Benvenuti nel nuovo sito dell’ Arcidiocesi Ortodossa d’ Italia
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Santo del giorno
Teodora di Alessandria b.

NEWS
PREGHIERE DEL GIORNO
Vespro del 11 Settembre- Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria
11 SETTEMBRE
Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria.
AVVERTENZA. In questo giorno si celebra anche l’ufficio del santo martire Autonomo, perché il 12 si fa la conclusione della festa della Madre di Dio.
Al Vespro.
Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e stichirà della santa.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
In corpo femminile e abito maschile affrontasti lotte virili, abitando in mezzo a uomini, moderando le passioni e frenando perfettamente gli impulsi voluttuosi con l’ascesi, l’intensa supplica e i tuoi divini e inarrestabili slanci verso Dio, o Teodora.
Il sole, tramontato sotto la terra, non ti vide peccare: ti conobbe invece l’intramontabile conoscitore dei cuori e Signore, che vede i segreti e illuminò con la luce della penitenza gli occhi del tuo cuore: perciò ti sforzavi di servirlo con perseverante continenza e virtù perfetta.
Non ignorando affatto i sofismi del nemico, tuttavia teneramente amasti quel fanciullo per cui non avevi sofferto doglie e allevandolo con viscere paterne, o gloriosa, sopportavi con pio pensiero il vituperio degli uomini, l’accusa davvero intollerabile, o Teodora: perciò celebriamo la tua venerabile festa.
Di sant’Autonomo, stessa melodia.
Ardente di virtù, adorno di pietà, gerarca divinamente ispirato sei stato detto; e come sole dalle molte luci percorrevi il mondo, ovunque predicando la fede e sradicando l’inganno con la falce della tua lingua, o gerarca teòforo, grande predicatore Autonomo.
Ti sei dato ad ardue lotte, a coraggiose battaglie, a piaghe e morte: seppellito sotto una pioggia di pietre, o Autonomo e servendoti di esse come di gradini e scale, ascendesti a Dio da vincitore e ti unisti alle schiere degli incorporei, pregando per il mondo.
Nel sangue del martirio rendesti più splendente la tua veste, per grazia del divino Spirito e spiritualmente fuggisti verso il santuario superno, dove Gesù entrò per noi come precursore, avendo ricevuto da Dio la corona della vittoria con tutti quelli che furono perfezionati nel sangue prezioso, o Autonomo.
Gloria. E ora. Tono pl. 2.
Anche se, per divino volere, famose donne sterili hanno generato, pure, al di sopra di tutti i loro figli, divinamente risplende Maria, poiché, prodigiosamente partorita da madre sterile, partorì nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre la natura: unica porta dell’Unigenito Figlio di Dio, che attraversandola la custodì chiusa e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini operò la salvezza.
Allo stico, stichirà prosòmia della festa.
Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.
Gioacchino e Anna festeggiano per aver generato la primizia della nostra salvezza, la sola Madre di Dio: e anche noi, festeggiando oggi con loro, diciamo beata la Vergine pura, proveniente dalla radice di Iesse.
Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.
La Vergine ricettacolo di Dio, la Madre di Dio pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e da Anna la casta e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva.
Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.
Il terreno prima infruttuoso, produce una terra fertile: e, prodotto da grembo infecondo un frutto santo, lo nutre di latte. O tremendo prodigio! La nutrice della nostra vita, che ha accolto in grembo il pane del cielo, viene allattata al seno.
Gloria. E ora.
Tono pl. 4. Di Sergio Aghiopolìta.
Nel giorno solenne della nostra festa, facciamo echeggiare la cetra spirituale: la Madre della vita, che è dal seme di Davide oggi nasce dissolvendo la tenebra: essa è colei che riplasma Adamo e richiama Eva dall’esilio, la fonte dell’incorruttela, la liberazione dalla corruzione, colei per cui fummo divinizzati e riscattati dalla morte. Con Gabriele a lei acclamiamo, o fedeli: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, per donarci, grazie a te, la grande misericordia.
Apolytìkion della festa. Tono 4.
La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.
Mattutino del 11 settembre- Memoria del nostro beato padre Elia lo speleota
11 Settembre
Memoria del nostro beato padre Elia lo Speleota
Al Mattutino
Apolytìkion del santo. Tono 2.
Di Mosè e di Davide hai posseduto la mitezza, di Finees ed Elia lo zelo divino e di Abramo la fede, o nostro padre Elia, gloria dei santi monaci. Ora che con loro esulti nella gloria del cielo, prega per noi il Signore.
Dopo la prima sticologia, kàthisma.
Tono 1. I soldati a guardia.
Compiuta piamente la vita terrena, apparisti puro ricettacolo dello Spirito e illumini quanti con fede a te si accostano, o beato: perciò chiedi al tuo Sovrano di illuminare le anime di noi che ti celebriamo, o Elia nostro padre di mente divina.
Gloria. E ora. Della festa.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Presa la croce del Signore, o sapiente e seguendolo sino alla fine, non tornasti nel mondo con l’intelletto, o sapiente in Dio; con la continenza e le fatiche uccidesti le passioni e ti preparasti per essere tempio del tuo Signore; perciò sei stato ricompensato con i carismi per sanare le malattie e scacciare gli spiriti, o beato Elia teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. E ora. Della festa.
Dopo il polyèleos, kàthisma.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Lasciando tutte le cose terrene, mentre stavi ancora nel mondo con il corpo, con lo spirito divenisti consorte degli angeli: mortificando infatti le presenti passioni del corpo, sei divenuto ministro della Trinità, o beato; perciò guarisci anche le sofferenze dei malati e con la parola scacci gli spiriti mediante la grazia, o nostro padre teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. E ora. Della festa.
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon. Tono 4.
Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.
Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?
