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Catechesi 64: pronunciata nel giorno dell'Annunciazione

 

di San Teodoro Studita

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

CATECHESI 64

Sulla dispensazione nella carne di nostro Signore Gesù Cristo                                                                                    e sul fatto che dovremmo celebrare questa Festa spiritualmente

di San Teodoro Studita

(fu pronunciata il giorno dell’Annunciazione)

Fratelli e padri, l'Annunciazione è qui ed è la prima delle Feste del Signore, e non dovremmo semplicemente celebrarla come la maggior parte fa, ma farlo con comprensione e riverenza per il mistero. Qual è il mistero? Che il Figlio di Dio diventa figlio dell'uomo, usando la santa Vergine come mezzo, dimorando in lei e da lei plasmandosi un tempio e diventando uomo perfetto. Perché questo? "Per riscattare coloro che erano sotto la legge", come è scritto, "perché ricevessimo l'adozione a figli." [Gal. 4, 5]; perché non fossimo più schiavi, ma liberi; non più soggetti alle passioni, ma liberi dalle passioni; non più amici del mondo, ma amici di Dio, non vivendo più secondo la carne, ma secondo lo spirito.  “Quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli che camminano secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito; poiché i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Infatti non può essere. Coloro che sono secondo la carne non possono piacere a Dio" [Rm 8, 5-8]. In breve questo è il potere del mistero, ed è per questo che dobbiamo celebrare spiritualmente e comportarci spiritualmente, con santità e giustizia, con amore, con dolcezza, con pace, "con pazienza, con bontà, con lo Spirito Santo" [2 Cor 6, 6], in modo che, per quanto ci riguarda, non rendiamo vuota e inefficace la dispensazione del nostro Signore Gesù Cristo.

Non solo, ma dovremmo pregare e addolorarci per il mondo. Perché questo? Perché il Figlio di Dio è venuto per salvare il mondo e il mondo lo rigetta. Le tribù e le lingue Lo rifiutano; le nazioni barbare Lo rigettano, coloro sui quali è stato invocato il suo santo nome Lo rigettano, alcuni abbandonando la fede, altri attraverso le loro vite malvagie. Cosa avrebbe dovuto fare e cosa non ha fatto? Essendo Dio si fece uomo, "si umiliò, diventando obbediente fino alla morte, la morte della croce" [Fil. 2,8]; ci ha dato il suo corpo da mangiare e il suo sangue da bere; ci ha permesso di chiamarlo Padre, Fratello, Capo, Insegnante, Sposo, Coerede e tutti gli altri titoli che non c'è tempo per menzionare ora. Eppure è rifiutato, e ancora lo sopporta. "Poiché", dice, "non sono venuto per giudicare il mondo, ma per salvare il mondo" [Gv 12,47].

Cosa c'è da dire allora, fratelli? Che i veri discepoli sono addolorati per il rifiuto dei loro condiscepoli, così mostrando il loro amore sia per l'insegnante che per i discepoli. Allo stesso modo, i veri servitori soffrono allo stesso modo per le diserzioni dei loro compagni di servizio. Questo è il motivo per cui il grande Apostolo ordina che "si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti coloro che stanno al potere" [1 Tim 2,1-2]; e altrove dice questo sull'argomento: "Io dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne"[Rom. 9, 1-3]. Vedi il potere dell'amore? Vedi l'apice dell'amicizia? Mosè lo mostra anche quando dice a Dio: "Se perdonerai loro il peccato, perdona; altrimenti cancellami dal libro che hai scritto" [Es 32:32]. Così anche noi, come discepoli autentici e non falsi, non dovremmo guardare solo a ciò che ci riguarda, ma dovremmo addolorarci e pregare per i nostri fratelli e per il mondo intero; poiché facendo ciò che è gradito al Signore diventeremo eredi della vita eterna, in Cristo Gesù nostro Signore, al quale siano la gloria e la potenza con il Padre e lo Spirito Santo, ora e per sempre, e per i secoli dei secoli. Amin

 


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