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20.02: Memoria dello ieromartire Sadok e di 128 martiri con lui

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

Sadoth, noto anche come Shahdost o Sadok, fu vescovo di Seleucia-Ctesifonte dal 341 al 343. Fu martirizzato durante la grande persecuzione del re persiano Sapore II, responsabile del martirio di migliaia di Cristiani. Il racconto più antico e più circostanziato dell'episcopato e del martirio di Sadoth si legge nella Cronaca di Seert del IX secol. Ιl nome Shahdost è persiano e significa ‘amante e devoto del re’ (shāh "re" e dūst "amico"). Shahdust di Ctesifonte era di Beth Garmai, anche se alcuni dicono che fosse di Susa. Era l'arcidiacono di Shemʿon Bar Sabbaʿe. Era un uomo buono e pio.

Poiché, dopo la morte di Shem’on, la chiesa era rimasta senza guida, egli si diede tutto a nostro Signore Gesù Cristo, e così divenne patriarca. Nello specifico si racconta che i padri e i fedeli, riunitisi in segreto, dopo aver pregato Dio, scrissero diversi nomi e tirarono a sorte. Il nome di Shahdost fu sorteggiato. Il santo accettò l'incarico che gli era stato affidato senza lasciarsi scoraggiare dalla paura della morte, e ricevette l'investitura del titolo di patriarca segretamente, nell’abitazione di un cristiano. Scelse alcuni uomini e li ordinò per sostituire i padri che erano stati martirizzati con il santo Mar Shemon; tra loro c'era anche Barbaʿshmin, nipote di Shem’on bar Sabbaʿe. Tutti si impegnarono a morire per la salvezza del gregge affidato loto, prendendo a visitare i cristiani notte e giorno per incoraggiarli contro la persecuzione di Sapore. Alla fine, il ruolo di Shahdost fu scoperto, e il patriarca venne arrestato. Tre notti prima aveva visto in sogno una scala, con la base a terra ma ritta fino al cielo. Shemʿon era sulla scala e diceva: "Shahdost, sali fino a me su questa scala, come l'ho fatto io ieri". Il santo capì il significato del sogno, ne parlò ai fedeli, ed essi si allarmarono per questo. Tre giorni dopo venne arrestato a Seleucia-Ctesifonte con 128 vescovi, sacerdoti, diaconi e uomini e donne cristiani. Rimasero in prigione per cinque mesi, subendo ogni tipo di tortura. Furono spinti ad abbracciare la religione dei magi, ma rimasero saldi nella loro fede. Il satrapo di Seleucia-Ctesifonte ordinò quindi di uccidere 120 di loro, ma mandò Shahdost con le donne cristiane da Sapore. Quando il patriarca si presentò, il re gli disse: 'Ho ucciso Semon, il capo dei cristiani, e un gran numero di abati e vescovi. Perché sei diventato il capo delle persone che detesto?” Shahdost rispose: 'Il vero capo dei cristiani è Iddio, l’Altissimo. È lui che, di sua scelta, dà loro le guide spirituali. Il mare non sarà mai prosciugato e il cristianesimo non sarà mai distrutto. Più cristiani uccidi, più essi si moltiplicheranno”. Il maledetto si infuriò, poi lo trattò con gentilezza, sperando di persuaderlo ad adorare il sole, e gli parlò in modo amichevole nella speranza di convertirlo alla religione dei magi. Ma lungi dal convertirlo, da lui non ottenne altro che parole energiche e dure e la più viva resistenza. Ordinò quindi la sua morte e quest'ordine fu eseguito nello stesso luogo in cui Sem Sheon era stato giustiziato. Anche i suoi compagni furono uccisi. Tra loro c'erano Miles al-Razi, il suo discepolo Aborsam e molti altri, comprese le due sorelle di Shem’on. I fedeli raccolsero i loro corpi e li seppellirono nella chiesa.

Secondo questo racconto, Shahdost fu patriarca per due anni e cinque mesi

 


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