Ogni spirito e il Vangelo secondo Luca (6, 17-23).
In quel tempo Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla dei suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.
Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del santo. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.
Idiòmelon. Tono pl. 2.
Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita; poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.
Il canone della festa e questi due del santo. Primo canone del santo. Acròstico: Salve, Elia, gloria divina dei monaci.
Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.
Lietamente con le schiere degli incorporei ora posto sul trono divino e illuminato dai fulgori della grazia, Elia teoforo, prega per coloro che celebrano con fede la tua venerata memoria.
Tutto splendente come sole sei sorto da occidente e con la luce dell’ascesi hai diradato le tenebre delle passioni dalle anime; con i raggi delle tue virtù hai illuminato il mondo come indica il tuo stesso nome.
Incarnando con vigore energia e potenza, giustamente ti sei rivestito di forza, innalzando la tua croce, o padre, fin dalla giovinezza e mettendoti alla sequela di Cristo, hai assoggettato allo spirito con la continenza e le fatiche ascetiche il corpo focoso.
Vincendo, o sapiente, con la gagliardia dell’anima gli spiriti del male e tutte le potenze con la forza del santissimo Spirito, hai abbattuto con nobile coraggio il signore delle tenebre e ti sei cinto della corona della vittoria.
Theotokìon. Adorna dello splendore della grazia, o favorita dalla grazia divina, tu che il Verbo Dio hai rivelato nella carne con ineffabile misericordia, oltre intelletto e ragione hai partorito, o benedetta, restando Vergine senza macchia.
L’altro canone. Acròstico: Lode di Elia, del suo discepolo Ciriaco.
Ode 1. Tono pl. 2. Colui che un tempo.
In alto con gli angeli, nel trono della gloria, illuminato dalla luce trisolare, o beato Elia, ricordati di noi, che con fede celebriamo la tua santa memoria.
O mente divina, seguendo le orme di Cristo e obbedendo con fervore alle sue parole, sdegnasti i beni paterni e lasciasti il disordine della vita mondana, assumendo la croce fin dalla giovinezza, o beatissimo.
Tu sei l’icona delle divina mortificazione di Cristo, offrendo le tue membra per i morti, con aspre ascesi, digiunando, dormendo per terra senza curarti del freddo, hai conseguito la vita eterna.
Pellegrino a Roma, o beato, ti sei fatto straniero alla tua patria; i tuoi genitori piangevano la tua perdita, ma la grazia divina, apparendo di notte, li consolava.
Theotokìon. Acquieta i tumulti e le pene della mia mente con la tua insonne intercessione, o Signora e dal sonno dell’ignoranza risvegliami ti prego; sei tu l’unica speranza inconfusa.
Ode 3. O Signore, creatore.
Il Signore che da sempre conosceva i tuoi nobili sentimenti e la tua purezza di cuore, ti ha adornato dei doni celesti e come suo santissimo strumento, fin da bambino ti ha indicato e consacrato.
Innamorato di Gesù Salvatore, hai lasciato il fascino dei genitori e la ricchezza che spandeva e ti sei fatto povero, vagabondo, preferendo l‘esilio; perciò hai avuto in sorte la Gerusalemme celeste.
Vigorosamente confuti, o sapiente, l’iniquo giudice, guardando al giusto giudizio nei doni: per cui avendo ordinato di schiaffeggiarti sulle guance, è tagliato più rapidamente con la spada dello Spirito.
Imitando esattamente il Salvatore, sei diventato mite, semplice di cuore, pio, senza malizia, bramoso del giogo; sottomesso ai migliori, hai accettato come guida il beato Arsenio.
Theotokìon. Nella gestazione dello Spirito creatore di tutte le cose, o Vergine, hai portato al Signore di tutto come frutto il corpo nel quale ha condannato il peccato del mondo, facendo sgorgare la vita eterna.
L’altro canone. La creazione vedendo.
Nel giovane corpo hai esercitato con diligenza la saggezza e indossato la veste dell’impassibilità come un manto, perciò ora danzi senza fine con i vergini nel talamo celeste, o santo.
Come un grande sole sei sorto dall’occidente, o Elia: i raggi delle tue virtù, i bagliori dei tuoi prodigi hanno risvegliato alla penitenza quanti dormono nella notte e nelle tenebre delle passioni.
Ubbidiente alle parole del Signore, rinnegasti te stesso; con gioia, o santo, ti sei sottoposto per moltissimi anni al giogo della divina sottomissione ad Arsenio, pari agli angeli per rettitudine d’animo.
Come incorporeo hai messo i tuoi piedi nelle veglie notturne, nelle prostrazioni, nelle suppliche ardenti, divenendo un esempio e un campione, o glorioso, illustre fra tutti i monaci.
Theotokìon. Modello sublime di coloro che si umiliano, sollievo unico per chi è caduto, umile fanciulla esperta nel soffrire, con la tua vigorosa intercessione trascina in alto noi, incapaci di lodarti.
Kàthisma. Tono 3. Rapidamente sorprese.
Fin da fanciullo hai preso, o beato, la divina croce, con l’ascesi hai messo a tacere le passioni della carne e della mente, o nostro padre Elia; perciò hai attinto la grazia alle fonti del Salvatore per cacciare gli spiriti e curare le malattie a coloro che celebrano con fede la tua divina memoria.
Gloria. E ora. Della festa.
Ode 4. Tu sei mia forza.
Contro di te invano il demonio si è mosso, credendo di spaventarti con fantasmi; dalla sferza delle tue preghiere, o sapiente, nero e torbido è stato smascherato e bandito, o Elia teoforo e tu cantando salmeggiavi: Gloria a te, o Potente filantropo.
