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22.02: Memoria di Baradate, monaco eremita della regione di Antiochia

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

Baradate fu un eremita nella regione di Antiochia che visse dapprima in una cella, poi all'interno di una cassa fino a quando fu dissuaso dal vescovo Teodoto di Antiochia. Successivamente praticò la condizione di ‘stazionario’, cioè rimase sempre in piedi.

Di lui scrisse Teodoreto di Cirro, nel suo ‘Storia di monaci siri’:

"Lo spirito vendicatore comune agli uomini ha escogitato molte vie del male nel suo zelo per consegnare l'intera razza umana alla distruzione totale, ma pietosi soccorritori hanno escogitato molte e diverse scale per l'ascesa al cielo. Alcuni, lottando in gruppo - sono una miriade tali comunità, impossibile enumerarle - godono di corone senza tempo e ascendono alla meta desiderata; altri, abbracciando la vita solitaria, praticando la conversazione con Dio solo e non ricevendo consolazione umana, raggiungono in questo modo la vittoria. Alcuni che vivono in capanne e altri nelle celle cantano inni a Dio; altri abbracciano la vita in grotte e anfratti. Molti non sono stati portati a vivere in una grotta o in un anfratto o in una capanna o in una cella, ma esponendo i loro corpi all'aria aperta sopportano i contrasti di temperatura, a volte congelati da gelate inesorabili, a volte bruciati dal fuoco del raggi solari. Di questi ancora la vita è varia: alcuni stanno sempre in piedi, altri dividono la giornata tra seduti e in piedi; alcuni, rinchiusi in recinti, evitano la compagnia dei molti; altri, senza tale copertura, sono esposti a tutti coloro che desiderano vederli. Sono obbligato in questo momento a considerare ciascuno di questi, poiché desidero registrare la vita del meraviglioso Baradate, che escogitò nuove forme di resistenza.

Anzitutto, si rinchiuse per lungo tempo in una cella, godendo in solitudine della consolazione divina. Da questo luogo si portò in luogo situato più in alto, dove costrì una piccola cassa di legno che non corrispondeva nemmeno al suo corpo, in questo dimorando, obbligato a chinarsi tutto il tempo - perché la sua lunghezza non era di dimensioni pari all'altezza del suo corpo. Non era nemmeno completamente coperto con le assi, ma aveva aperture come una grata, ed era simile a finestre che hanno aperture piuttosto larghe per la luce; per questo non era al riparo nè dall'assalto della pioggia né dalle fiamme del sole, ma li sopportava entrambi come gli altri asceti all'aperto, che superava solo riguardo alla reclusione. Dopo aver trascorso molto tempo in questo modo, in seguito uscì, cedendo alle richieste dell'ispirato Teodoto, che era stato nominato alla sede episcopale di Antiochia (intorno al 420). Tuttavia, sta sempre in piedi, elevando le mani e inneggiando al Dio dell'universo, e coprendo tutto il suo corpo con una tunica di pelli – e lasciando solo intorno al naso e alla bocca una piccola apertura per poter respirare, poiché altrimenti la natura umana non può vivere. Sopporta tutta questa ascesi, anche se dotato di un corpo non robusto ma afflitto da numerose malattie; ma uno zelo ardente come il suo, infiammato dall'amore divino, costringe all’ascesi anche chi non potrebbe sostenerla.

Adornato di ogni comprensione intellettuale, è eccellente nel formulare domande e risposte, a volte sillogizzando meglio e più potentemente di quelli ben versati nei labirinti di Aristotele.3 Sebbene sia al vertice della virtù, non permette al suo spirito di librarsi in alto, ma gli ordina di strisciare sotto le pendici della montagna, perché sa quale danno è causato da un'intelligenza gonfia di vanità. Questa, in sintesi, è la filosofia di quest'uomo. Possa aumentare tanto da raggiungere il traguardo della corsa, perché la gloria di questi vincitori è comune gioia per i pii. Per me può essere che, sostenuto dalle preghiere di questi uomini, non mi allontani da questa montagna, ma la ascenda gradualmente e mi delizi nel guardarli."

[da www.johnsanidopoulos.com]

 


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