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La grandiosità e la potenza dell’amore nel venerabile Centro dell’Ortodossia e l’uomo contemporaneo

data: 27-11-2014 - Discorso di Sua Em.nza il Metropolita

di Sua Eminenza il Metropolita Gennadios Arcivescovo Ortodosso di Italia e Malta




 Non è possibile che un uomo il quale voglia una «Chiesa povera», oppure che un altro il quale lotta per la difesa del creato di Dio non siano entrambi uomini di Dio, che non siano ripieni di grazia con l’amore di Dio: il Vescovo di Roma e il Vescovo di Costantinopoli, i due Patriarchi d’Oriente e d’Occidente, Vertici d’onore e d’amore, come anche primi diaconi della Chiesa di Cristo, che siano liberati dal pericoloso sentimento di contesa, che crea polemica e inimicizia, differenze e disuguaglianze, non solo nella vita spirituale ma anche in quella sociale degli uomini.

Perché un uomo possa raggiungere questa civilizzatrice realtà cristiana, deve, naturalmente, essere guidato dalla inesauribile forza dell’umiltà che, in sostanza, è lo stesso Amore, Dio, il quale ricolma di doni l’uomo, lo libera dall’incertezza e dalla disillusione, gli dona, inoltre, la predisposizione alla preghiera, lo nutre con la Grazia del Santissimo Spirito, lo illumina a prendere decisioni buone ed utili, e, nel nostro caso, prendono la grandiosa decisione di un nuovo incontro – percorso di amore, pace, speranza e unità – nella Città della Santissima Madre di Dio, Protettrice della Città di Costantino il Grande.

Il grandioso, e fraterno incontro delle due prime Guide spirituali della Chiesa Cristiana nel gloriosissimo Fanar, la Cattedra del Patriarca Ecumenico, senz’altro rimarrà storica e famosissima nel corso dei secoli passati e presenti e sicuramente in quelli futuri, tuttavia ritengo umilmente che questo incontro rimarrà nella vita del popolo fedele di Dio come una salda e insuperabile esperienza e realtà di riconciliazione e fraternità, piuttosto significativa e degna, certamente, degli incontri precedenti, “Ponte di amore, di pace, di speranza e di unità”, per la continuazione del loro percorso divino nella direzione dell’annuncio evangelico “affinché siano una sola cosa”, poiché innanzitutto le “Questioni”: divisione, scandalo, responsabilità, hanno sensibilizzato, in modo particolare, i suoi Santissimi Protagonisti, i quali davanti a Dio creatore sono maggiormente responsabili rispetto a tutti per il mancato percorso comune del mondo, in particolare dei cristiani, per l’adempimento della volontà di Dio “affinché siano una sola cosa”, che è un “Testamento Divino” e, soprattutto, attende il cammino di tutti verso di sé, in modo che questo divino Testamento diventi per tutti vissuto, affinché vivano, cioè in conformità con la parola apostolica soprannaturale: “non vivo più io, ma Cristo in me vive”, dell’Apostolo Paolo. In secondo luogo, osservo e intravvedo che i «Valori»: libertà, volontà, fratellanza, preghiera, decisione e ritorno all’amore iniziale divino, con il passare del tempo, tutti questi valori custoditi da Dio costituiscono un loro autentico vissuto, vale a dire vivono la fede viva e creativa, che li rafforza, come anche la loro piena dedizione a Colui che “è Nato dalla Vergine che ha subito la Croce che ha affrontato la Morte ed è risorto dai morti”, “ lo Stesso nei secoli” che poco prima hanno venerato nei Luoghi Santi, dove ha agito e ha dato la Sua Vita come “riscatto per molti”, e ha donato al mondo la salvezza, continuano questo divino percorso per il ristabilimento dell’ordine, contro lo scandalo della divisione, per il comune percorso di tutti in direzione di questo Annuncio di Salvezza e il suo adempimento e ciò affinché “il mondo creda”, affinché il mondo si salvi, poiché in realtà la divisione costituisce il più grande ostacolo affinché l’uomo contemporaneo creda all’insegnamento liberatore del Signore, poiché con dolore osserva che nella vita ecclesiastica dei fedeli esistono competizione, conflitti, polemiche, inimicizia, divergenze e in generale osservano un disordine spirituale e morale, un comportamento anomalo, che allontana molto, in tutte le sue manifestazioni da quella che il Capo della nostra fede ha stabilito, dell’amore, della pace, della speranza e dell’unità.