Avendo purificato la mente e l’anima, o insigne, ti sei guadagnato il nome di amico della castità e ti sei rivelato un vero modello; per questo non ti sei fatto incantare dalle lusinghe dell’adultera, ma trascinato dallo zelo di schietta prudenza, l’hai consegnata in ispirito al maligno.
Sei apparso a noi come un nuovo Mosè, portando nel tuo cuore le tavole divine scritte con il Verbo di Dio; così degli eremiti ti sei fatto pastore autorevole, conducendoli ai prati dei precetti del Salvatore e abbeverandoli alle fonti dello Spirito.
Tu hai forzato la tua natura, o beato, rimanendo imperturbabile come una colonna, restando in piedi tutta la notte, o sapiente, per notti intere nelle tue preghiere insonni, digiunando per settimane, o valoroso e nobile, inondando il terreno di lacrime.
Theotokìon. Per noi, Theotòkos, hai partorito Uno della Trinità impassibile, distinto per volontà del Padre e con la sinergia dello Spirito e sei rimasta, o pura, Vergine dopo il parto; perciò giustamente di generazione in generazione sei detta beata.
L’altro canone. Già vedendo Avvacùm.
Colui che prima si vantava dissennatamente di annientare la terra e gli abissi del mare, non ti ha ingannato con i piaceri, o beato e neppure con il fuoco, che invece è stato spento con i fiumi delle tue lacrime.
O ammirabile, la folla dei demòni apparsa in forma di etiopi, si ritira dalla sacra grotta, cacciata con la sferza delle tue preghiere o santo.
Tu splendi magnifico tra i patriarchi, o sapiente, perché hai acquistato con la tua santità la franchezza di Giacobbe, lo zelo di Elia, la mitezza di Mosè, la sincerità di Davide.
Pieno di Spirito santo, il nobile Elia profeticamente annunzia la grazia che ti inonderà generosamente come tuo omonimo, o beato e pari nella gloria.
Theotokìon. Tutta la mia vita ho sciupato spensieratamente: risvegliala tu, o pura, con la sferza delle tue preghiere, all’attuazione dei divini comandamenti del tuo Figlio e Dio, o favorita dalla grazia.
Ode 5. Perché mi hai respinto.
La mitezza di Mosé la schiettezza di Giacobbe, la semplicità di Davide con la tua pietà hai accresciuto divenendo dimora di virtù; per questo, ricevuta la grazia divina, curi le malattie e dei demòni scacci gli eserciti.
Come angelo, o beato, superasti i limiti della natura carnale, vestendo vili cenci, resistendo al freddo e alla canicola, cingendoti dell’impassibilità come di un vestito doppio, o Elia beatissimo.
Sapientemente godendo dei tuoi miracoli sempre stupiamo: come hai fatto a mutare in dolce vino il calice d’acqua, facendo il segno della croce e invocando il nome di Cristo, della cui grazia ti sei arricchito?
Theotokìon. Come colei che ha portato in seno il Dio, Creatore e Signore, tutte le generazioni degli uomini, o pura, ti magnificano e le schiere degli spiriti incorporei ti celebrano come Theotòkos.
L’altro canone. Per te veglio.
Eri divino tralcio di vite, vaso di letizia che zampilla riccamente, avendo mutato l’acqua in dolce vino. O prodigio nuovo che Cristo operò a Cana!
Un prodigio tremendo si è visto, o ispirato da Dio: come corvo lo spirito maligno è volato via dalla bocca di chi prima indugiava in sconvenienti incantesimi; col suggello delle tue mani è stato espulso.
Non si possono descrivere compiutamente e degnamente le tue fatiche, le tue pene, il sudore delle tue mani, la tua pazienza, in inverno, al gelo, il tuo premio per aver passato la vita con una sola tunica.
Theotokìon. O Vergine santa, sono turbato per le molte sporcizie, per i tanti peccati, per il fetore delle passioni. Tu, mare di misericordia, puliscimi; tu sei l’arca dell’alleanza per tutto il mondo.
Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.
Sei stato rapito in cielo sulla quadriga delle virtù, sei salito come Elia sul carro di fuoco; e hai occupato i monasteri eterni propiziandoci la divinità.
Grazie a te, glorioso, il fanciullo viene liberato dalla tortura, che gli infliggeva lo spirito maligno e rapidamente viene riscattato dalla tua divina affabilità e per il tocco delle tue mani sante.
Avendo chiaramente purificato gli occhi della mente da tutta la sporcizia, hai visto te stesso sollevato come Paolo verso le altezze celesti, oltrepassando i principati del cielo.
Theotokìon. Come un’arca vivente hai accolto il Verbo eterno, come tempio santo hai accolto il Creatore, come trono forgiato col fuoco porti il trofeo di tutto il creato, o Theotòkos.
L’altro canone. Fu preso, ma non trattenuto.
Nuovo Giuseppe sei stato proclamato, o beatissimo e venerabile sapiente, perché non ti sei lasciato allettare dai piaceri ingannevoli di una donna adultera, o padre illustrissimo, ma ti sei allontanato, istruendo sapientemente con la sferza dello spirito maligno, mostrando la forza dello Spirito che è in te.
Hai estirpato o beato, le tentazioni dei sensi, sei apparso specchio splendente pari agli angeli; hai sottomesso legioni di demòni e hai innalzato trofei di vittoria; ai prati verdeggianti hai condotto un gregge scelto da Dio, abbeverandolo con i tuoi insegnamenti. Custodiscilo ora con la tua intercessione.
La grazia che hai accolto turba la mente e l’udito. Con il sigillo delle tue sante mani, o beato, il fanciullo viene sanato dal suo aspetto contro natura e viene liberato dall’invasamento demoniaco: davvero tremendo il prodigio che tu hai operato, o beato.
