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Inno per la Festa dell’Ypapantì

 di san Romano il Melode

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

Inno per la Festa dell’Ypapantì

di san Romano il Melode

 

Proemio I

Il coro degli angeli stupisca al prodigio

e noi mortali cantiamo un inno ad alta voce,

alla vista dell’impensabile condiscendenza di Dio:

Colui davanti al quale tremano le Potenze dei cieli,

è tenuto ora fra le braccia di un vegliardo,

lui, unico Filantropo.

 

Proemio II

Tu, che hai preso carne per noi da una Vergine

e sei stato portato quale bambino

nelle braccia di un vegliardo,

innalza lo scettro dei nostri pii Sovrani,

rafforzali nella tua potenza, o Verbo,

allieta il loro pio regno,

o unico Filantropo.

 

Proemio III

Tu che hai santificato un seno verginale

con la tua nascita e hai benedetto

le mani di Simeone come conveniva,

tu sei venuto ora e hai salvato anche noi,

o Cristo Dio. Rappacifica lo Stato in guerra

e fortifica i Sovrani da te amati,

o unico Filantropo.

 

1. Accorriamo presso la Madre di Dio, noi che desideriamo vederne il Figlio condotto a Simeone. Gli Incorporei, mirandolo dal cielo, si stupirono esclamando: “Che spettacolo meraviglioso, strano e stupendo, incomprensibile e impensabile! Il Creatore di Adamo è portato come un bambino, l’Incontenuto diviene contenuto, tra le braccia di un vegliardo! Colui che dimora nel seno illimitato del Padre è circoscritto per propria volontà nella carne, non nella divinità, lui, l’unico Filantropo”.

 

2. Dopo essersi così espressi, essi adorarono in modo invisibile il Signore e ritennero beati gli uomini, perché Colui che era portato sulle ali dei Cherubini aveva preso con loro dimora, e l’Essere inaccessibile agli angeli si era fatto accessibile ai terrestri; il Creatore, che regola e protegge tutte le cose e plasma i bimbi nel seno materno, era divenuto infante senza subire mutamento, infante di una Vergine, e senza per questo separarsi dal Padre e dallo Spirito, partecipe della loro eternità, lui, l’unico Filantropo.

 

3. Mentre gli angeli inneggiavano al Filantropo, Maria camminava portandolo tra le braccia e si chiedeva ancora la spiegazione della propria maternità pur essendo rimasta vergine. Riconoscendone il parto soprannaturale, ella temeva e tremava e meditando fra sé così diceva: “Quale, il nome per chiamarti, o Figlio? Potrei dirti uomo, così come ti vedo, ma tu sei al di sopra dell’uomo, tu che hai serbato intatta la mia verginità, o unico Filantropo.

 

4. Ti dirò uomo perfetto? Ma io so che il tuo concepimento fu opera divina: nessun uomo può essere concepito senza connubio, al contrario di quanto fu per te, o senza peccato! E se ti dicessi Dio, mi meraviglio, perché ti vedo uguale a me in tutto, perché tu nulla hai che si scosti da quanto v’è nell’uomo, anche se sei stato concepito e messo al mondo senza peccato. Devo nutrirti o glorificarti? Tutto ti proclama Dio intemporale, anche se ti sei fatto uomo, o unico Filantropo”.

 

5. Così fu introdotto nel tempio il Signore: portato con gli olocausti, come riferisce la Scrittura, ed il beato Simeone lo ricevette dalle mani della Madre. Gioia e timore si alternavano nel Giusto, poiché con gli occhi dell’anima vedeva le schiere degli angeli che, in gran timore, glorificavano Cristo. Tra sé così supplicando, esclamò: “Tu custodiscimi: il fuoco della divinità non mi consumi, o unico Filantropo!

 

6. Da misero qual ero, oggi trovo ancora forza, perché ho visto la salvezza data da te, o Signore. Tu sei l’impronta perfetta dell’incomprensibile ipostasi del Padre, l’astro inaccessibile, il sigillo immutabile della divinità, irradiazione della gloria che inonda di luce le anime degli uomini nella verità, tu che esisti da prima dei secoli e tutto hai creato. Tu sei difatti la luce che splende lontano, luce del Padre tuo, inconfusa, illimitata, incomprensibile, anche se ti sei fatto uomo, o unico Filantropo!

 

7. O buono e filantropo, tu hai accolto in passato le offerte di Abele e quelle di altri giusti. A chi ora offri vittima e olocausti, o Santissimo? So bene che nulla esiste maggiore di te, o Signore incomprensibile. Il Padre non ti è superiore quanto all’essenza: perché sei a lui consustanziale e coeterno. Ma per mostrare che tu sei in verità quello che sei divenuto, in osservanza della propria legge, tu presenti la tua offerta, o unico Filantropo.

 

8. Tu sei grande e glorioso, tu che l’Altissimo ha indicibilmente generato, o Figlio santissimo di Maria. Dichiaro te solo visibile e insieme invisibile, contenuto e incontenuto. Quanto alla natura, ti riconosco e ti confesso Figlio di Dio preeterno, e confesso anche che tu sei il figlio della Vergine, oltre natura. Perciò ardisco tenerti in mano quasi lucerna, perché l’uomo che tiene in mano la lucerna ne è illuminato e non bruciato. Illuminami, dunque, o lucerna che non si spegne e unico Filantropo”.