Nonostante questo comportamento estremamente miserevole dell’azione dell’uomo della nostra epoca, si richiede o per un motivo o per un altro, superficialmente o coscienziosamente, come anche fanno i fedeli e gli uomini di buona volontà, nuovi segni, illuminati e chiari, sufficienti per aiutarlo, nella prassi, per la promozione di quella iniziativa divina, per il cammino insieme di tutti, affinché “siano una sola cosa”, che è un’opera e un dovere particolare del fedele contemporaneo, dal momento che Cristo non viene più nel mondo per liberarlo dal grave peccato della divisione che provoca disperazione, disordini, irregolarità, scandalo. Possiamo dire che per l’uomo non aspetta altro da fare che essere egli stesso crocifisso per essere liberato dalle proprie passioni, l’egoismo, il fanatismo, l’odio, il disprezzo delle opinioni altrui, la brama di potere, la menzogna, l’inganno. Attende di vedere una nuova apertura, con un comunicato costruttivo, di progresso e costruttivo di spirito di Cristo attende nuovi passi in avanti, senza timore ed esitazioni, in particolare per quei segnali per cui è possibile nei nostri tempi agire “non aggiungere nulla … se non quello che è necessario” (Atti, 15,28),  «facendo ricorso all’economia, dove è possibile, senza considerare come è condizione necessario per l’unità, l’uniformità rigida e statica nelle cose essenziali, abituali ….. da sempre ha richiesto l’incontro e la collaborazione», secondo la saggia affermazione del famosissimo grande Metropolita del Patriarcato Ecumenico di Elioupoli e Theiron Melitone, il quale si è addormentato nel Signore come Metropolita di Calcedonia (in «Στάχυς», 1-2, 1965, pp. 20-21.. Cfr. Gennadios Zervos,  ora Metropolita di Italia e di Malta) ,  Il Contributo del Patriarcato Ecumenico per l’unità dei Cristiani, Città Nuova, 1974, p. 31). L’uomo che è caratterizzato dall’indifferenza e interesse personale, attirato verso la ricchezza e la vanità, servo senza dubbio della secolarizzazione e del nuovo devozionismo,  come giustamente osservano,  di vivere  sorprendenti eventi  e avere testimonianze relative al progresso della collaborazione per la soluzione del problema, per essere soddisfatti spiritualmente dei buoni e ricchi frutti del comportamento pastorale in modo da ottenere il reciproco amore fraterno in tutta sincerità, sostenendosi a vicenda e aiutandosi tra cristiani, per la convivenza pacifica dei popoli e la tutela del creato di Dio.

Ben sappiamo che i miscredenti non esistono soltanto ai tempi del Paralitico di 38 anni. Essi, come ricordiamo dalla lettera del passo Evangelico, non sono gratificati solo dall’intervento di Dio: “sono rimessi i tuoi peccati”, ma attendono di sentire anche l’altra parola evangelica “prendi il tuo letto e cammina”.

Le  occasioni non vanno sprecate!

È tuttavia terribile per l’uomo dei nostri tempi che non abbia pazienza, non preghi con devozione e attenzione, ed avanzi pretese di chiedere continuamente senza amare. Domina l’interesse, ma l’uomo non sopporta le prove, è incapace di aiutare se stesso in questa crisi dai molti aspetti. Questa sua fede è superficiale, mentre la sua comunione con Dio è priva di senso, poiché lui non conosce la catechesi cristiana, ed è ignorante, in mezzo al commovente, mistagogico e santo cammino della nostra Madre Chiesa.

