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Inno sulla Natività: Adamo ed Eva nella grotta

 

di san Romano il Melode

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

Inno sulla Natività di san Romano il Melode

Adamo ed Eva nella grotta

 

Proemio.

Colui che il Padre, prima della stella del mattino

senza intervento di madre ha generato,

si è incarnato oggi sulla terra da te,

senza intervento di padre.

Perciò un astro istruisce i Magi

e gli angeli con i pastori inneggiano

al tuo straordinario concepimento,

o Piena di grazia.

 

1. La vigna che aveva prodotto il grappolo senza coltura, lo portava sulle braccia come sul tralcio e diceva: “Tu sei il mio frutto, tu sei la mia vita. Per te ho saputo che sono ciò che sono, tu sei il mio Dio. A causa dell’inviolato sigillo della mia verginità, io posso proclamare che tu sei il Verbo immutabile divenuto carne. Io non ho conosciuto semina, ma riconosco in te colui che mise fine alla corruzione: io sono difatti rimasta pura benché tu sia stato da me dato alla luce. Tu hai lasciato il mio seno come l’hai trovato, l’hai conservato integro. Per questo tutta la creazione si rallegra con me e mi grida: “O Piena di grazia”.

 

2. Non tradisco la grazia di cui ebbi esperienza, o Maestro; non ignorerò la dignità a me toccata nel darti alla luce, per cui divento la regina del mondo. Avendo portato nel grembo te, Potente, io ho imperio su tutti. Con la tua condiscendenza hai trasformato la mia miseria; ti sei umiliato e hai esaltato la mia stirpe. Rallegratevi ora con me, terra e cielo: io porto il vostro Creatore tra le braccia. O voi della terra, mettete fine alle vostre tristezze, contemplando la gioia sbocciata nel mio immacolato seno, quando mi sono sentita chiamare Piena di grazia”.

 

3. Mentre Maria era intenta a cantare colui che aveva messo al mondo ed accarezzava il bambino dato alla luce da sola, la donna che aveva invece partorito nei dolori, udendola disse con gioia ad Adamo: “Chi ha colpito le mie orecchie con l’annuncio sperato, di una Vergine che mette al mondo il riscatto dalla maledizione, la sola voce della quale può metter fine alle mie miserie ed il cui parto ferisce colui che mi aveva ferita? È colei che il figlio di Amos ha prefigurato come il ramo di Iesse dal quale nasce il virgulto di cui mangerò il frutto senza pericolo di morire, colei che è Piena di grazia.

 

4. O Adamo, al sentire il grido della rondine che annuncia l’aurora, scuoti il tuo sonno di morte e alzati. Ascoltami, sono la tua sposa: io, che sono stata la prima a provocare la caduta dei mortali, oggi mi rialzo. Considera i prodigi, mira l’ignara di nozze che guarisce la nostra piaga col frutto del suo parto. Il Serpente una volta mi sorprese e si rallegrò, ma al vedere ora la mia discendenza, fuggirà strisciando. Esso aveva alzato il capo contro di me, ma adesso adula servilmente e senza voglia di schernire, per il timore che gli incute la Piena di grazia”.

 

5. Ai discorsi della sposa, Adamo scacciò di colpo l’oppressione che gli appesantiva le palpebre, alzò il capo come chi esce dal sonno e, aprendo le orecchie rese sorde dalla disobbedienza, così parlò: “Sento un dolce gridare, un canto incantevole; ma la voce dell’adulatore non mi adescherà questa volta: è la voce di una donna, per questo ne ho paura. Ho esperienza e diffido di ogni femmina. La voce mi piace, perché è tenera, ma il mezzo mi allarma: sta forse cercando di ingannarmi un’altra volta portandomi il disonore la Piena di grazia?”.

