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Inno sul massacro degli innocenti e la fuga in Egitto, di san Romano il melode

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

Inno sul massacro degli innocenti e la fuga in Egitto

di san Romano il Melode

 

 

Proemio

Quando nacque il Re a Betlemme,

i Magi vennero dalla Persia con doni,

guidati dal cielo per mezzo di una stella.

Il re Erode ne fu turbato

e falciò gli innocenti come grano,

sconvolto dall’idea che il proprio regno

potesse essere travolto.

 

1. Mentre cielo e terra si rallegrano, che succede a Rama per l’immenso lamento che vi rimbalza? Se Giacobbe esulta, perché Rachele si lamenta? Giuseppe si fa riconoscere, e Rachele geme? Beniamino è esaltato, e piange Rachele? Andiamo a vedere il lutto e il dolore: ella non piange i primi figli perduti e ritrovati, ma quelli che sgozzò il sanguinario Erode. Dopo essersi informato del tempo esatto dell’apparizione della stella, egli mandò i suoi a Betlemme per privare Rachele dei suoi figli, a causa del pargolo di Maria. Ma ella li ritrovò nella gioia, mentre Erode rimpiange il potere che stava per essere travolto.

2. La paura, che in lui sempre era latente, si fece viva suo malgrado, e ciò che egli non avrebbe mai desiderato, lo apprese studiando le parole del profeta. Isaia infatti dice: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio: egli è padre di tutti e padrone dei secoli; il suo potere è sulla sua spalla; si chiamerà col nome di angelo del gran consiglio”. Egli è il Dio forte sul trono, nel presepe, e dappertutto, essendo non circoscritto. Sono dunque spiegabili il tormento di Erode, la paura e la ricerca di notizie in segreto circa l’esatto luogo della nascita dell’apparso Re dell’universo. Ecco come apprese con certezza che il suo potere stava per essere travolto.

3. Nella serenità del sonno egli fu svegliato di soprassalto dalla paura che l’angustiava. Era infatti tremante nell’udire il nome del neonato. Rivelatagli dai Magi la potenza del fanciullo, alternando derisione e dolore, egli gridò: “Oh, l’inattesa sfortuna! Un piccolo mi dà spavento. Oh, miseri pensieri: tremo al pensiero di un bimbo mai visto prima. Il mio regno si estende sul mare e sulla terra, ed un lattante mi incute paura. Che debbo dunque fare oggi? Come provvedere al domani? Di colpo una stella ha illuminato l’intera terra proclamando Re forte colui che è destinato a distruggere il mio regno. Ed io rimpiango già il potere che sta per essere travolto!”.

4. Egli così parlava nel turbamento dei pensieri che venivano intrecciandosi: in qual modo togliere di mezzo al più presto il bimbo annunciato dai Magi? Convocato a sé l’esercito, diede allora pieni poteri, dicendo a tutti con voce dura: “Irrompete presto nella città e nei paesi, con crudeltà, con arroganza, e fate strage di tutta la prole di Betlemme. È una guerra che non offre difficoltà priva com’è di rischio: vi mando contro i teneri bimbi, da neonati sino all’età di due anni. Nessuno si opponga a quest’ordine sovrano: tremino tutte le genti e che mai possa udirsi che il mio potere stia per essere travolto”.

5. Ma l’esercito rispose senza indugio alle parole di Erode: “Temiamo di dare esecuzione ai tuoi ordini, senza incorrere nel ridicolo. Quale, tra quegli sprovveduti, non si farà beffe di noi, armati all’assalto di neonati? Se Betlemme è la patria del neonato Bambino, dai ordini e noi la perlustreremo tutta, palazzi e case. Nessuno ti sta suggerendo, o principe, di non occuparti di questo affare, nessuno che te ne rimproveri. Dopo che avrai esaminato le informazioni ottenute, scagliati, scagliati contro colui che è venuto dal cielo sulla terra. È tradizione di Betlemme l’origine dei sovrani: non contraddirla, perché il tuo potere potrebbe essere travolto.

6. Nel passato Betlemme diede i natali a Davide, il grande sovrano. Con la sua nascita egli terrorizzò Golia lo straniero, come terrorizza noi, oggi, il Neonato. Se lo vuoi, o principe, perlustriamo Betlemme e l’intero circondario: finiremo per trovare tra gli innocenti il neonato Bambino che intendi e noi lo sopprimeremo con loro. Te ne è stata denunciata la nascita, ti hanno informato del luogo; i Magi ti hanno ingannato ed i profeti ti hanno fatto paura. Al tuo cenno, noi tuoi bravi, cancelleremo la vita dalla faccia della terra a chi voglia distruggere il tuo dominio. E non temere che il tuo potere stia per essere travolto".

7. A tali parole dei soldati, l’infanticida avvampò di brutalità e scagliò fiamme divoratrici non certo per il consumo di spine, ma per il massacro dei neonati e per macchiarne del sangue la terra. La sua mente era difatti vacillante, la sua ragione ottenebrata non dall’ubriachezza, ma dall’odio. Da grappolo amaro quale egli era, volle troncare i teneri rami della pianta per averne uno solo, o l’ingiusto! Egli ne fece supplizio senza però raggiungere quello desiderato. Al colmo allora di collera selvaggia, sentì una voce che gli dava per certa la distruzione del suo dominio. Egli rimase a piangere perché il suo potere stava per essere travolto.

8. La volpe, dopo aver seguito le piste del leoncino, vi lanciò cani feroci per insidiare e percorrere Betlemme alla ricerca della preda. Poiché essa dilania i soli agnelli, e non il leone, di cui non riesce a sopportare neppure lo sguardo. Gli avvoltoi avevano cercato l’aquila sui monti, ma quell’aquila era al sicuro nella cova, riscaldando sotto le proprie ali il nido già costruito da sé, sebbene una vergine, e madre, lo avesse da poco messo al mondo. Egli è infatti padre di lei e anche Creatore dell’universo, il seminatore della pace. Erode è in guerra, a prezzo di fatiche che risulteranno inutili e che dovrà senza dubbio rimpiangere perché il suo potere è alla vigilia di essere travolto.

9. Mentre la nuvola radiosa si stendeva sulla Giudea e l’illuminava, Erode vi gettava nere tenebre tutti oscurando senza eccezione. Di colpo egli ottenne di trasformare in pianto amaro l’innata indole gioconda e sorridente dei bambini. Mentre poco prima quelli si erano rallegrati del parto della Madre Intemerata, egli provocò l’esplosione dei loro lamenti: quasi fiori allo sbocciare essi cadevano a terra. A tale spettacolo ognuno si lamentava ed annunciava a Rachele: “Orsù, Rachele, partecipa al nostro lutto. Eleviamo lugubri lamenti anziché inni di gioia, e gemiti invece di dolci canti, perché il suo potere sta per essere travolto”.

10. La voce di quanti piangevano su teneri bambini rimbalzava sulla terra quasi fragore di tuoni: colline, gole e valli dei monti riecheggiavano di quell’ondata, sembrava persino volessero imitarne il lamento in un sussulto doloroso. La terra appariva allora intrisa di sangue, come il deserto stesso e i luoghi abbandonati, ché sino là aveva esteso i tentacoli la collera di quel criminale e grande superbo. Egli dava la caccia alle madri e, quando le raggiungeva, strappava dalle loro braccia gli implumi loro, passerotti dal dolce cinguettio, e poi li sgozzava, incapace di rendersi conto, il perverso, che malgrado simili atti, il potere suo stava per essere travolto.

11. I soldati, a spada sguainata, affrontavano le madri recanti i figli sulle braccia. Gelide di paura, queste lasciavano cadere il fardello nutrito prima con amore. Il sesso femminile, infatti, anche se impulsivo e temerario, è sopraffatto per natura dalla violenza dello spavento. Alcune supplicavano gli assassini presentando loro la propria gola, desiderose di morire prima della propria creatura, anziché assisterne al massacro. Di questo ogni donna che sia stata madre può essere testimone degna di fede. Perciò urlavano con amarezza: “Voi ammazzateli pure, ma sarà il seno di Abramo ad accoglierli insieme col fedele Abele”. Erode piangeva frattanto il suo potere che stava per essere travolto.

12. Come gli empi versano il sangue puro di creature che ignorano il male, così si deve evocare Abele, che presenta a Dio il proprio sacrificio puro e senza macchia, e trovarvi per noi il conforto, poiché egli pure fu trucidato. Si può anche pensare a Zaccaria e all’accusa che egli lassù presenterà davanti a Dio contro i suoi carnefici. I Giudei e i capi che li governano, infatti, non hanno smesso di essere violenti e di macchiarsi di crimini, di farsi assassini e mostrarsi immaturi, trasgressori della legge. Hanno rinnegato Mosè, segato a metà Isaia, e adesso sgozzano i bimbi di Rachele. Essi piangono per questo ora, perché il potere di Erode stava per essere travolto.

13. O malvagità, o follia del re! O comportamento crudele! Dichiarare guerra a piccole creature, senza la minima pietà per il proprio popolo! Dimentico dei fanciulli propri, perse memoria che tutti sono di pari natura. Non ha avuto pietà dei genitori, ma ebbro di rabbia, ha dapprima perso se stesso, poiché ha ignorato i fratelli di razza, scagliandosi contro tutti loro come contro selvaggina che fugge avanti ai cacciatori protesi a stendere le reti. I padri piangevano i figli e le madri assieme con loro, ma allo spavaldo ciò non interessava affatto; una cosa sola aveva a cuore: piangere perché il suo potere stava per essere travolto.

14. A colpi di coltello, senza pietà alcuna, furono sgozzati, e l’uccisione di questi piccoli senza peccato si trasformò in massacro. Gli uni erano trafitti orrendamente, gli altri erano tagliati in due tronconi, altri ebbero la testa mozzata mentre stavano ancora nutrendosi al seno della madre, in maniera tale che i santi piccoli crani degli innocenti retavano appesi a quei seni rimasti nelle loro bocche dalla dentatura delicata. Allora si moltiplicavano, crescendo oltre misura, i dolori delle nutrici, dilaniate fisicamente da figli di soli due anni di età, e mutilate della viva presenza loro, in conformità all’ordine del re, per cui egli rimpiangerà il potere che stava per essere travolto.

15. Erode andava alla ricerca di un grappolo verde e per esso stava vendemmiando fuori stagione. Era inverno quando Maria aveva messo al mondo quel grappolo che non era stato coltivato e, perciò, non avendo egli potuto trovare l’uva giunta a maturazione, egli vendemmiò l’uva acerba. Perché il frutto della sola Vergine pura stava fuggendo verso l’Egitto insieme con l’intero vitigno, per esservi messo a dimora e dare frutto. Egli era fuggito dalla terra dei Giudei, incolta e sterile di ogni bene, e giunse al Nilo fecondo, non come Mosè abbandonato nella sua acqua ferma e posto in una cesta. Egli rovesciò invece là tutti gli idoli, amico dei quali è Erode, il quale vedeva che il suo potere stava per essere travolto.

16. Lacci e reti erano predisposti per catturare il cerbiatto della Vergine, Madre di Dio, ma la trappola si spezzò e il cerbiatto poté fuggire strappando la rete; con la Madre fuggì in Egitto, capriolo senza macchia, secondo l’antica profezia di Michea. Tu che sei ovunque e tutto contieni, ove fuggi? Ove vai? Presso chi stabilirai la tua dimora? Quale casa potrà contenerti? Quale luogo ti accoglierà? Non v’è creatura che sfugga al tuo sguardo, ma tutto è nitido davanti a te, perché tu sei il Creatore di tutte le cose, o Cristo. Perché dunque fuggi, o Dio buono? Erode per causa tua si lamenta piangendo perché il suo potere stava per essere travolto.

17. L’esule fugge per non essere trovato e riconosciuto da chi lo sta cercando, ma, al contrario, l’unico che è misericordioso, Gesù nostro Salvatore, fuggiva nel proprio aspetto visibile, mentre a mezzo delle proprie opere si lasciava riconoscere da tutti. Perché, al momento del suo arrivo in Egitto, di colpo le statue fatte da mano umana caddero a pezzi. Colui che aveva fatto tremare Erode, provoca anche questo rovescio degli idoli. Nascosto in grembo alla madre, pure egli agiva quale Dio. Era in viaggio verso l’Egitto, ma un angelo accudiva alla fuga. Volontariamente egli si lasciava inseguire nella caccia, come un povero piccolo essere, mentre egli si faceva annunciare a tutti quale potente. Per questo Erode piangeva, perché il suo potere stava per essere travolto.

18. Voi, dunque, fratelli, perdonate la mia vile debolezza. Insieme alziamoci per adorare Colui che è venuto a salvare tutto il genere umano, acclamando il Maestro ad alta voce, con cuore pentito, al fine di essere sollecitamente liberati dalla presenza dell’uccisore degli uomini, ed essere liberati dai nostri peccati per trovare così la via della virtù. E per primo io, che così sto parlando, perché ho molto peccato, sia coscientemente che per ignoranza. Ho irritato Dio con le mie azioni impure. Ecco perché vi supplico di alzarvi con me per gridare

con forza: “Per l’intercessione della Madre tua Intemerata, o Dio, e dei santi Innocenti, non privarci della tua regalità, o Cristo”.

 

 


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