In questa situazione di corruzione spirituale, morale, sociale e culturale venutasi a creare, di assenza della moralità e di confusione, di privazione e di abbandono egoistico a se stesso, come anche della manifesta mancanza di amicizia nei confronti dell’altro uomo, con conseguenti pericoli e attacchi temerari contro di lui, l’umile servizio e la semplicissima vita dei Primi Vescovi della cristianità, del Papa di Roma Francesco e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo, tutto il comportamento e soprattutto il loro avvicinamento all’uomo e contemporaneamente il paziente atteggiamento, la loro cura e preoccupazione nei suoi confronti costituiscono un paterno cammino ascetico, che illumina, rafforza e guida l’uomo verso un futuro pieno di speranza, e lo aiuta a uscire dalla trappola della mancanza di fraternità e dall’indifferenza e dalla stessa solitudine. Sono un eccellente e luminosissimo esempio questo cammino dell’amore, dell’umiltà, della preghiera e della fedeltà del fedele alla volontà di Dio.

Il ritorno, dunque, ai nostri tempi del primo iniziale amore divino, che colma di doni il cammino umano ed ecclesiastico della vita e del servizio delle santissime figure del Papa e del Patriarca Ecumenico,  questo cammino dei due venerabili uomini, che vediamo e ascoltiamo, sono l’unico cammino che guida al percorso comune per l’adempimento del testamento del nostro Signore Gesù Cristo: “affinché siano una sola cosa” e, certamente, possiede come un tesoro inestimabile i suoi valori che dispensano la pace, la speranza, la gioia e la benedizione di Dio.

Conclusione: L’uomo dell’epoca contemporanea deve smettere di occuparsi solo di se stesso. Deve senz’altro avvicinare l’altro uomo per conoscerlo e dargli amore. Senza questo esercizio ascetico insegnato dai Padri, che apre vie, ispira e guida, l’uomo è sventurato, poiché non percepisce la presenza di Dio e non ha la forza dall’alto, conseguentemente risulta impossibile per lui comprendere lo scandalo della divisione per amare il proprio prossimo, che è proprio fratello. D’altro lato la salvezza e la vita eterna non sono solo per alcuni, ma per tutti gli uomini, per tutto il mondo, così anche come il suo insegnamento.

I Mass Media hanno pubblicato che, nel famosissimo Fanar, in occasione della festa del Trono Ecumenico di Costantinopoli, festeggiando la memoria del suo fondatore, il Santo Apostolo Andrea il Primo Chiamato, il Papa di Roma Francesco visiterà il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e farà ugualmente visita alla Chiesa di Costantinopoli.

L’incontro nella cattedra del Patriarca Ecumenica che sarà storico e famoso dal lato della storia e della cultura, sarà caratterizzato a mio parere, innanzitutto, come “Fraterno”, di enorme importanza, perché nel Fanar risplenderà, insieme alla saggezza patriarcale anche la gioia della Resurrezione, la grandezza, la gloria e forza del primo divino amore di cui ai tempi in cui viviamo e in cui agiamo sono autentici suoi portatori il Papa di Roma e il Patriarca Ecumenico, fedeli servitori del Testamento del Signore “affinché siano una sola cosa”, e umili lavoratori per aiutare il popolo di Dio nel suo cammino insieme nella direzione dell’annuncio di unità, segno importante affinché il mondo creda. Diventeranno modelli di altissimo valore e di prestigio mondiale, costituiranno un chiarissimo esempio di collaborazione fraterna, per il ritorno del primo divino amore e saranno per coloro che vi assistono e per tutto il mondo un dono e una benedizione di Dio. I due Vescovi di Roma e di Costantinopoli, benedetti e onorati da Dio, paterno esempio di amore, pace, speranza e unità, al Fanar, con i loro discorsi e il loro comportamento ecclesiastico, mostreranno a tutti il percorso che deve intraprendere ogni uomo fedele e ogni uomo di volontà se vuole uscire dalla crisi. Agirà in conformità con la volontà di Dio per essere salvo, libero, pacifico, e voglia avere come aiuto e soccorritore Dio.