 

6. “Le parole della consorte tua ti rassicurino, o uomo: non troverai più in me una consigliera amara. Il passato è passato e Cristo, figlio di Maria, ha fatto tutto nuovo. Imbeviti di rugiada e avvenga presto la rifioritura, elevati come una spiga, perché la primavera è giunta per te. Gesù Cristo spira come dolce brezza. Liberato ormai dalla calura implacabile dove ti trovavi, orsù, vieni, seguimi presso Maria. Appena essa ci vedrà, prostrati ai suoi piedi e subito avrà pietà, la Piena di grazia!”.

 

7. “Riconosco la primavera, o donna, e aspiro le delizie da cui decademmo allora. Scorgo un nuovo, diverso paradiso: la Vergine che porta in grembo il legno della vita, lo stesso legno sacro che custodivano i Cherubini per impedirci di toccarlo. Ebbene, guardando crescere questo intoccabile legno, ho avvertito, o mia sposa, il soffio vivificante che fa di me, polvere e fango immoti, un essere animato. Adesso, rinvigorito dal suo profumo, voglio andare dove cresce il frutto della nostra vita, dalla Piena di grazia.

 

8. Eccomi ai tuoi piedi, o Vergine Madre intemerata e, mio tramite, tutta la mia stirpe ti sta avanti. Non disprezzare i tuoi genitori, poiché il bambino tuo ha rigenerato quanti sono nella corruzione. O figlia, abbi pietà di me invecchiato nell’Ade, Adamo, prima creatura: ascolta il gemito di tuo padre. Vedendo le mie lacrime prendimi a compassione ed ai miei gemiti presta orecchio benevolo. Vedi i cenci che fabbricò per vestirmi il Serpente, difendi la mia estrema povertà presso colui che hai messo al mondo, o Piena di Grazia”.

 

9. “O speranza della mia anima, ascolta anche me, Eva, e allontana la vergogna da colei che generò nei dolori! Tu vedi che a me, misera, i lamenti di Adamo spezzano ancora di più il cuore. Quando ricorda le passate delizie egli insorge contro di me gridando: ‘Ah! Se tu non fossi mai stata presa dal mio fianco! Meglio sarebbe stato non riceverti in aiuto, non mi sarei così trovato in fondo all’abisso’. Ed io, incapace di sopportare rimproveri e affronti, chino il capo in attesa che tu me lo sollevi, o Piena di Grazia!”.

 

10. Gli occhi di Maria, su Eva e su Adamo, si riempirono di lacrime. Presto però le contenne, cercando di dominare la natura, ella che oltre la natura aveva dato alla luce il Cristo. Le sue viscere furono scosse dalla compassione per i progenitori, perché al Misericordioso era Madre, una Madre di tenerezza. Perciò ella disse loro: “Ponete fine ai lamenti, mi farò vostra avvocata presso il Figlio mio. Intanto, non più tristezza, perché ho messo al mondo la gioia. Sono venuta al mondo per rovesciare il regno del dolore, io, Piena di grazia.

 

11. Ho un figlio misericordioso e molto compassionevole, e lo dico per esperienza. Io ne seguo attentamente le mosse: pur essendo fuoco, egli abitò il mio corpo di spine e non mi consumò, umile creatura quale sono. Come un padre ama i propri figli, così il figlio mio ama quanti lo temono, secondo la profezia di Davide. Mettete dunque freno alle lacrime, accettate me per vostra mediatrice presso colui che da me è nato, perché l’Autore della gioia è lo stesso Dio generato dall’eterno. Non vi agitate più, bandite ogni turbamento: io vado da lui, Piena di grazia”.

 

12. Dopo aver consolato Eva e i suo compagno con queste e altre parole, Maria si accostò al presepe, chinò la testa e supplicò il figlio in questi termini: “Poiché tu mi hai esaltata, o Figlio, con la tua condiscendenza, la mia gente caduta nell’indigenza ti supplica oggi attraverso al mia voce. Adamo è venuto presso di me in gemiti amari, e l’addolorata Eva faceva eco ai suoi lamenti. Responsabile di questo loro stato è il Serpente che li spogliò dell’onore. Essi perciò mi supplicano di proteggerli, gridando a me: o Piena di grazia!”