Theotokìon. Sublime ti sei rivelata tra tutte le cose create e tra tutte le creature; o Regina del mondo, perché hai portato in te l’Eccelso e dopo il parto intatta sei rimasta; pregalo per me, che giaccio infermo, affinché mi stenda una mano di aiuto, o pura: tutto può la tua intercessione.
Kontakion. Tono 2. Del sole hai imitato.
La croce del Signore tu porti lieto sulle spalle fin dalla fanciullezza e, cingendo i fianchi di sapienza, sei salito sul carro celeste o Elia, padre glorioso e prega per noi il Signore.
Ikos.
Si diffonde realmente fino ai confini la divina grazia delle tue parole, o Cristo e in ogni carne, come sta scritto; donde hai richiamato la folla dei martiri che sperimenta le ingiurie e i castighi e hai attratto dall’adorazione la moltitudine degli asceti che vive in monti e spelonche e in anfratti scavati nella terra; uno di loro è Elia, l’illustre e a lui cantiamo: Elia padre glorioso, prega per noi il Signore.
Sinassario
L’11 di questo mese memoria del nostro padre tra i santi Elia lo Speleota.
Lo stesso giorno memoria della santa madre nostra Teodora di Alessandria.
Stichi. Virile quanto all’abito e al cuore si dimostrò la penitente di Alessandria Teodora. Vergogna e disonore mortale subì l’intelletto superbo. L’11 raggiunse la patria celeste.
Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Eufrosìno il cuoco.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diodoro, Diomede e Didimo.
Stichi. Consegnando la carne ai flagelli, Diodoro e i suoi compagni, flagellarono l’errore.
Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, di età avanzata.
Stichi. Un profumo di violetta si diffonde in aria, il sangue effuso dalla martire Ia.
San Demetrio ed Evanthìa, sua moglie e Demetriano, loro figlio, muoiono di fame.
Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Un tempo a Babilonia.
Davidicamente non hai concesso sonno agli occhi, né riposo alle palpebre, finché non sei divenuto amabile e divina dimora della Trinità, o Elia dal nome appropriato, gloria dei monaci.
Prodigio soprannaturale: com’è potuto accadere, o mente divina, che all’invocazione del tuo nome, la fiamma si sia divisa senza sfiorare affatto colui che aveva sorpreso in casa? Miracolo tremendo operato per mezzo tuo da Dio, operatore di prodigi.
Tu liberi dalla cecità la fanciulla che con fede si reca alla tua tomba: apparendo alla ragazza sottratta alle tenebre, le hai dato anche una spugna per lavarsi gli occhi; e quindi, ricevendo la luce splendente, ella rende grazie a Dio.
Theotokìon. Fedeli alla tradizione dei padri, noi fedeli, ti predichiamo in due nature, ma in una sola ipòstasi, o Gesù, che hai assunto tutta la nostra natura da una Vergine e noi con fede veneriamo la sua immagine.
L’altro canone. Indicibile prodigio.
Avendo l’abitudine alla contemplazione e passando il tempo in divine preghiere, vedevi te stesso elevato al di sopra degli angeli, cantando: O Dio, tu sei benedetto.
Facendo di tutta la tua vita una memoria della morte, o contemplativo, hai scavato la tua fossa con cura e di calde lacrime come tuo lacrimatoio l’hai inondato gridando: O Dio redentore, tu sei benedetto.
Non hai concesso sonno ai tuoi occhi, né riposo alle palpebre, o padre, finché non sei divenuto dimora veneranda della Trinità e vaso pieno di Spirito santo, cantando: O Dio, tu sei benedetto.
È davanti a tutti il fiume delle guarigioni che scorre senza sosta dalla tua tomba, o beato, perciò la fanciulla che a te si avvicina con fede in un istante è liberata dal cattivo spirito e canta: O Dio, tu sei benedetto.
Theotokìon. I pericoli dell’ade e le torture di molte tentazioni di uomini e demòni tremendi hanno dilaniato noi tuoi servi, o Sovrana, ma, rianimati dal tuo riparo gridiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.
Ode 7. Follemente il tiranno.
Supplice non smettevi di invocare Dio, bagnando ogni volta il tuo giaciglio di lacrime, lavando il tuo letto col flusso delle tue palpebre, sforzandoti di emigrare dalla tua patria e di abitare in Cristo. Perciò, scavando la tua tomba nei recessi della tua abitazione, hai fatto della vita una preparazione alla morte.
Per mezzo tuo, o beato, il Signore, Dio dei prodigi guarì il fanciullo, tuo servo fedele, che era penosamente sordo e muto e per mezzo tuo mostrò le mani e i piedi tutti sani alla salutifera tua tremenda apparizione cantando senza sosta: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.
La tomba dei tuoi resti mortali, offrendo generosamente a tutti le guarigioni, è divenuta una fonte vivificante: ancora una volta la fanciulla viene liberata dalla possessione demoniaca e del muto si scioglie la lingua, che comincia a gridare e a strepitare senza sosta: Popolo, sovresaltalo per tutti i secoli.
Diligentemente fino alla vecchiaia non hai smesso, o ispirato da Dio, la tua opera di calligrafo dei sacri libri ispirati e hai adornato tutte le Chiese dei santi, donando gratuitamente ed esortando a benedire: Fanciulli, benedite, sacerdoti, salmeggiate, popolo, inneggia al Signore per tutti i secoli.
Theotokìon. Sei divenuta, o santissima, abitazione della luce inaccessibile: splendendo di bellezze verginali, hai superato in splendore tutte coloro che benedicono dal profondo del cuore, chiamandoti Theotòkos e con fede gridano: Fanciulli, benedite, sacerdoti, salmeggiate, popolo, inneggia al Signore per tutti i secoli.
L’altro canone. Sbigottisci tremando.
