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L'Eucaristia, il sacramento per eccellenza

categoria: Notizie

articolo di S.E:R. il Metropolita d'Italia Policarpo, 2009



L'Eucaristia, il sacramento per eccellenza

Introduzione

 

Per gli ortodossi la Divina Liturgia, scritta con lettere maiuscole, è l'Eucaristia, mentre la stessa parola scritta in minuscolo si riferisce a rituali o cerimonie in generale. La Liturgia (Λειτουργία) è la “ργοντολαο, cioè l’opera comune del popolo o, esprimendosi in altro modo, è l'operazione del mistero di Cristo e della Chiesa, il che significa che il popolo si riunisce per mettere in atto il sacramento per eccellenza che è la sua salvezza. Secondo il pensiero ortodosso, l'uomo è stato plasmato e il mondo è stato creato per la liturgia e la liturgia per l'uomo e per il mondo, ecco perché l'uomo e il mondo sono per eccellenza liturgici.

 

Quando Cristo parlò per la prima volta agli uomini del mistero della Divina Eucaristia, si definì "pane della vita", pane disceso dal cielo per offrire se stesso "per la vita del mondo" (Gv 6,48-51).

 

Cristo è il pane della vita disceso dal cielo (καταβάς) per opera dello Spirito santo. Il giorno dell'Annunciazione scese alla Beata Vergine Maria e la Vergine divenne "terra buona e benedetta" dove germogliava il pane della vita. Discende al momento dell'Annunciazione Eucaristica sulla Vergine Chiesa e anche la Santa Chiesa diventa terra buona e benedetta dove germoglia il pane della vita. È nella Divina Liturgia che avviene l'evento della discesa di Cristo e della sua presenza nella Chiesa; perché la Divina Liturgia è Cristo in mezzo a noi. "E io sono con voi ogni giorno, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).

 

Se la Divina Liturgia è "Cristo con noi", proporne una spiegazione significa, in realtà, dare una spiegazione di Cristo. I Santi Evangelisti e i Santi Padri Teofori hanno parlato di Cristo sulla base dell'esperienza che hanno avuto: personalmente di Lui, come per gli Evangelisti, o sulla base della Divina Liturgia, come nel caso dei Santi. "Ciò che abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi, ciò che abbiamo contemplato, ciò che le nostre mani hanno toccato, cioè il Verbo della vita, lo testimoniamo" (1Gv 1,1-2). Una moderna “spiegazione” della Divina Liturgia deve scaturire dalla visione di Cristo, dall'ascolto di Cristo e dal contatto con Cristo da parte degli uomini di oggi, cioè dall'esperienza di Cristo come l'hanno avuta i Santi nella Divina Liturgia, come l'hanno vissuta e come l'hanno vista nella nostra Santa Chiesa. Anche oggi, nei tempi difficili che stiamo attraversando, ci sono cuori ardenti d'amore per Cristo, che vivono la sua presenza sull'altare, che concelebrano nell'ora della Divina Liturgia con gli angeli e i Santi, che vivono nel Regno benedetto di Dio.

 

1. Cos’è la Divina Liturgia

 

a) La ricapitolazione dell'intera economia divina

 

Tutti gli eventi meravigliosi compiuti da Dio per accogliere nella sua casa l'uomo che è stato separato dalla disobbedienza e renderlo di nuovo membro della sua famiglia sono chiamati ‘economia divina’. L'economia di Dio nostro Salvatore rispetto all'uomo "consiste nel sollevarlo dalla sua condizione decaduta e condurlo alla familiarità con Dio dal suo stato di alienazione causato dalla disobbedienza", dice San Basilio il Grande (Basilio di Caesarea, Sullo Spirito Santo, 35, a cura di G. Azzali Bernardelli, Città Nuova, Roma 1993, p. 134, Raccolta di testi patristici 106). È nella Divina Liturgia che si svolge questo evento della nostra salvezza in Cristo. "I misteri pieni di doni di salvezza che celebriamo in ogni incontro liturgico sono chiamati "Eucaristia ", cioè rendimento di grazie, perché sono il memoriale dei tanti benefici ricevuti e la più alta manifestazione della provvidenza di Dio", ci ricorda San Giovanni Crisostomo (Commento al Vangelo di San Matteo, 25.3, vol. 2, a cura di R. Minuti-E.Monti, Città Nuova, Roma 1968², p.15). Nella Divina Liturgia, l'intera economia divina rivive sotto segni misteriosi. La Divina Liturgia per il suo potere e significato è escatologica, è un evento eterno ed una eterna azione. La vita di Cristo, la sua morte, la sua risurrezione e il suo regno sono già entrati in questo mondo. È un regno messianico che si realizza nella Chiesa quando i fedeli si incontrano con il loro vescovo per essere una comunità nel Corpo del Signore; perché la Liturgia è la manifestazione della Chiesa come nuovo eone, come parusia, come seconda venuta di Cristo risorto. Per questo, alla fine della liturgia il sacerdote può dire: "Tu che sei la pienezza della Legge e dei Profeti, Cristo nostro Dio, avendo adempiuto l'intero piano della nostra salvezza, riempi di gioia i nostri cuori ... etc.".