L’amore è lo stesso Dio, che ha donato all’uomo la salvezza e la vita eterna. Con questa gioia e forza i due venerabili Vertici della Chiesa Cristiana, riempiranno di grazia il popolo di Dio ed ancora il popolo del Signore ricorderà le parole del Papa:  “Siamo fratelli, ci unisce l’amore”; il popolo di Dio ricorderà il bacio della venerabile destra del Patriarca Ecumenico da parte del Papa a Gerusalemme.  Riporterà la sua memoria l’inattesa e unica per altezza scena di significato e valore di Papa Paolo VI che si getta ai piedi dell’indimenticabile e saggio Metropolita di Calcedonia Melitone. Alcuni di quanti hanno seguito l’incontro a Fanar di Papa Paolo VI con il Patriarca Ecumenico Atenagora forse conoscono una loro piccola conversazione. Nel corso del programma dell’incontro il Papa giunse un po’ più tardi rispetto all’ora stabilita. Quando all’arrivo dice al Patriarca: “Scusi, Santità, sono giunto in ritardo”, il Patriarca rispose, “Santità, L’attendo da undici secoli” (Riferito da Sua Eminenza il Cardinale Willebrands, allora Segretario del Segretariato per la Promozione dell'Unità dei Cristiani). In genere per l’uomo, in modo particolare per il popolo fedele di Dio, tutti questi sono luminosissimi segnali e convincenti messaggi per il ritorno al primo – divino- amore che è lo stesso Dio, il quale, con la sua umiltà ha salvato e ha glorificato l’uomo. La grandiosità e la forza dell’amore risplenderà e rafforzerà, incoraggerà ed aiuterà l’uomo. Le due chiese, di Roma e di Costantinopoli, fondate dai due fratelli Pietro e Andrea, si troveranno nuovamente con il loro successori una accanto all’altra, ricordandosi in modo particolare di quegli sventurati momenti storici, che risultarono causa e ostacolo del mancato ritorno al primo – divino - amore, che univa le due chiese sorelle e risolveva le differenze che c’erano tra di loro, ogni contrasto, conflitto e polemica, e,  inoltre, c’era la stessa strada verso il comune messaggio “andate e insegnate a tutti i popoli”.

 

Nella Regina delle Città, la Città dei Sinodi Ecumenici, l’illustre e “Fraterno Incontro” dei due venerabili Capi dell’Oriente e dell’Occidente al Fanar, darà un chiaro e superiore annuncio, di fiduciosa continuità per il sereno cammino comune, mentre essi, con amore fraterno e con sincera amicizia, che li legano, pongono basi molto salde per il futuro, saldi nella preghiera, che li unisce e gli dà il grande privilegio di comunicare con Dio. Con l’incontro fraterno dei due santissimi Protagonisti, con la loro preghiera per la pace e il creato di Dio, come anche per il cammino comune del mondo per l’adempimento della Volontà di Dio, “affinché siano una solo cosa”, per il fedele popolo di Dio sarà una grandissima festa gioiosa. L’Incontro nella Cattedra del Patriarca Ecumenico il Fanar, sarà una “Pasqua”, sarà una Resurrezione, sarà un annuncio di gioia, con l’esultanza della Resurrezione, con l’ancora della speranza, sarà un fraterno cammino pasquale, e un percorso comune, con lo scopo di adempiere e compiere il ”Testamento di Dio”, che sarà per la chiesa militante una irripetibile e molto ben accolta festa, dopo il periodo del Grande Scisma, la Festa dell’unità dei cristiani.


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



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