Senza difficoltà la fiamma si ritira dividendosi in due all’invocazione del tuo nome, o Elia e non brucia affatto, o santo, colui che con fede ti invoca, o padre. Tu rinvigorisci, o santissimo, con l’olio della lampada le mani inaridite da molti anni.
Divino prodigio veramente tremendo e inaudito! Come hai potuto ricollegare le membra secche, aprire le orecchie all’udito e sciogliere la lingua muta del fanciullo, apparendo visibile a tutti, avvolto in una luce splendente, illuminando il luogo in cui il tuo corpo divino giace?
Un tempo il fanciullo trovò in te un medico compassionevole e fu strappato dalle porte dell’ade, o santo, mentre agonizzava penosamente; apparso di notte in sembianze d’angelo, il monaco, liberato dal cattivo spirito per la tua apparizione, annunzia il tuo miracolo.
La schiera degli angeli, o Elia, ha assistito alla tua dormizione o santo; il cielo ha spalancato le sue porte e sono accorsi ad accoglierti le schiere degli angeli e dei santi. Ti sei messo accanto al trono della Trinità santa, dove risuona il canto soave delle anime festanti.
Theotokìon. Santo monte di Avvacùm, monte ombroso, che provvedi misticamente, ricco e santo monte di Davide, in cui si è compiaciuto di abitare il Dio altissimo, causa della nostra salvezza, Vergine Sovrana, noi ti magnifichiamo nei secoli.
Ode 9. Per questo sbigottisce il cielo.
Porto per quanti errano nel mare e rifugio salvifico è divenuta la tua tomba; soltanto a toccarla il sacerdote viene liberato dalla possessione demoniaca; divinamente, o operatore di prodigi, distrugge ogni malattia e ogni infermità e mandi via gli spiriti maligni.
Si celebra la tua splendente e veneranda ricorrenza ogni anno, o santo, con grande gioia, in grande letizia spirituale. In essa festeggiano con noi gli angeli e gli arcangeli, gli apostoli, i profeti e le anime dei giusti, ricompensando chi ti onora.
La tua tomba ha indicato il corpo santo come tempio beato; il cielo accoglie il tuo spirito puro; hai infatti esercitato divinamente l’ascesi fino alla vecchiaia più avanzata, hai terminato la corsa, hai conseguito degnamente, o padre, la corona della giustizia.
Tu che abiti fra i cori angelici e nella sacre dimore dei santi, ricordati sempre del tuo gregge, o Elia e riscattalo da tutte le sciagure e tentazioni e chiedi il perdono dei peccati per quanti celebrano tutta la notte la tua santa memoria.
Theotokìon. O pura e venerata Madre di Cristo, salva quanti ti invocano con affetto, abbi compassione e liberali dalla molte tentazioni; avendo infatti portato Dio in grembo, ottieni tutto quello che vuoi, operi liberamente e sei potente, o Vergine: per questo tutti ti magnifichiamo.
L’altro canone. Più gloriosa dei cherubini.
Ricevi il salario delle tue fatiche, per le tue pene hai ottenuto una degna ricompensa; hai terminato la corsa, hai conservato la fede e ora non ti rimane che la corona di gloria.
Esulta con i tuoi figli la Terra delle Saline, avendo acquisito il tuo corpo santo e beato; esulta il cielo con i cori degli angeli, accogliendo la tua anima santa.
Come sole splendente è rifulsa la tua ricorrenza annuale, che illumina quanti la festeggiano con fede e prodiga grazie infinite a chi canta le tue lodi, o santo.
Guarda dall’alto, o Elia, contempla qui radunati i tuoi figli esultanti: essi sono come un gregge, pecore della tua mandria; con le tue preghiere salvali da ogni male.
Theotokìon. Innalza il vessillo dei cristiani, rafforza con le vittorie i nostri governanti fedeli, assoggetta a loro gli sfrontati nemici per le preghiere di colei che ti ha partorito, o Cristo, nostro Salvatore.
Exapostilarion del santo. Tu che il cielo.
In cielo fra gli angeli esulti intorno al trono del Re della gloria, o Elia, gloria dei santi; con loro prega ora per noi il Signore.
Della festa.
Alle lodi sostiamo allo stico e cantiamo le stichirà e il doxastikòn del vespro. E ora della festa. Grande dossologia. Alla Liturgia le letture sono le stesse del 5 dicembre.
Vespro del 11 Settembre- Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria
11 SETTEMBRE
Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria.
AVVERTENZA. In questo giorno si celebra anche l’ufficio del santo martire Autonomo, perché il 12 si fa la conclusione della festa della Madre di Dio.
Al Vespro.
Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e stichirà della santa.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
In corpo femminile e abito maschile affrontasti lotte virili, abitando in mezzo a uomini, moderando le passioni e frenando perfettamente gli impulsi voluttuosi con l’ascesi, l’intensa supplica e i tuoi divini e inarrestabili slanci verso Dio, o Teodora.
Il sole, tramontato sotto la terra, non ti vide peccare: ti conobbe invece l’intramontabile conoscitore dei cuori e Signore, che vede i segreti e illuminò con la luce della penitenza gli occhi del tuo cuore: perciò ti sforzavi di servirlo con perseverante continenza e virtù perfetta.
Non ignorando affatto i sofismi del nemico, tuttavia teneramente amasti quel fanciullo per cui non avevi sofferto doglie e allevandolo con viscere paterne, o gloriosa, sopportavi con pio pensiero il vituperio degli uomini, l’accusa davvero intollerabile, o Teodora: perciò celebriamo la tua venerabile festa.
Di sant’Autonomo, stessa melodia.
Ardente di virtù, adorno di pietà, gerarca divinamente ispirato sei stato detto; e come sole dalle molte luci percorrevi il mondo, ovunque predicando la fede e sradicando l’inganno con la falce della tua lingua, o gerarca teòforo, grande predicatore Autonomo.