 

Inoltre, il mistero dell'economia divina si era già manifestato nel momento stesso della disobbedienza dell'uomo. Il Signore Filantropo, ci dice san Giovanni Crisostomo, "vide subito quanto era accaduto e la gravità di quel fatto e si preparò a cercare il rimedio affinché quella colpa non si trasformasse in una ferita incurabile ...Νè per un istante ha cessato nella sua infinita bontà di prendersi cura dell'uomo" (Sulla Genesi, 17, 2, PG 53, 136). Con azioni meravigliose e parole profetiche Dio ha preparato l'uomo a partecipare alla pienezza della vita e dell'amore.

 

Alcuni eventi e profezie dell'Antico Testamento si riferiscono direttamente al mistero della Divina Eucaristia. Innanzitutto l'offerta di pane e vino fatta da Melchisedek (Gen 14, 18-20). San Giovanni Damasceno dice che Melchisedek era "la figura e l'immagine del vero Cristo Sommo Sacerdote" (La fede ortodossa, 4, 13, a cura di V. Fazzo, Città Nuova, Roma 1998, p. 270, Collezione di testi patristici 142), e la sua offerta "imitazione dell'offerta di Cristo". Lui stesso, "pieno di spirito profetico, avendo compreso che la futura oblazione sarebbe stata presentata per i Gentili, ha adorato Dio con pane e vino imitando il Cristo che viene", ci ricorda san Giovanni Crisostomo (Su ​​Melchisedek, 3, PG 56, 261). Il Santo Melchisedek, vive nello Spirito santo, un futuro nel presente e imita ciò che non è stato ancora realizzato.

 

Allo stesso modo, il sacrificio di Isacco (Gen 22,1-14) è la prefigurazione del sacrificio di Cristo. Lo stesso si dovrebbe dire del sacrificio del profeta Elia (1 Re 18, 1-40); anche la visione di Isaia (Is 6, 1-7) si muove in un'atmosfera liturgica.

 

La Pasqua ebraica è l'evento prefigurativo dell'Eucaristia per eccellenza. Questa festa era un continuo memoriale della salvezza degli Ebrei da parte di Dio e un continuo ringraziamento per i benefici da Lui ricevuti.

 

Tutti i fatti ricordati hanno preparato la pienezza dei tempi in cui si è manifestata la Verità: Cristo. Cristo è la ricapitolazione del mistero dell'economia divina e ogni evento della sua vita è per l'uomo una benedizione divina. La totalità di tutti gli eventi della vita di Cristo si trova nella celebrazione della liturgia eucaristica: “Tutto ciò che si compie nel sacrificio divino è l'immagine (τύπος) della passione salvifica, sepoltura e risurrezione di Cristo ... e di tutta la sua permanenza salvifica tra noi e della sua economia per noi”, scrive Teodoro, Vescovo di Andide (Sui simboli e misteri della Divina Liturgia, 1, PG 140, 417A). La vita di Cristo si svolge davanti a noi perché "l'intera mistagogia è come un'unica rappresentazione di uno stesso "corpo", che è la vita del Salvatore", dice San Nicola Cabasilas (Commento alla Divina Liturgia, 1, 7, SC 4 bis, p. 63) e san Giovanni Crisostomo dice che "gli occhi della fede vedono l'invisibile" (2, PG 56, 272).

