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La festa dell’Annunciazione

 

di P. A. Schmemann

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

La festa dell’Annunciazione è una delle più antiche feste dei cristiani, e veniva celebrata già nel quarto secolo. Vi è un affresco dell’Annunciazione nella catacomba di Priscilla a Roma, risalente al secondo secolo. Il Concilio di Toledo del 656 menziona la festa, e il Concilio Trullano del 692 dice che l’Annunciazione era celebrata durante la Grande Quaresima.

I nomi greco e slavo della festa possono essere tradotti con “Buona Notizia”. Ciò, naturalmente, si riferisce all’incarnazione del Figlio di Dio e alla salvezza da lui operata. Il fondamento dell’Annunciazione si trova nell’Evangelo di san Luca (1: 26-38). Il tropario descrive questo come “l’inizio della nostra salvezza, e la rivelazione del mistero eterno”, perché in questo giorno il Figlio di Dio è diventato Figlio dell’uomo.

Ci sono due componenti principali nell’Annunciazione: il messaggio stesso, e la risposta della Vergine. Il messaggio adempie la promessa di Dio di inviare un Redentore (Genesi 3: 15): “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe; ella ti schiaccerà la testa, e tu le insidierai il tallone”. I Padri della Chiesa hanno compreso “la sua stirpe” come riferito a Cristo. I profeti hanno accennato alla sua venuta, che videro vagamente, ma l’Arcangelo Gabriele annuncia oggi che la promessa sta per essere adempiuta.

Vediamo bene questo riecheggiato nella Liturgia di San Basilio: “Quando l’uomo disobbedì a te, l’unico vero Dio, che lo aveva creato, e fu ingannato dalla scaltrezza del serpente, diventò oggetto della morte per le sue stesse trasgressioni, Tu o Dio, nel tuo giusto giudizio, lo hai mandato via dal paradiso in questo mondo, e lo hai riportato alla terra da cui era stato preso, ma concedendogli salvezza di rigenerazione nel Tuo Cristo stesso”.

L’arcangelo Gabriele fu mandato da Dio a Nazareth, in Galilea. Lì parlò alla Vergine senza macchia che era promessa sposa al giusto Giuseppe: “Rallegrati, ricolma di grazia, il Signore è con te: tu sei benedetta fra le donne. Ed ecco, tu concepirai nel tuo grembo, e Creazione”. La Chiesa risponde alla menzogna sull’uomo, alla menzogna che lo riduce a terra e ad appetito, a bassezza e brutalità, la menzogna che lo dice essere definitivamente asservito alle leggi immutabili e impersonali della natura, indicando l’immagine di Maria, la Tuttapura Madre di Dio, Colei a cui, secondo le parole di un poeta russo, “l’effusione di dolci lacrime umane da traboccanti cuori” è offerta in un flusso senza sosta. La menzogna continua a pervadere il mondo, ma ci rallegriamo perché qui, nell’immagine di Maria, la menzogna è mostrata per quello che è. Ci rallegriamo con gioia e meraviglia, perché questa immagine è sempre con noi, come conforto ed incoraggiamento, ispirazione ed aiuto. Ci rallegriamo perché guardando questa immagine, è così facile credere nella celestiale bellezza del mondo e nella celestiale bellezza dell’uomo, nella sua vocazione trascendente. La gioia della Annunciazione è nella Buona Notizia dell’angelo, che il popolo aveva trovato grazia presso Dio, e che presto, molto presto, attraverso di lei, attraverso questa donna galilea totalmente sconosciuta, Dio avrebbe cominciato a compiere il mistero della redenzione del mondo. Non ci sarebbero stati fragori o paura in sua presenza, ma sarebbe venuto a lei nella gioia e nella pienezza dell’infanzia. Attraverso di lei un bambino ora sarà Re: un bambino, debole e indifeso, ma per mezzo di lui tutte le potenze del male sono state per sempre spogliate del potere.

Questo è ciò che noi celebriamo nell’Annunciazione e perché la festa è sempre stata, e rimane, così gioiosa e raggiante. Ma, ripeto, nulla di tutto ciò può essere compreso o espresso nelle categorie limitate e nel linguaggio consueto dell’ateismo “scientifico”, che ci porta a concludere che questo approccio volutamente e arbitrariamente ha dichiarato un’intera dimensione dell’esperienza umana essere inesistente, inutile e pericolosa, insieme con tutte le parole ed i concetti utilizzati per esprimere tale esperienza. Per discutere questo metodo alle sue proprie condizioni si dovrebbe come prima cosa scendere in un pozzo nero della metropolitana, dove, poiché il cielo non può essere visto, la sua esistenza è negata. Il sole non può essere visto, e così non c’è il sole. Tutto è sporco, ripugnante, e scuro, e così la bellezza è sconosciuta e la sua esistenza negata. È un luogo dove la gioia è impossibile, e così tutti sono ostili e tristi. Ma se lasciate il pozzo e vi arrampicate fuori, improvvisamente vi ritroverete nel bel mezzo di una chiesa clamorosamente gioiosa dove ancora una volta si sente: “Con la voce dell’Arcangelo Ti gridiamo, o Sola Pura, Rallegrati!”.

Da: Alexander Schmemann, The Celebration of Faith: The Virgin Mary, 28-32.

 


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