Ti sei dato ad ardue lotte, a coraggiose battaglie, a piaghe e morte: seppellito sotto una pioggia di pietre, o Autonomo e servendoti di esse come di gradini e scale, ascendesti a Dio da vincitore e ti unisti alle schiere degli incorporei, pregando per il mondo.
Nel sangue del martirio rendesti più splendente la tua veste, per grazia del divino Spirito e spiritualmente fuggisti verso il santuario superno, dove Gesù entrò per noi come precursore, avendo ricevuto da Dio la corona della vittoria con tutti quelli che furono perfezionati nel sangue prezioso, o Autonomo.
Gloria. E ora. Tono pl. 2.
Anche se, per divino volere, famose donne sterili hanno generato, pure, al di sopra di tutti i loro figli, divinamente risplende Maria, poiché, prodigiosamente partorita da madre sterile, partorì nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre la natura: unica porta dell’Unigenito Figlio di Dio, che attraversandola la custodì chiusa e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini operò la salvezza.
Allo stico, stichirà prosòmia della festa.
Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.
Gioacchino e Anna festeggiano per aver generato la primizia della nostra salvezza, la sola Madre di Dio: e anche noi, festeggiando oggi con loro, diciamo beata la Vergine pura, proveniente dalla radice di Iesse.
Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.
La Vergine ricettacolo di Dio, la Madre di Dio pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e da Anna la casta e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva.
Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.
Il terreno prima infruttuoso, produce una terra fertile: e, prodotto da grembo infecondo un frutto santo, lo nutre di latte. O tremendo prodigio! La nutrice della nostra vita, che ha accolto in grembo il pane del cielo, viene allattata al seno.
Gloria. E ora.
Tono pl. 4. Di Sergio Aghiopolìta.
Nel giorno solenne della nostra festa, facciamo echeggiare la cetra spirituale: la Madre della vita, che è dal seme di Davide oggi nasce dissolvendo la tenebra: essa è colei che riplasma Adamo e richiama Eva dall’esilio, la fonte dell’incorruttela, la liberazione dalla corruzione, colei per cui fummo divinizzati e riscattati dalla morte. Con Gabriele a lei acclamiamo, o fedeli: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, per donarci, grazie a te, la grande misericordia.
Apolytìkion della festa. Tono 4.
La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.
Mattutino del 11 settembre- Memoria del nostro beato padre Elia lo speleota
11 Settembre
Memoria del nostro beato padre Elia lo Speleota
Al Mattutino
Apolytìkion del santo. Tono 2.
Di Mosè e di Davide hai posseduto la mitezza, di Finees ed Elia lo zelo divino e di Abramo la fede, o nostro padre Elia, gloria dei santi monaci. Ora che con loro esulti nella gloria del cielo, prega per noi il Signore.
Dopo la prima sticologia, kàthisma.
Tono 1. I soldati a guardia.
Compiuta piamente la vita terrena, apparisti puro ricettacolo dello Spirito e illumini quanti con fede a te si accostano, o beato: perciò chiedi al tuo Sovrano di illuminare le anime di noi che ti celebriamo, o Elia nostro padre di mente divina.
Gloria. E ora. Della festa.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Presa la croce del Signore, o sapiente e seguendolo sino alla fine, non tornasti nel mondo con l’intelletto, o sapiente in Dio; con la continenza e le fatiche uccidesti le passioni e ti preparasti per essere tempio del tuo Signore; perciò sei stato ricompensato con i carismi per sanare le malattie e scacciare gli spiriti, o beato Elia teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. E ora. Della festa.
Dopo il polyèleos, kàthisma.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Lasciando tutte le cose terrene, mentre stavi ancora nel mondo con il corpo, con lo spirito divenisti consorte degli angeli: mortificando infatti le presenti passioni del corpo, sei divenuto ministro della Trinità, o beato; perciò guarisci anche le sofferenze dei malati e con la parola scacci gli spiriti mediante la grazia, o nostro padre teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. E ora. Della festa.
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon. Tono 4.
Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.
Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?
Ogni spirito e il Vangelo secondo Luca (6, 17-23).
In quel tempo Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla dei suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.
Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del santo. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.
Idiòmelon. Tono pl. 2.
Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita; poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.
Il canone della festa e questi due del santo. Primo canone del santo. Acròstico: Salve, Elia, gloria divina dei monaci.
Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.
Lietamente con le schiere degli incorporei ora posto sul trono divino e illuminato dai fulgori della grazia, Elia teoforo, prega per coloro che celebrano con fede la tua venerata memoria.
Tutto splendente come sole sei sorto da occidente e con la luce dell’ascesi hai diradato le tenebre delle passioni dalle anime; con i raggi delle tue virtù hai illuminato il mondo come indica il tuo stesso nome.
Incarnando con vigore energia e potenza, giustamente ti sei rivestito di forza, innalzando la tua croce, o padre, fin dalla giovinezza e mettendoti alla sequela di Cristo, hai assoggettato allo spirito con la continenza e le fatiche ascetiche il corpo focoso.
Vincendo, o sapiente, con la gagliardia dell’anima gli spiriti del male e tutte le potenze con la forza del santissimo Spirito, hai abbattuto con nobile coraggio il signore delle tenebre e ti sei cinto della corona della vittoria.
Theotokìon. Adorna dello splendore della grazia, o favorita dalla grazia divina, tu che il Verbo Dio hai rivelato nella carne con ineffabile misericordia, oltre intelletto e ragione hai partorito, o benedetta, restando Vergine senza macchia.
L’altro canone. Acròstico: Lode di Elia, del suo discepolo Ciriaco.
Ode 1. Tono pl. 2. Colui che un tempo.