 

Il Santo Altare diventa il “luogo del cranio”, il terribile Golgota. Lasciando il Golgota ci avviciniamo al luogo della risurrezione: “il mistero celebrato a Pasqua non è più grande di quello che stiamo celebrando ora. È l'unico e lo stesso mistero e la stessa grazia dello Spirito; è sempre Pasqua "(Giovanni Crisostomo, Commento alla prima lettera a Timoteo, 5, 3, a cura di G. Di Nola, Città Nuova, Roma 1995, p. 113, Raccolta di testi patristici 124).

 

La Divina Eucaristia è la Pasqua incessante della Chiesa. È l'inizio del nuovo eone che irrompe nel vecchio e lo rinnova. È la presenza carismatica del futuro Regno: “non hai smesso di fare tutto il necessario per condurci in cielo e donarci il tuo futuro regno”, dice il sacerdote nell'Anafora. Cristo ci ha donato il futuro Regno e la possibilità di raggiungere il cielo, e, cosa più grande ancora, ci rende degni di essere accolti, peccatori, dal Signore del cielo.

 

Nella Divina Liturgia coesistono la realtà presente e quella futura, l'inizio e la fine, perché la Divina Liturgia è il mistero di Cristo, e Cristo è "l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, l'inizio e la fine" (Ap. 22, 13): così, la Divina Liturgia è, in Cristo, la Sinassi dello spazio e del tempo e la sua trasfigurazione nello spazio e nel tempo liturgico: “La Pasqua del Signore si avvicina, i tempi si uniscono, gli spazi si fondono e il Verbo che presiede i Santi esulta, Lui, per mezzo del quale il Padre è glorificato. A Lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amin” (Lettera a Diogneto, XII, 8).

 

 b) Teofania Trinitaria

 

La Divina Economia è la manifestazione dell'amore del Dio Uno e Trino per l'uomo. L'autore e attore della nostra salvezza è stato il Verbo di Dio, il Padre si compiace dell'opera del Figlio suo e lo Spirito santo collabora: “La teofania teandrica nella carne si è realizzata perché il Padre l'ha voluta, il Figlio si è incarnato e lo Spirito Santo ha collaborato” (san Cesario di Nazianzo, Dialogo 3, domanda 167, PG 38, 1129).

 

Il mistero dell'economia divina è una teofania trinitaria. La Divina Liturgia, in cui questo mistero è rivissuto per grazia, è anche una teofania trinitaria. Il suo celebrante "svela la Santissima Trinità", scrive san Gregorio il Teologo (Orazione 43, 72, p. 1113).

 

Dall'inizio alla fine la Divina Liturgia ci aiuta a vivere il mistero della presenza trinitaria. Il sacerdote inizia dicendo: "Benedetto il Regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". “Grazie all'incarnazione del Signore, per la prima volta, gli uomini hanno visto Dio, una Trinità di persone. Ciò che si compie nella celebrazione è l'iniziazione al mistero dell'incarnazione del Signore. È quindi necessario che la Santissima Trinità risplenda e sia annunciata sin dall'inizio”, scrive San Germano di Costantinopoli (Storia ecclesiastica e contemplazione mistica, PG 98, 401B).

 

Seguono le “κφωνήσεις” trinitarie, le tre antifone e l'inno trisagio che cantiamo alla vivificante Trinità. E quando si avvicina il momento centrale del mistero, il celebrante ci offre "la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito santo".

 

Rendiamo grazie a Dio per tutto ciò che il suo amore ha fatto per noi: " Tu dal nulla ci hai tratti all’esistenza e, caduti, ci hai rialzati; e nulla hai tralasciato di fare fino a ricondurci al cielo e a donarci il futuro tuo regno. Per tutti questi beni rendiamo grazie a te, all’unigenito tuo Figlio e al tuo santo Spirito”. Quindi preghiamo il Padre della Luce di inviare il Paraclito a consacrare l'offerta del Figlio. Viene il Paraclito e compie il "miracolo del mistero": ci dona Cristo. Tutto si riempie della luce della divinità trisolare e diventiamo ospiti dell'amore trinitario. Comunicando con il Santo Corpo e Sangue di Cristo diventiamo un tempio della Santissima Trinità, perché "se uno è in noi possiamo dire che tutta la Trinità è in noi", come dice sant'Atanasio il Grande (Lettere a Serapione, Lo Spirito santo, 1, 20, a cura di E. Cattaneo, Città Nuova, Roma 1986, p. 76, Raccolta di testi patristici 55).

