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L'attuale crisi religiosa e spirituale e l'Ortodossia

categoria: Notizie

di SER il Metropolita Policarpo



La attuale crisi religiosa e spirituale e l’Ortodossia

Articolo di SER Policarpo

(seminario ‘Religioni e spiritualità in un mondo in crisi’ a cura del Centre d’Estudis Jordi Pujol, Barcellona)

giugno 2009

 

Affronterò la questione della crisi religiosa e spirituale che sta attraversando il mondo attuale dal punto di vista dell'Ortodossia, che rappresento.

 La parola greca "crisi" regna nell'orizzonte mondiale. Tutti infatti parlano di crisi economica e dimenticano, o vogliono farci dimenticare, che questa crisi non è altro che una conseguenza nel settore economico della grande crisi spirituale e morale che l'umanità sta attraversando da anni.

 Per "crisi religiosa" si intende una situazione in cui le certezze religiose, fino a poco tempo fa incrollabili, sono state messe in discussione o, ancor più, negate. Questo fenomeno ha anche un suo aspetto positivo, perché aiuta, in un certo senso, ad attualizzare e mettere in risalto la pratica della fede. Tuttavia, nella maggior parte dei casi finisce per corrompere e ostacolare quella fede che vuole essere purificata e resa più evangelica.

 Se guardiamo la storia della Chiesa, troviamo che molti e duraturi sono stati i tempi di crisi. Ad esempio, se diamo uno sguardo all'antichità cristiana, quando il cristianesimo era ancora indiviso, vediamo che, all'improvviso, vennero alla luce movimenti eretici. Tra le grandi eresie responsabili delle divisioni della cristianità, un posto di rilievo occupa l'eresia ariana, duratura nel tempo e vasta nella diffusione. Questa eresia, promossa dal sacerdote alessandrino Ario (256-336), è in qualche modo importante anche oggi. Perché? In molti settori della cristianità odierna c'è una tentazione reale o latente di rappresentare Cristo solo nella sua realtà umana, dimenticando o nascondendo totalmente la sua realtà divina. In questo senso, sono molte le tentazioni ariane che vengono subite dal cristiano moderno, come sottolineava a suo tempo un noto arcivescovo e teologo cattolico italiano, il cardinale Giuseppe Siri di Genova, nella sua opera "Getsemani". Le eresie cristologiche sono una vera espressione di crisi; vale a dire, di un malinteso della verità completa su Cristo, del rifiuto di una parte di questa verità. Inoltre, nella visione ortodossa, l'eresia non è semplicemente una crisi che deriva da un malinteso filosofico o intellettuale intorno alla verità cristiana. La teologia ortodossa nasce da un modo di vivere in Cristo, non solo da un modo di pensare. In questo senso, non dovrebbero stupirci le osservazioni di sant'Atanasio il Grande, per il quale l'eresia ariana, latente anche nel mondo cristiano odierno, nacque a causa di uno spirito moralmente e spiritualmente malato, non semplicemente di un pensiero sbagliato (vedi Nikos A. Matsoukas, "Teologia dogmatica e simbolica ortodossa", 2, Dehoniane, Roma 1990, p. 129). La vera radice di questa errata interpretazione e della crisi che ne deriva è, quindi, una malattia spirituale. Questo è il motivo per cui l'Ortodossia collega strettamente spiritualità e teologia. Per lo stesso motivo, esortava san Gregorio di Nazianzo: "Non a tutti, miei cari, compete parlare di Dio, a non tutti: non si tratta di una capacità che si acquista a buon mercato, né che appartiene a quanti procedono senza staccarsi da terra [...] Non compete a tutti, ma a quelli che hanno esercitato e fatto progressi nella contemplazione e che, prima di tutto, hanno purificato l'anima e il corpo, o, più precisamente, li purificano. Chi non è puro, non può, senza pericolo, venire in contatto con la purezza, come il raggio del sole, non può penetrare senza danno negli occhi malati "(Gregorio Nazianzeno," Orazione 27", II).

Pertanto, le interpretazioni errate ed eretiche sono malattie spirituali. La Chiesa come corpo vivente è sempre stata messa alla prova dalle malattie. Il dubbio, la negazione della fede e le interpretazioni errate sono malattie che coinvolgono l'intero corpo e causano la crisi. Nella Chiesa nessuna parte del corpo può essere definita indipendente o disinteressata delle altre parti, perché "se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme e se un membro è onorato tutte le membra ne gioiscono" (1 Cor 12 , 26).

