, omelie esegetiche, sermoni liturgici redatti per le principali festività, discorsi d’occasione con vari elogi funebri, ecc.;
  6. Testi dogmatici: i testi più ufficiali del Cristianesimo dopo la Bibbia sono i testi dogmatici, vale a dire i testi sulle questioni di Fede, decisioni o formule, che vengono chiamati: Omologia/e [= confessioni], Simbolo/i e Òros/i [= decreti]. Le Omologie erano brevi confessioni della Fede, come ad esempio nel periodo delle persecuzioni, l’omologia nella Fede in Gesù Cristo bastava a portare il cristiano al martirio; nel cristianesimo ortodosso abbiamo anche i Santi confessori che subendo torture – senza però morire come martiri a causa loro – ma anche con le loro parole e per iscritto hanno difeso la Fede ortodossa, come ad esempio san Massimo il Confessore e san Teofane il Cronografo il Confessore. I Simboli o Simboli di Fede erano testi usati nel rito del battesimo, molto brevi all’inizio – circa tre frasi – e ogni Chiesa locale aveva il proprio. Dal IV sec., con i Concili Ecumenici, i Simboli sono diventati testi ufficiali. I primi due Concili hanno redato dei Simboli – detti Òri – abbastanza brevi, tra i quali il cosiddetto “Simbolo Niceno-Costantinopolitano”. Gli altri Concili hanno redato degli Òri molto più lunghi, che in realtà sono deli veri e propri trattati dogmatici. Il noto professore Ioannis Karmiris, nella sua opera monumentale che presenteremo più avanti, chiama i testi dogmatici come “monumenti [cioè opere] ortodosse dogmatiche e simboliche” e gli classifica a quelli che hanno: i. validità assoluta, e sono tutti i testi dei Sette Concili Ecumenici e dei Sinodi Locali che i Concili hanno confermato come validi, come anche le due Divine Liturgie in uso; ii. validità relativa, e sono tutti i documenti dogmatici scanditi dai Grandi e altri Sinodi e da Patriarchi e Padri dal IX secolo in poi; e iii. validità secondaria, e sono tutti gli altri documenti dogmatici.
  7. Poesie: Le poesie cristiane sono di due generi, quelli liturgici e quelli non liturgici. Le prime, che sono la maggioranza, sono tutti gli inni liturgici e hanno vari nomi; ad esempio nell’ufficio del vespro quotidiano incontriamo: stichirà, Theotokìon, stavrotheotokìon, apostichi, apolytìkion; le seconde, che possono essere chiamate “poesie religiose dotte”, e fioriscono nel IV sec. con san Gregorio il Teologo e altri. C’è anche il dramma religioso, curato poco e da pochi, come ad esempio san Gregorio il Teologo.
  8. Testi liturgici: Ι testi liturgici più importanti sono le poesie e le preghiere. La prima preghiera è quella “del Signore” (Padre nostro). I Suoi discepoli hanno redato le prime preghiere, che all’inizio erano brevi e semplici, ma con il passar del tempo sono diventate più vaste, allo scopo di non lasciare spazio agli eretici di interpretarle a modo loro. Nei IV-V sec. le preghiere si dividono in due generi: le sacramentali – ad esempio quelle della Divina Liturgia, del Battesimo, del Funerale, ecc. –  e quelle per la preghiera –  ad esempio quelle del Mattutino, del Vespero, ecc. –. Anche se la Chiesa non ha mai smesso di arricchirsi con nuovi testi liturgici – ad esempio gli Uffici per i nuovi Santi –gran parte dei testi liturgici in uso sono stati realizzati dai Santi Padri nel periodo che va dal IV al IX sec. e si trovano nei dieci libri liturgici in uso da a parte della nostra Chiesa: 1. Lezionario del Vangelo; 2. Lezionario dell’Apostolo; 3. Grande Eucologio – comprende tutti i Sacramenti, sacramentali e le varie preghiere in uso; 4. Grande Orologio – comprende le preghiere (Mattutino, Vespero, ecc.) per tutto il giorno e per tutto l’anno liturgico; 5. Mineon/i – 12 per gli Uffici di ogni mese; 6. Paraklitikì ò Oktòichos – comprende gli Uffici di ogni giorno della settimana per ognuno degli otto toni –; 7. Triòdion – comprende gli Uffici di ogni giorno del Triòdion e della Settimana Santa, cioè dalla domenica del Pubblicano e Fariseo fino al Vespero di Pasqua (Divina Liturgia di san Basilio, che si celebra la mattina del Sabato Santo); 8. Pentikostàrion – comprende tutti gli Uffici dalla Panichida (Ufficio della Risurezione) fino alla domenica di Tutti i Santi –; 9. Synaxaristis – comprende le bios [= vita] dei Santi di ogni giorno che si legge durante il Mattutino, oggi solo nei Monasteri –; e 10. Salterio, cioè il lezionario del libro dei Salmi, oggi in uso quasi esclusivamente nei Monasteri. A questi dieci libri spesso viene aggiunto anche il libro del Typicon [= ordinamento], che regola le varie celebrazioni – ad esempio per il Mattutino della II domenica della Grande Quaresima ci indica che cosa si deve recitare dal libro del Mineon, che cosa dal libro di Paraklitikì e che cosa dal libro del Triòdion.