 

Alla fine della Divina Liturgia la nostra anima “portatrice di Cristo” irradia la Luce Trinitaria: “Abbiamo visto la vera Luce, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la vera fede, adorando l'indivisibile Trinità, perché ci ha salvati”, canta il coro al termine della Liturgia.

 

c) Sinodo (Unione) celeste-terrestre

 

La presenza del Dio trinitario conferisce alla Sinassi eucaristica la sua dimensione reale: di Sinodo o Unione del cielo e della terra.

 

Lo spazio in cui si celebra la Santa Oblazione diventa "la dimora di Dio con gli uomini" (Ap 21,3). Insieme agli uomini, l'intera creazione glorifica Dio. Tutta la realtà si riunisce "sull'altare posto davanti al Trono di Dio" (Ap 8,3) e Gli rende grazie. Questa è l'essenza della Divina Liturgia: riunire l'intero universo in un unico luogo e mettersi in cammino verso il Regno del Dio Trinitario. Per questo San Giovanni Crisostomo e altri Santi Padri la chiamano “σύν-οδος”, perché tutti insieme “camminano” nella direzione di Dio: “Nessuno di coloro che mangia questa Pasqua (la Divina Eucaristia) guarda all'Egitto, ma al cielo, alla Gerusalemme celeste”(Commento alla Lettera agli Efesini, 23, 2, PG 62, 166).

 

La Divina Liturgia è la presenza reale di Cristo: "Quando ti prepari ad avvicinarti alla Santa Mensa, credi che lì è presente il Re di tutti" (Giovanni Crisostomo, Sulla visione di Isaia 6,1; Omelia 6, 4, PG 56 , 140). Cristo “che riunisce tutte le creature” (Gregorio di Nissa, Omelia sull'Ecclesiaste, III, a cura di S. Leanza, Città Nuova, Roma 1990, p. 76, Raccolta di testi patristici 86), convoca tutt'attorno al Santo Altare le esistenze e "provvidenzialmente le unisce a se stesso, e le une alle altre" (Massimo il Confesore, La Mistagogia, 1).

 

Accanto a Cristo c'è la Madre di Dio. Prima che Cristo celebrasse la sua cena, nella Beata Vergine il mistero della nostra salvezza è stato celebrato dalla potenza dello Spirito santo: "Il tuo seno è divenuto una tavola santa sulla quale ha riposato il Pane celeste", si canta nell'Ufficio del Mattutino della Festa di Metà Pentecoste. Nella Divina Liturgia la Regina del Cielo è alla destra del Re.

 

Il mondo angelico è la coorte di Cristo. Il Signore avanza al Golgota “scortato invisibilmente dalle angeliche schiere”, e al momento dell'offertorio gli angeli glorificano con noi la bontà di Dio.

 

Insieme alle potenze angeliche, il “coro dei Santi”, secondo san Dionigi Areopagita, partecipa alla Divina Eucaristia. La sinassi eucaristica è la festa della vittoria di Cristo e di quanti sono uniti a lui nel suo cammino.

 

Nella Divina Liturgia sono presenti anche i nostri fratelli defunti per i quali invochiamo la misericordia di Dio. In tal modo cielo e terra, angeli e uomini, vivi e morti, celebrano insieme e insieme rendono grazie al Signore per il suo infinito amore. Tutte le creature esprimono la loro gratitudine: "A Colui che siede sul Trono e all'Agnello, lode, onore, gloria e potenza nei secoli dei secoli" (Ap 5,13).

 

 

2. Frutti della Divina Liturgia

 

a) Divinizzazione dell’uomo

 

Il famoso apoftegma di sant'Atanasio il Grande "Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventi Dio", implica che l'unione con la Fonte della Vita può essere raggiunta solo da un atto interiore dello Spirito. La partecipazione alla vita divina si attua attraverso una celebrazione liturgica che abbracci l'intero cosmo. Senza questa apertura a tutto ciò che è creato, non sarebbe nemmeno possibile la partecipazione amorosa dell'uomo all'atto liturgico principale. Siccome la divino-umanità si apre al cuore della storia attraverso l'incarnazione, e poiché Dio rivela il suo volto in Cristo, l'uomo, a sua volta, scopre qual è il suo vero volto e qual è la sua vocazione; vocazione che, per di più, è inscritta nel carattere fondamentale della sua persona.