La crisi religiosa e spirituale che sta attraversando la nostra epoca, nata, fondamentalmente da un diffuso indifferentismo, ci colpisce tutti e tutti ci fa soffrire. Il mondo ortodosso non può considerarsi più fortunato del cattolico o del protestante, e nessuna delle tre confessioni può sentirsi sollevata dal fatto che le altre abbiano più problemi. Questa sofferenza deve sfidare profondamente ciascuna di loro sul proprio modo di vivere Cristo. D'altra parte, credo sia inutile ricordare il vuoto di valori che caratterizza le generazioni attuali. Se i giovani di oggi non hanno i valori che avevano quelli di qualche decennio fa, la colpa non è da imputarsi unicamente a un'evoluzione dei costumi, o ad una permissività legislativa a livello statale. Forse i giovani non hanno questi valori perché non li hanno trovati, e per ritrovarli, secondo gli insegnamenti di san Gregorio di Nazianzo, che caratterizzano tutta l'Ortodossia, non è solo necessario parlarne, ma è più importante viverli. La crisi dei tempi presenti non è un fenomeno del tutto nuovo, anche se appare con linee e modi tipici dei tempi presenti. L'indifferentismo verso le verità religiose e spirituali, va detto con sincerità, è penetrato oggi parecchio nelle istituzioni ecclesiastiche e, ancora una volta va detto sinceramente, esse ne sono colpevoli. Le percentuali sono diverse, ma l'indifferentismo è sempre esistito. L'Ortodossia ne è consapevole e i suoi uomini spirituali, come per esempio i monaci del Monte Athos, ne sono molto consapevoli e notano che quando l'intera società affonda, anche la qualità del monachesimo, settore in cui si coltiva per eccellenza la spiritualità ortodossa, soffre.

 Il famoso "Racconto di un pellegrino russo" del XIX secolo narra come il protagonista fu costretto ad attraversare molti luoghi e interrogare molti sacerdoti e monaci prima di ricevere una soddisfacente risposta al suo quesito spirituale. Il pellegrino, desideroso di praticare la "mistica preghiera continua del cuore" e di comprenderne il significato, trovò perfino un vescovo che lo derise apertamente per la sua ricerca spirituale. Essendo un fenomeno generale, anche oggi nell'Ortodossia possiamo trovare fedeli ed ecclesiastici che soffrono del male presente, cioè persone che non si offrono totalmente a Cristo, ma anzi preferiscono viverlo formalmente, assumendo un modo di essere mondano e preferendo la gloria del mondo presente, non le promesse del Vangelo. Ammetterlo non dovrebbe suonare strano, anzi, credo che segnali il cambio di direzione. Solo ammettendo la malattia può iniziare la guarigione. Il problema per tutti i cristiani, in generale, non è tanto avere problemi nella Chiesa, mali che derivano sempre da un'eccessiva attrattiva per il mondo, ma non saperli riconoscere e non riuscire vincerli perché non li si ammette. Si dimentica, invece, quello che dice san Giovanni Crisostomo: che la Chiesa è un Ospedale, l'unico ospedale che ha i mezzi di guarigione e da cui i malati escono guariti. Cristo stesso è il grande medico di tutte le malattie fisiche e spirituali. Cristo ha voluto essere posto al di sopra di tutto, anche dei nostri genitori che sono le persone a noi più care (cfr Mt 10,37). Cosa direbbe se vedesse i nostri fedeli e sacerdoti incatenati al mondo e amarlo? Sicuramente avrebbe detto la stessa cosa che ha detto al servo pauroso, il quale, ricevendo un talento, invece di moltiplicarlo, lo seppellì per paura del padrone (cfr Mt 25,26).