In alto con gli angeli, nel trono della gloria, illuminato dalla luce trisolare, o beato Elia, ricordati di noi, che con fede celebriamo la tua santa memoria.
O mente divina, seguendo le orme di Cristo e obbedendo con fervore alle sue parole, sdegnasti i beni paterni e lasciasti il disordine della vita mondana, assumendo la croce fin dalla giovinezza, o beatissimo.
Tu sei l’icona delle divina mortificazione di Cristo, offrendo le tue membra per i morti, con aspre ascesi, digiunando, dormendo per terra senza curarti del freddo, hai conseguito la vita eterna.
Pellegrino a Roma, o beato, ti sei fatto straniero alla tua patria; i tuoi genitori piangevano la tua perdita, ma la grazia divina, apparendo di notte, li consolava.
Theotokìon. Acquieta i tumulti e le pene della mia mente con la tua insonne intercessione, o Signora e dal sonno dell’ignoranza risvegliami ti prego; sei tu l’unica speranza inconfusa.
Ode 3. O Signore, creatore.
Il Signore che da sempre conosceva i tuoi nobili sentimenti e la tua purezza di cuore, ti ha adornato dei doni celesti e come suo santissimo strumento, fin da bambino ti ha indicato e consacrato.
Innamorato di Gesù Salvatore, hai lasciato il fascino dei genitori e la ricchezza che spandeva e ti sei fatto povero, vagabondo, preferendo l‘esilio; perciò hai avuto in sorte la Gerusalemme celeste.
Vigorosamente confuti, o sapiente, l’iniquo giudice, guardando al giusto giudizio nei doni: per cui avendo ordinato di schiaffeggiarti sulle guance, è tagliato più rapidamente con la spada dello Spirito.
Imitando esattamente il Salvatore, sei diventato mite, semplice di cuore, pio, senza malizia, bramoso del giogo; sottomesso ai migliori, hai accettato come guida il beato Arsenio.
Theotokìon. Nella gestazione dello Spirito creatore di tutte le cose, o Vergine, hai portato al Signore di tutto come frutto il corpo nel quale ha condannato il peccato del mondo, facendo sgorgare la vita eterna.
L’altro canone. La creazione vedendo.
Nel giovane corpo hai esercitato con diligenza la saggezza e indossato la veste dell’impassibilità come un manto, perciò ora danzi senza fine con i vergini nel talamo celeste, o santo.
Come un grande sole sei sorto dall’occidente, o Elia: i raggi delle tue virtù, i bagliori dei tuoi prodigi hanno risvegliato alla penitenza quanti dormono nella notte e nelle tenebre delle passioni.
Ubbidiente alle parole del Signore, rinnegasti te stesso; con gioia, o santo, ti sei sottoposto per moltissimi anni al giogo della divina sottomissione ad Arsenio, pari agli angeli per rettitudine d’animo.
Come incorporeo hai messo i tuoi piedi nelle veglie notturne, nelle prostrazioni, nelle suppliche ardenti, divenendo un esempio e un campione, o glorioso, illustre fra tutti i monaci.
Theotokìon. Modello sublime di coloro che si umiliano, sollievo unico per chi è caduto, umile fanciulla esperta nel soffrire, con la tua vigorosa intercessione trascina in alto noi, incapaci di lodarti.
Kàthisma. Tono 3. Rapidamente sorprese.
Fin da fanciullo hai preso, o beato, la divina croce, con l’ascesi hai messo a tacere le passioni della carne e della mente, o nostro padre Elia; perciò hai attinto la grazia alle fonti del Salvatore per cacciare gli spiriti e curare le malattie a coloro che celebrano con fede la tua divina memoria.
Gloria. E ora. Della festa.
Ode 4. Tu sei mia forza.
Contro di te invano il demonio si è mosso, credendo di spaventarti con fantasmi; dalla sferza delle tue preghiere, o sapiente, nero e torbido è stato smascherato e bandito, o Elia teoforo e tu cantando salmeggiavi: Gloria a te, o Potente filantropo.
Avendo purificato la mente e l’anima, o insigne, ti sei guadagnato il nome di amico della castità e ti sei rivelato un vero modello; per questo non ti sei fatto incantare dalle lusinghe dell’adultera, ma trascinato dallo zelo di schietta prudenza, l’hai consegnata in ispirito al maligno.
Sei apparso a noi come un nuovo Mosè, portando nel tuo cuore le tavole divine scritte con il Verbo di Dio; così degli eremiti ti sei fatto pastore autorevole, conducendoli ai prati dei precetti del Salvatore e abbeverandoli alle fonti dello Spirito.
Tu hai forzato la tua natura, o beato, rimanendo imperturbabile come una colonna, restando in piedi tutta la notte, o sapiente, per notti intere nelle tue preghiere insonni, digiunando per settimane, o valoroso e nobile, inondando il terreno di lacrime.
Theotokìon. Per noi, Theotòkos, hai partorito Uno della Trinità impassibile, distinto per volontà del Padre e con la sinergia dello Spirito e sei rimasta, o pura, Vergine dopo il parto; perciò giustamente di generazione in generazione sei detta beata.
L’altro canone. Già vedendo Avvacùm.
Colui che prima si vantava dissennatamente di annientare la terra e gli abissi del mare, non ti ha ingannato con i piaceri, o beato e neppure con il fuoco, che invece è stato spento con i fiumi delle tue lacrime.
O ammirabile, la folla dei demòni apparsa in forma di etiopi, si ritira dalla sacra grotta, cacciata con la sferza delle tue preghiere o santo.
Tu splendi magnifico tra i patriarchi, o sapiente, perché hai acquistato con la tua santità la franchezza di Giacobbe, lo zelo di Elia, la mitezza di Mosè, la sincerità di Davide.