 

Con il sacramento eucaristico, Cristo offre all'uomo il suo Santissimo Corpo e Sangue affinché l'uomo possa essere “un corpo (σύσσωμος) e un sangue (σύναιμος) con Lui”, ci dice San Cirillo di Gerusalemme (Catechesi 22 o Quarta catechesi mistagogica, 3, a cura di C. Riggi, Città Nuova, Roma 1993, p. 456, Raccolta di testi patristici 103). Cristo stesso, la prima volta che ha parlato di questo mistero, ha detto: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui" (Gv 6,56). L'uomo riceve Cristo in se stesso e Cristo l’uomo. Cristo è allo stesso tempo l'abitazione dell'uomo e l'ospite dell'uomo. Questa è la dimostrazione del suo amore.

 

Dobbiamo -dice San Giovanni Crisostomo- conoscere "il miracolo dei misteri ... Diventiamo un solo corpo e sue membra, come è scritto, attraverso la sua carne e le sue ossa" (Ef 5:30). E continua: "... Ci mescoliamo con quella carne ... con il cibo che ci ha dato ...", per concludere: "Per questo si è mescolato con noi ed è diventato con noi un corpo unico, affinché potessimo essere una sola cosa con Lui, come il corpo è unito alla testa” (Sul Vangelo di Giovanni, 6, 2-3, PG 59, 260).

 

Il fedele, grazie alla Divina Comunione, diventa con Cristo un solo corpo, un unico composto, un unico amalgama. Tutto ciò si verifica non solo in teoria ma nella realtà stessa. L'amore di Dio non si ferma all'incarnazione, la passione e la tomba, ma si propone la cristificazione dell'uomo attraverso l'Eucaristia, insegna il Crisostomo (Commentario sul Vangelo di San Matteo, 82, 5, vol.3, p. 300). Questa unità è spiegata da san Gregorio Palamas nel modo seguente: “Sul Tabor il Suo corpo sorgente di Luce e di Grazia non era ancora unito a noi: illuminava dall'esterno coloro che si erano avvicinati ed erano purificati, e inviava illuminazione alle loro anime attraverso il senso della vista; ma ora, essendo diventato tutt'uno con noi ed esistendo in noi, illumina l'anima proprio dall'interno” (Trattato in difesa dei Santi Esicasti).

 

Le parole dei santi non sono una filosofia per impressionare gli ascoltatori. Sono lo splendore dei loro cuori pieni della Luce e della Vita di Cristo. L'ambiente in cui vive e si muove il santo è quello dello splendore della Luce di Cristo. Il mondo diventa Eucaristia, l'intera creazione è santificata e rinnovata, perché l'uomo è santificato e cristificato. L'uomo diventa, per grazia, Cristo e il mondo "casa di Dio". Il mistero eucaristico è la porta attraverso la quale Cristo entra nell'uomo e nel mondo.

 

b) Costituzione della Chiesa

 

Se prendiamo la definizione generale che i Santi Padri danno della Chiesa come vita divina tra gli uomini, vita che ci fa conoscere la comunione delle tre Persone Divine, la Chiesa sarà sentita come un'agape, come una comunità in cui la vita si esprime in una reale esperienza di servizio e di fraternità, in cui l'atto di fede e l'atto di adorazione sono indissolubilmente legati. La Divina Liturgia ortodossa è una liturgia di celebrazione in cui l'uomo diventa sacerdote del mondo, celebrante dell'esistenza.

 

L'Ortodossia ha una visione molto precisa del rapporto tra l'azione sacramentale e la Chiesa, tra l'Eucaristia e la Chiesa. Prendendo a base il concetto patristico che vede nell'Eucaristia il sacramento dell'unità della Chiesa, cioè il modo in cui la Chiesa stessa si realizza, comunione nel sacramento dell'Eucaristia significa appunto comunione nella Chiesa Una e Unica. Questa unità non è morale, ma ontologica; l'unità ecclesiale e la pienezza della fede sono imperativi, sono esigenze di appartenenza che non abbiamo il diritto di mettere in discussione.

 

Va chiarito un malinteso: questo concetto di Chiesa eucaristica non trasforma i suoi membri in un ghetto liturgico. Partecipando alla vita divina, la Chiesa deve essere immagine fedele della Santissima Trinità, o, il che è lo stesso, di un dinamismo vivo in cui nelle Persone Divine c'è una perfetta unità di amore e non gerarchie di superiore e inferiore. L'evento eucaristico è il momento in cui diventiamo partecipi di Cristo nel modo più totale e intimo: tutto ciò che Egli è, “sacerdote, profeta e re”, tutto ciò viene concesso a noi.