 Ciò che ho descritto finora è, tuttavia, parziale. Per cercare di capire il mondo ortodosso e il suo modo di reagire alle crisi, è necessario esporre qualcosa di molto importante. Il mondo ortodosso si caratterizza per il mantenimento del concetto di "Tradizione" (Παράδοσις), intendendo per "Tradizione" una vita evangelica che si trasmette dal tempo degli Apostoli, con insegnamenti e opere, di generazione in generazione. A stimolare e contribuire in modo determinante a questa trasmissione sono i testimoni di fede particolare, gli uomini che, vivendo la radicalità evangelica, diventano una sorta di vangeli viventi: "oί πνευματικοί" i padri spirituali. Pensando a loro l'apostolo Paolo, scrivendo al suo discepolo Timoteo, vescovo di Efeso, lo esorta ad essere "τύπος" (modello) dei fedeli, cioè un esempio vivente con la sua parola, il suo comportamento, il suo amore, la sua fede e purezza di vita (cfr 1 Tm 4,9-15). Il padre spirituale può essere un sacerdote, un monaco, un laico o una laica, come avveniva anche in Occidente nell'alto medioevo. È in una persona di questo tipo che si conserva e si trasmette l '"ethos": il modo di essere della Chiesa, un modo di essere che privilegia l'aspetto carismatico ma senza contrapporsi a quello istituzionale.

 Per essere più chiari porterò un piccolo esempio. In un periodo di grande declino della Chiesa ortodossa a causa del giogo ottomano, nel XVIII secolo, emerse un grande padre spirituale, San Kosmàs di Etolia. Nato nel 1714, dopo aver vissuto per molti anni come monaco sul Monte Athos, costernato dalla mancanza di conoscenza del Vangelo tra i cristiani ortodossi, ottenne dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Serafino II la benedizione per una predicazione itinerante, in un’area che corrispondeva all'attuale Grecia occidentale e all'Albania meridionale. Fondò scuole e stimolò continuamente i cristiani di quel tempo. Ascoltavano la sua predicazione non solo i cristiani, ma anche i musulmani. Aveva una fama di grande santità e lavorava sempre con la benedizione dei vescovi locali e il permesso delle autorità turche. La sua predicazione contro la disonestà lo rese inviso ad un gruppo di uomini che lo denunciò falsamente ai turchi. Lo impiccarono e gettarono il suo corpo in un fiume albanese il 24 agosto 1779. Ancora oggi le sue sacre reliquie fanno miracoli. Questo esempio di uomo carismatico, che l'Ortodossia ha definito "Isoapostolo", cioè "uguale ad un Apostolo", è stato come il lievito che ha fatto fermentare tutta la pasta, secondo il detto evangelico. La sua predicazione non era mossa da istanze puramente moralistiche, ma nasceva da un grande amore, perché il santo si nutriva di Cristo e del suo desiderio di vedere Cristo vivere in tutti gli uomini. Queste persone sono di fondamentale importanza per il mondo ortodosso, che è spesso sopposto al declino e alla crisi come tutte le realtà umane. Queste sono guide autentiche perché mettono in relazione il mondo presente con il mondo futuro; sono autentiche finestre aperte sul Paradiso, come molti hanno notato vedendo, ad esempio, il volto luminoso di San Serafino di Sarov (1759-1853), il quale, dopo aver trascorso la sua vita nel monastero e in eremitaggio, solo all'età di sessantasei anni uscì dalla solitudine per accogliere e consigliare chi lo desiderava. San Serafino di Sarov è la corona di una serie di grandi padri spirituali, che dalla fine del XVIII fino all'inizio del XX secolo furono l'unico rifugio, sostegno e consolazione di un popolo che viveva in uno stato e in una società in declino, qualcosa che il famoso scrittore Feodor Dostoevskij ha magistralmente descritto nei suoi libri.