 

9. A queste parole, la Vergine purissima restò interdetta. Il vegliardo le disse: “Tutti i profeti hanno annunziato il figlio che senza seme tu hai concepito. Un profeta tra l’altro, nel predire l’evento prodigioso, proclamò che la porta chiusa sei tu, o Madre di Dio: per te infatti entrò ed uscì il Signore, senza aprire né intaccare la porta della tua verginità per la quale egli soltanto passò, mantenendola intatta, lui, l’unico Filantropo.

 

10. Ti voglio ora svelare e predire ogni cosa, o Santissima, o purissima: per la caduta e per la risurrezione è scelto il Figlio tuo, che è la vita, la redenzione e la risurrezione di tutti. Questo non significa però che il Signore si sia manifestato per far cadere gli uni e risuscitare gli altri, perché il Misericordioso non si rallegra della caduta degli uomini e non è venuto per far cadere quanti si tengono in piedi; egli è piuttosto accorso per risuscitare i caduti e riscattare dalla morte ogni propria creatura, lui, l’unico Filantropo.

 

11. Caduta e risurrezione: è il modo di essere dei giusti alla luce della grazia. Per il peccato, quelli che si tengono in piedi cadono e sono da considerare come morti; per giustizia e per fede essi possono risorgere e rivivere nella grazia. Le passioni del corpo sono rimosse e cadono nel nulla, mentre l’anima splende delle virtù che elevano verso Dio. Quando l’intemperanza è vinta dal tutto, la temperanza risorge. Così cancella il peggio e ripristina il meglio, lui, l’unico Filantropo.

 

12. Ispirato da Cristo, voglio predirti dove sarà il segno di contraddizione. Questo segno sarà la croce che i criminali innalzeranno per il Cristo. Gli uni proclameranno Dio colui che è crocifisso, gli altri invece lo proclameranno uomo, mettendo così a confronto i dogmi della pietà con quelli dell’empietà. Alcuni riterranno il suo un corpo celeste, altri un fantasma. Altri diranno ancora che egli è senza anima, altri diranno animata la carne di cui si vestì da te l’unico Filantropo.

 

13. Questo mistero sarà oggetto di molte idee contrastanti sì che il dubbio sorgerà nella tua mente. Quando difatti vedrai inchiodato alla croce il Figlio tuo, o Purissima, ricordandoti delle parole dell’angelo, del divino concepimento e degli indicibili miracoli, ti verrà subito da dubitare: questa esitazione sarà per te una spada di dolore. Ma in seguito Dio darà pronta guarigione al tuo cuore ed una pace inesauribile ai discepoli, lui, l’unico Filantropo”.

 

14. Dette queste parole alla Purissima, il giusto vegliardo al fanciullo così parlò: “Ora congeda in pace me, tuo servo, poiché ti ho veduto, Signore. Lascia che mi accommiati per volgere verso la vita che non ha fine, o tu, vita impareggiabile, poiché questa fu la tua promessa a me prima che tu venissi al mondo. Compi dunque per me la scadenza del tuo verbo, o Verbo. Mandami, o Santissimo, da Abramo e dai patriarchi e congedami presto da questo mondo che passa, o unico Filantropo.

 

15. Sono tristissime, sono misere le cose della vita presente, caduche e destinate ad una fine inevitabile. Ecco perché tu hai allontanato da questo mondo tutti i giusti e hai preservato Enoch ed Elia dal provare la morte, o Signore, degnandoti di trasferirli misteriosamente da questo mondo per abitare in luoghi di luce ove non vi è affanno. Ritira ora anche me da questo mondo che passa, o Creatore, accogli l’anima mia e annoverami tra i tuoi santi, o unico Filantropo.

 

16. Nella tua bontà tu sei venuto per essere la vita e la risurrezione di tutti: lasciami dunque uscire da questa vita, o mio Dio, e mandami alla vita incorruttibile, o tu, l’Incorruttibile. Consegna il mio corpo alla morte sensibile come hai fatto per tutti i tuoi servi, e donami in compenso la vita spirituale ed eterna, o Misericordioso. Come ho avuto il privilegio di vederti nel corpo e di portarti tra le braccia, così possa io vedere la gloria che hai, unito a tuo Padre e allo Spirito santo: difatti lassù sei rimasto e quaggiù anche sei venuto, o unico Filantropo”.

 

17. Il Re delle Schiere gradì la preghiera del giusto e rispose, invisibile: “Ora ti congedo, o mio diletto, da questo mondo caduco per raggiungere i luoghi eterni. Ti mando verso Mosè e gli altri profeti: a tutti annuncia che sono venuto, come da loro predetto; sono nato da una Vergine, come da loro annunciato; sono apparso nel mondo frequentando gli uomini, come avevano profetizzato. Presto verrò a ritrovarti dopo aver riscattato tutti, io, l’unico Filantropo”.

 

18. Ti supplichiamo, o Santissimo e longanime, tu che sei vita, risurrezione e fonte di ogni bontà. Guarda dall’alto dei cieli e considera quanti mettono sempre in te la loro fiducia. Libera la nostra vita, Signore, dalla collera, dall’indigenza e dalla tribolazione. Guida tutti nella fede e nelle verità, per intercessione della santa Madre di Dio e Vergine. Salva il mondo che è tuo, salva il tuo gregge, proteggi tutti, tu che ti sei fatto uomo per noi senza subire mutamento, o unico Filantropo.

 


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