 

L'Eucaristia è il luogo privilegiato dove l'uomo liturgico scopre la sua vita alla luce di Colui che dona la Vita. Tutto ciò deve avvenire sempre nell'Assemblea eucaristica della Chiesa e non in gruppi isolati, vale a dire, al di fuori della comunione eucaristica non si realizza la pienezza della vita in Cristo e nella Chiesa. Nella Didaché leggiamo: "Come questo pane fu sparso sulle colline e ora una volta raccolto è diventato un solo pane, così si raccoglierà la Tua Chiesa dalle estremità della terra per formare il Tuo Regno". L'Eucaristia non ammette una concezione individualistica, né è, almeno nell'Oriente cristiano, una questione che riguarda la pietà privata, ma è il sacramento in cui la Chiesa si rivela nella sua totale realtà.

 

Il sacramento dell'unità manifestato nella sua pienezza nella Chiesa anticipa la parusia di Cristo. Non è un'anticipazione nel senso dell'Antico Testamento, non si tratta di eventi futuri, ma di aspetti della parusia che sono già stati compiuti. Attraverso la Divina Liturgia la Chiesa entra nella meta-storia e nel meta-tempo. Ogni Divina Liturgia è il rinnovamento della discesa dello SpiritosSanto sui Santi Doni e sulle persone riunite per comunicarsi. Le parole di Cristo pronunciate dal sacerdote diventano un miracolo attraverso -e solo attraverso- l'Epiclesi, e allo stesso tempo realizzano la chiamata all'unità attraverso la partecipazione all'unico Spirito. La κοινωνία (comunione) nello Spirito Santo non è solo frutto della sua discesa, ma anche la condizione per partecipare allo stesso pane e allo stesso calice.

 

La Chiesa è nata da Cristo ed è nutrita da Cristo. Questo nutrimento divino edifica la Chiesa in Corpo di Cristo. Noi, anche se siamo molti, grazie all'unico pane, il Cristo, costituiamo un solo corpo: la Chiesa, In tal modo, ogni sinassi eucaristica è una sinassi della Chiesa nella sua totalità, perché l'Eucaristia è il mistero di Cristo.

 

Conclusione

 

San Nicola Cabasilas dice nella sua opera "L’interpretazione della Divina Liturgia": "Coeredi delle stesse ricchezze di Cristo ... dobbiamo occuparci di ricevere i suoi doni, conservare i suoi favori e non rifiutare la corona che Dio ci ha posato sulla testa". Da queste parole potrebbe sembrare che l'uomo debba assumere un atteggiamento passivo per ricevere la grazia divina, liberamente distribuita da Dio e amministrata nei suoi misteri. Niente di tutto questo! Rifiutiamo questo tipo di quietismo. Dobbiamo ricordare l'impegno personale, eminentemente attivo e partecipativo del cristiano, per stimolare la necessità di chiedere la grazia di Dio. Il maestro bizantino continua dicendo che “dobbiamo tenere presente che Cristo, che ci invita al suo banchetto, combatte al nostro fianco”, per prendere degnamente parte nella sua Vita attraverso la Divina Liturgia.

 

Concludo ricordando ciò che molte persone sante hanno vissuto e continuano a vivere, e che la tradizione ortodossa rende continuamente evidente riguardo alla Divina Liturgia. Quando il sacerdote inizia a indossare i suoi paramenti, la luce degli angeli appare davanti a lui, simile alla luce dell'alba. Quando inizia il rito della preparazione dei sacri doni, un esercito di angeli si distribuisce ai quattro angoli del tempio. Una volta che il sacerdote conclude la preparazione e copre i Santi Doni con i veli, una luce intensa li ricopre: perché i veli visibili manifestano la luce divina che copre le offerte. Quando arriva il momento del Grande Ingresso ed il sacerdote esce con i Santi Doni, lo precede una luce che copre tutti i fedeli. Quando i doni vengono posti sull'altare, la luce risplende su di esso. Dopo la consacrazione il Signore appare seduto sul disco nella figura di un bambino circondato dalla luce. Al termine della Divina Liturgia, si vede il Divino Bambino salire al cielo, insieme agli angeli, con ogni gloria e onore. Questa luce è la Luce non creata la cui visione è riservata da Dio ai suoi santi.

 

 



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