 Ciò che questi uomini spirituali rappresentano non è tanto un modo convincente di spiegare il Vangelo, quanto una percezione della realtà futura. A volte un uomo spirituale dice poche cose o proviene da una cultura elementare, come fu il Beato Paisios del Monte Athos (1924-1994), ma, tuttavia, è capace di instillare una tale forza da illuminare in modo molto profondo, di impressionare e convertire i cuori degli uomini. Personaggi totalmente paradossali e per noi estranei erano i "folli di Dio" in Russia prima della rivoluzione bolscevica. Questi ultimi rappresentano lo sconvolgimento di tutta la nostra logica e di ogni tentazione da parte nostra di rendere logico il Vangelo, poiché l'amore per Dio può richiedere anche decisioni veramente irragionevoli per la mentalità mondana. Per questo, per noi Ortodossi, la vera crisi nasce quando ci manca o non abbiamo contatto con queste personalità che si immergono nella "logica alogica" spirituale e nella vita divina (théosis). La crisi nasce, prima di tutto, a livello dello spirito perché questo non ha più fonti presso cui abbeverarsi, da attenti interpreti della vita spirituale, non a livello della ragione. Per questo le osservazioni, anche interessanti, che Simone Weil fece a suo tempo sulla crisi del cristianesimo, incapace di rispondere alle istanze della ragione, non rappresentano per noi Ortodossi il vero nocciolo del problema. Questo famoso politico ebreo, francese, convertito al cristianesimo, notò che il cristianesimo occidentale era esposto a una crisi perché, ad esempio, la mentalità scientifica finiva per prevalere su quella cristiana, perché le ragioni della scienza avevano il primato su quelle della fede. Il cristiano rimaneva tale, solo un'ora alla settimana, quando frequentava la Messa, e per il resto del tempo era dominato dalla mentalità scientifica. (Vedi Simone Weil, "L’enracinement. Prelude a une declaration des devoirs envers l'être humaine", Paris, Gallimard, 1949, p. 212).

 La Chiesa ortodossa si basa su un forte concetto di "Tradizione". Per questo, quando viene meno uno dei suoi elementi più fondamentali, l'essere umano carismatico, nasce il vero problema, la vera crisi. Nell'uomo carismatico c'è un vero rapporto tra il Paradiso e questo mondo, con infinite conseguenze pratiche, potendo dare per esempio una risposta a tutti i problemi, anche ambientali ed ecologici. Non è strano che l'Ortodossia, con il suo Primate il Patriarca Ecumenico Bartolomeo 1, così sensibile ai problemi di natura ecologica, proponga una risposta ai problemi e ai disastri ambientali, portando l’attenzione sull'esperienza degli uomini carismatici ortodossi.

 L'uomo carismatico non ha una comprensione individualistica, moralizzante o giuridica del cristianesimo, ma è animato da un profondo "eros" divino per tutto il mondo. Nel momento in cui mancano personalità di questo tipo, si chiude una finestra di comunicazione con il Paradiso e noi restiamo soli, illuminati solo dalla nostra ragione umana. Senza uno stimolo realmente efficace possiamo solo aggrapparci a noi stessi, e la Chiesa entra in crisi perché si instaurano forme puramente individualistiche, moralistiche e legalistico-religiose che svuotano di significato la stessa cristianità e allontanano le persone dalla Chiesa stessa (cfr. le riflessioni taglienti del prof. Christos Yannaras nel suo libro: "Verità e Unità della Chiesa", Ed. Servitium, Sotto il Monte 1997).

 Certamente, la crisi nel mondo ortodosso è un fatto, anche nelle sue recenti vicende storiche e sociali, dando più importanza a una presunta redenzione economica che alla redenzione di Cristo, credendo più in noi stessi che nell'esperienza della Chiesa. Ma, fondamentalmente, questa crisi è dovuta al fatto che nel nostro tempo i grandi spirituali stanno cominciando ad essere meno di quanto ce n'erano dieci anni fa. Cristo, per toccarci, ha bisogno del contributo degli uomini, e di uomini speciali. Dio per salvare la carne umana ha bisogno di un'altra carne umana redenta, perché la forza divina è convogliata nel canale dell'umanità: "Caro salutis cardo", la carne è una via di salvezza, diceva a suo tempo il latino Tertulliano (Tertulliano, "Sulla risurrezione dai morti ", VVV, 6-7).

 Senza un canale di conduzione, le riserve d'acqua si esauriscono a poco a poco. Allo stesso modo, senza uomini spirituali le persone si prosciugano sempre di più nello spirito e collocano le cose spirituali nel mondo dei miti o delle favole pure. Quindi la vera ragione dell'attuale crisi, che comincia a farsi sentire anche nel mondo ortodosso, è la mancanza di santi, di uomini che partecipano alla Luce Divina dell'unico e solo vero Santo: Gesù Cristo. La crisi, per noi Ortodossi, non viene superata tanto con una migliore organizzazione, una migliore comprensione culturale del mondo di oggi, un modo mondano di attrarre o sedurre le persone. Si supera creando, prima di tutto, le condizioni per l'apparizione di nuovi santi sulla terra.

 Fonte: Arzobispado Ortodoxo de España y Portugal (Patriarcado Ecuménico)



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