 

13. Appena l’intemerata ebbe completate tali preghiere al Dio disteso nella mangiatoia, questi le accettò, confermandole. Egli le espose gli eventi degli ultimi tempi dicendo: “O Madre, è per causa tua e per tuo mezzo che io li salverò. Se non avessi desiderio di salvarli, non avrei abitato in te, non avrei fatto splendere da te la mia luce, tu non saresti stata mia madre. È per la tua stirpe che abito in una mangiatoia, è per mio proprio volere che cercai il tuo seno; per amore loro tu porti tra le braccia me, che i Cherubini non vedono. Tu invece mi guardi e mi porti e, come tuo figlio, mi accarezzi, o Piena di grazia.

 

14. Ti ho scelta per madre, io, il Creatore dell’universo e, come neonato, cresco benché fossi perfetto, derivante da perfetto. Sono stretto nelle fasce, per causa di quanti avevano rivestito allora le tuniche di pelle. Mi allieta una grotta per causa di quanti avevano contravvenuto al mio comandamento di vita, ed io sono disceso sulla terra affinché essi possano avere la vita. Ma, se vuoi sapere, o Santa, quanto ancor devo compiere per loro, con tutti gli elementi resterai colta da turbamento, o Piena di grazia”.

 

15. Quando il Creatore di ogni lingua ebbe così parlato e fu subito accolta la preghiera della Madre, Maria disse ancora: “Se parlo, non ti indignare contro il fango che sono, mio Creatore. Parlo liberamente, a te come a figlio, ho la confidenza di una madre, perché tu hai dato a me, con la tua nascita, ogni gioia. Ciò che ti accingi a compiere, che mai sarà? Vorrei saperlo subito: non mi nascondere il disegno da te stabilito dall’eternità. Ti ho messo al mondo, svela la tua intenzione a nostro riguardo, per potere così misurare l’immensità della grazia da me ricevuta, la Piena di grazia”.

 

16. “Sono sopraffatto dall’amore che sento per l’uomo –rispose il Creatore-. Io, o Ancella e Madre mia, non ti rattristerò. Ti farò conoscere ciò che sto per fare e avrò rispetto per la tua anima, o Maria. Il bambino che ora porti tra le braccia, lo vedrai tra non molto con le mani inchiodate, perché ama la tua stirpe. Colui che tu nutri, altri l’abbevereranno di fiele; colui che tu chiami vita, dovrai tu vederlo appeso alla croce, e di lui piangerai la morte. Ma tu mi stringerai in un abbraccio allorché sarò risuscitato, o Piena di grazia.

 

17. Tutto questo sopporterò volentieri, e causa di tutto questo è l’amore che ho sempre sentito e che sento tuttora per gli uomini, amore di un Dio che non chiede altro che di poter salvare”. A tale discorso, Maria gridò in un gemito: “O mio grappolo, che gli empi non ti frantumino! Quando sarai cresciuto, o Figlio mio, che io non ti veda immolato!”. Ma egli così aggiunse: “Non piangere, Madre, su ciò che non sai: se tutto questo non sarà compiuto, tutti coloro, a favore dei quali mi implori, periranno, o Piena di grazia.

 

18. Considera la mia morte quale un sonno, Madre mia. Dopo tre giorni nel sepolcro volontario, tu mi vedrai rivivere e rinnovare la terra e tutti i terrestri. Queste cose, Madre, annunciale a tutti. Di queste cose fanne tesoro, per queste cose sii regina, a causa di queste cose rallegrati”. Maria allora si affrettò ad uscire per recarsi da Adamo e, portando la buona novella ad Eva, disse: “Abbiate ancora pazienza: avete udito ciò che egli si prepara a soffrire per voi, voi che mi acclamate Piena di grazia”.

 

 

 

 

 


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