  9. Disposizioni ecclesiastiche: Per non creare disordine nella Chiesa, ben presto si sono stabilite delle disposizioni, che hanno avuto come forma successiva i Canoni, e anche le varie disposizioni per l’organizzazione della vita monastica. Le disposizioni, anche se abbastanza brevi, organizzavano la vita della Chiesa e dei fedeli su tutti i piani, diventando veri e propri manuali di diritto canonico, liturgia e morale; in un secondo periodo avevano anche elementi di teologia dogmatica fondamentale. Ben presto però l’insegnamento morale venne affidato alle omelie catechetiche, la liturgia ai testi liturgici, Typikon compresso, le questioni dogmatiche ai trattati teologici. Da allora le disposizioni comprendono soltanto l’organizzazione e l’ordine ecclesiastico e formano i Sacri Canoni. Da notare che i Canoni della Chiesa dispongono quali fedeli non possono ricevere la Comunione e per quanto tempo; dunque hanno un carattere estremamente ecclesiologico e salvifico e non un banale ruolo amministrativo, e per questo vengono chiamati “Sacri” e sono stati stabiliti nei Concili Ecumenici. Anche alcuni dei Santi Padri hanno scritto dei Canoni, come ad esempio san Basilio il Grande, che la Chiesa ha accettato ugualmente ai Canoni conciliari. I Sacri Canoni si possono trovare sia negli Atti conciliari che nelle opere dei Padri, ma anche in diverse raccolte che costituiscono le opere fondamentali del Diritto Canonico. Le disposizioni monastiche (nella cristianità occidentale si chiamano regole) sono tante. Le più famose sono quelle di san Basilio il Grande e di san Pacomio il Grande. Fino a oggi, anche le Chiese Locali, e anche ogni Vescovo diocesano, hanno il diritto di inviare delle disposizioni per organizzare meglio la vita della propria Chiesa.
  10. Letteratura ermeneutica: In realtà, tutta la letteratura cristiana è in un certo senso l’ermeneutica di un solo fatto e di un solo libro, cioè della presenza di Gesù Cristo nel mondo e nella Bibbia. Molto presto furono fissate tre metodi di ermeneutica: 1. Metodo storico, con il quale si cercano i sensi dei testi sacri soltanto attraverso l’analisi storica e filologica – questo metodo veniva usato dai teologi della Facoltà di Antiochia; 2. Metodo tipologico, che consiste nel cercare nella Bibbia istituzioni, fatti e persone che prefigurano Gesù Cristo o persone a lui vicine o fatti della Sua vita  – questo metodo viene usato dai teologi della Facoltà di Alessandria; 3. Metodo allegorico, con il quale parole e fatti della Bibbia vengono interpretati come rappresentazioni di fatti futuri, non assolutamente cristologici  – poco usata dai Padri e dagli scrittori ecclesiastici. Tre sono anche i modi della ermeneutica: 1. I Commenti, raramente usati, che sono brevi appunti su alcuni brani difficili della Bibbia; 2. Le Omelie, in continuo uso, che di solito si occupano dei testi biblici letti in chiesa; e 3. Le Hypomnemata [= commentari], che fiorirono tra il III e il V sec. e occupano gran parte della produzione letteraria patristica, costituiscono una continua ermeneutica dei libri della Sacra Scrittura.
  11. Storiografia: Gli storici cristiani cercano sempre dietro ai fatti la forza che porta al bene o al male; cercano il significato della storia, che non è altro che la presenza stessa di Cristo nella storia. “Padre” della storia ecclesiastica è Eusebio vescovo di Cesarea, che ha usato in modo critico tutte le fonti in suo possesso per trovare la verità storica, esaminando le istituzioni, l’organizzazione, il modo di vivere e i conseguimenti spirituali della Chiesa, offrendo un chiaro ritratto di essa. Le cronache, che non sono storia ma semplicemente una presentazione cronologica di fatti, esistono fin dal III sec. Nei primi tempi della storia del Cristianesimo si dottò l’uso di conservare la memoria di coloro che morirono a causa della loro fede: i martiri. Ogni chiesa particolare aveva un suo martirologio, cioè un elenco di martiri; ben presto si diede importanza al giorno del loro passaggio alla vita eterna, detto il “dies natalis” e si prese a commemorare il giorno della loro morte per celebrare la loro memoria, particolarmente nel luogo ove riposavano le loro spoglie. Fonti dei martirologi sono in primis gli “atti”, cioè i resoconti ufficiali dei processi dei primi martiri cristiani redatti dai notai di corte, e in secundis le “passiones”, cioè gli antichi racconti del martirio di un Santo. Dal IV sec. in poi inizia la biografia dei Santi, particolarmente dei monaci; il primo a scrivere una tale opera fu sant’Atanasio, con il bios di sant’Antonio il Grande. In generale, le vite dei Santi sono, da allora fino a oggi, il genere letterario più amato dai cristiani.
  12. Trattati: Comprendono la maggior parte dei testi cristiani e prendono cinque forme: 1. Esposizione continua; 2. Domande/risposte; 3. Dialogo; 4. Confutazione; e 5. Una divisione in capitoli. I trattati si dividono nelle seguenti categorie: 1. Trattati apologetici; 2. Trattati contro le eresie; 3. Trattati dogmatici; 4. Trattati di morale; 5. Trattati pastorali; 6. Trattavi istruttivi o catechetici; 7. Trattati ascetici; 8. Trattati spirituali; 9. Trattati esegetici; 10. Trattati liturgici; 11. Trattati autobiografici; 12. Trattati enciclopedici.

 


Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 18-04-2021

i santi di domani 19-04-2021

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP