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14.01 Memoria dei 38 santi Padri martirizzati sul Sinai

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

Molto prima che l'imperatore Giustiniano costruisse il grande monastero sulle pendici del monte Sinai nel 527 –una vera fortezza nel deserto per proteggere i monaci da pericolosi predoni-, molti asceti vivevano sparsi per il deserto nel loro desiderio di raggiungere l'unione con Dio, abbandonate tutte le cose temporali e vane per una vita di preghiera e di ascetismo.  Durante il regno dell'imperatore Diocleziano (284-305), quando Pietro era Patriarca di Alessandria (300-311), molti di questi venerabili padri che vivevano asceticamente nel deserto del Sinai furono uccisi. Questo accadde perché uno dei capi saraceni era morto vicino alla chiesa dove i padri si riunivano per la Divina Liturgia; quelli pertanto sfogarono la loro rabbia massacrando Doulas, il superiore della comunità, e tutti i padri che vivevano lì nelle celle. Altri si rifugiarono in una fortezza e in una torre per proteggersi. Venuta la notte, un'altissima fiamma si levò dalla vetta del monte Sinai per divina Provvidenza, facendo apparire l'intera montagna come una colonna di fuoco e fumo che si alzava nei cieli. Quando i barbari la videro, furono presi dal panico e fuggirono.

In tutto il numero dei monaci massacrati fu di trentotto: alcuni erano stati decapitati; per altri il taglio non era stato completo e la testa penzolava sul petto o sulla schiena; il corpo di un monaco era tagliato a metà. Tra questi solo due furono ancora trovati vivi, Saba e Isaia, sebbene morirono poco dopo aver seppellito i santi padri massacrati e aver raccontato l'evento.

Anni dopo un altro massacro ebbe luogo sul Monte Sinai durante il regno di Teodosio il Grande (379-395). Alcuni barbari conosciuti come Blemmi, che vivevano come animali selvaggi nel deserto tra l'Egitto e il Mar Rosso, uccisero spietatamente i santi asceti e rubarono le loro misere provviste. San Nilo del Sinai (12 novembre) era tra questi santi padri con suo figlio San Teodulo (14 gennaio). Nilo riuscì a sfuggire al massacro e alla fine registrò gli eventi per iscritto, mentre Teodulo fu catturato e riscattato da un vescovo locale; questi lo liberò, permettendo a padre e figlio di tornare sul Monte Sinai e vivere come asceti fino al loro riposo.

 


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