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16.02: Memoria del beato Maruthas, vescovo di Martyropolis

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

Il beato Maruthas era il figlio di Liyuta e Mariamne, e divenne dotto in ogni ramo della conoscenza, specialmente in medicina. Alla morte di suo padre, gli succedette come sovrano di Sophene e in seguito fu consacrato come suo vescovo. Nell'anno 381 Maruthas partecipò al Secondo Concilio Ecumenico a Costantinopoli, convocato contro l'eresia di Macedonio. Nel 383, prese parte al Sinodo di Antiochia contro i Messaliani. All'ascesa di Yazdegerd I al trono persiano (399 circa), San Maruthas fu accreditato alla sua corte come ambasciatore dell'imperatore romano; ciò accadde dopo che San Maruthas era partto per Costantinopoli per implorare l'imperatore Arcadio di proteggere i cristiani persiani. Vnendo rispettato sia dall'imperatore romano che dallo scià di Persia, fu in grado di portare pace e comprensione tra i due imperi. Tra i tanti miracoli, guarì il re Yazdegerd dalle sue emicranie, dalle quali i suoi Magi non erano stati in grado di curarlo, conquistando così il suo favore e la pace per i suoi sudditi cristiani. Poiché il re volle ricambiarlo con qualche dono, il Vescovo chiese i corpi dei santi Martiri che avevano reso testimonianza a Cristo in Persia durante la terribile persecuzione di Sapore II (340-379). Le loro reliquie furono concesse con grande disponibilità e il Vescovo le trasportò presso la sua Sede di Mayerferqat, che divenne conosciuta da allora come Martyropolis.

Alcuni anni dopo, tornò in Persia per partecipare al Sinodo di Seleucia (410), che riorganizzò la Chiesa persiana. Assistette all'elezione di un nuovo Catholicos e non cessò mai di occuparsi della pace e del giusto ordine della Chiesa nel Regno Sassanide. I Magi mazdei erano gelosi del favore reale accordato al Vescovo. Fecero nascondere un uomo tra le volte del tempio del fuoco, il quale, nel momento in cui il re stava offrendo il suo sacrificio, lo ammonì come se un dio stesse parlando, con queste parole: "Non ti accetto perché hai messo Maruthas, il capo dei Galilei, al tuo fianco." Guidato dalla grazia di Dio, Maruthas entrò nel tempio e smascherò la trama. Quando l'impostore confessò di essere stato messo lì dai Magi, il re li fece arrestare. Li avrebbe fatti mettere tutti a morte con le loro mogli e figli, se non fosse stato per l'intercessione del compassionevole Maruthas. Il Re quindi diede al santo Vescovo il permesso di costruire quante chiese nel Regno avesse voluto, concesse ai cristiani la libertà di culto e conferì valenza di legge ai decreti del Sinodo di Seleucia. Quanto al beato Maruthas, si addormentò in pace nella sua città cattedrale di Martyropolis nel giorno della consacrazione della chiesa locale, nell'anno 420. Le reliquie di San Maruthas furono successivamente trasferite in Egitto e collocate in una skiti monastica intitolata alla Madre di Dio.

Dopo il riposo di San Maruthas, il vescovo Abdas di Susa, nel suo zelo estremo, devastò uno dei templi zoroastriani e si rifiutò di ricostruirlo. Ciò innescò una ripresa delle persecuzioni contro i cristiani da parte del successore dello Shah Yazdegerd, suo figlio Vararanes, per influenza dei Magi.)

[tradotto da johnsanidopoulos.com] 

 


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