Pieno di Spirito santo, il nobile Elia profeticamente annunzia la grazia che ti inonderà generosamente come tuo omonimo, o beato e pari nella gloria.
Theotokìon. Tutta la mia vita ho sciupato spensieratamente: risvegliala tu, o pura, con la sferza delle tue preghiere, all’attuazione dei divini comandamenti del tuo Figlio e Dio, o favorita dalla grazia.
Ode 5. Perché mi hai respinto.
La mitezza di Mosé la schiettezza di Giacobbe, la semplicità di Davide con la tua pietà hai accresciuto divenendo dimora di virtù; per questo, ricevuta la grazia divina, curi le malattie e dei demòni scacci gli eserciti.
Come angelo, o beato, superasti i limiti della natura carnale, vestendo vili cenci, resistendo al freddo e alla canicola, cingendoti dell’impassibilità come di un vestito doppio, o Elia beatissimo.
Sapientemente godendo dei tuoi miracoli sempre stupiamo: come hai fatto a mutare in dolce vino il calice d’acqua, facendo il segno della croce e invocando il nome di Cristo, della cui grazia ti sei arricchito?
Theotokìon. Come colei che ha portato in seno il Dio, Creatore e Signore, tutte le generazioni degli uomini, o pura, ti magnificano e le schiere degli spiriti incorporei ti celebrano come Theotòkos.
L’altro canone. Per te veglio.
Eri divino tralcio di vite, vaso di letizia che zampilla riccamente, avendo mutato l’acqua in dolce vino. O prodigio nuovo che Cristo operò a Cana!
Un prodigio tremendo si è visto, o ispirato da Dio: come corvo lo spirito maligno è volato via dalla bocca di chi prima indugiava in sconvenienti incantesimi; col suggello delle tue mani è stato espulso.
Non si possono descrivere compiutamente e degnamente le tue fatiche, le tue pene, il sudore delle tue mani, la tua pazienza, in inverno, al gelo, il tuo premio per aver passato la vita con una sola tunica.
Theotokìon. O Vergine santa, sono turbato per le molte sporcizie, per i tanti peccati, per il fetore delle passioni. Tu, mare di misericordia, puliscimi; tu sei l’arca dell’alleanza per tutto il mondo.
Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.
Sei stato rapito in cielo sulla quadriga delle virtù, sei salito come Elia sul carro di fuoco; e hai occupato i monasteri eterni propiziandoci la divinità.
Grazie a te, glorioso, il fanciullo viene liberato dalla tortura, che gli infliggeva lo spirito maligno e rapidamente viene riscattato dalla tua divina affabilità e per il tocco delle tue mani sante.
Avendo chiaramente purificato gli occhi della mente da tutta la sporcizia, hai visto te stesso sollevato come Paolo verso le altezze celesti, oltrepassando i principati del cielo.
Theotokìon. Come un’arca vivente hai accolto il Verbo eterno, come tempio santo hai accolto il Creatore, come trono forgiato col fuoco porti il trofeo di tutto il creato, o Theotòkos.
L’altro canone. Fu preso, ma non trattenuto.
Nuovo Giuseppe sei stato proclamato, o beatissimo e venerabile sapiente, perché non ti sei lasciato allettare dai piaceri ingannevoli di una donna adultera, o padre illustrissimo, ma ti sei allontanato, istruendo sapientemente con la sferza dello spirito maligno, mostrando la forza dello Spirito che è in te.
Hai estirpato o beato, le tentazioni dei sensi, sei apparso specchio splendente pari agli angeli; hai sottomesso legioni di demòni e hai innalzato trofei di vittoria; ai prati verdeggianti hai condotto un gregge scelto da Dio, abbeverandolo con i tuoi insegnamenti. Custodiscilo ora con la tua intercessione.
La grazia che hai accolto turba la mente e l’udito. Con il sigillo delle tue sante mani, o beato, il fanciullo viene sanato dal suo aspetto contro natura e viene liberato dall’invasamento demoniaco: davvero tremendo il prodigio che tu hai operato, o beato.
Theotokìon. Sublime ti sei rivelata tra tutte le cose create e tra tutte le creature; o Regina del mondo, perché hai portato in te l’Eccelso e dopo il parto intatta sei rimasta; pregalo per me, che giaccio infermo, affinché mi stenda una mano di aiuto, o pura: tutto può la tua intercessione.
Kontakion. Tono 2. Del sole hai imitato.
La croce del Signore tu porti lieto sulle spalle fin dalla fanciullezza e, cingendo i fianchi di sapienza, sei salito sul carro celeste o Elia, padre glorioso e prega per noi il Signore.
Ikos.
Si diffonde realmente fino ai confini la divina grazia delle tue parole, o Cristo e in ogni carne, come sta scritto; donde hai richiamato la folla dei martiri che sperimenta le ingiurie e i castighi e hai attratto dall’adorazione la moltitudine degli asceti che vive in monti e spelonche e in anfratti scavati nella terra; uno di loro è Elia, l’illustre e a lui cantiamo: Elia padre glorioso, prega per noi il Signore.
Sinassario
L’11 di questo mese memoria del nostro padre tra i santi Elia lo Speleota.
Lo stesso giorno memoria della santa madre nostra Teodora di Alessandria.
Stichi. Virile quanto all’abito e al cuore si dimostrò la penitente di Alessandria Teodora. Vergogna e disonore mortale subì l’intelletto superbo. L’11 raggiunse la patria celeste.
Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Eufrosìno il cuoco.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diodoro, Diomede e Didimo.
Stichi. Consegnando la carne ai flagelli, Diodoro e i suoi compagni, flagellarono l’errore.
Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, di età avanzata.
Stichi. Un profumo di violetta si diffonde in aria, il sangue effuso dalla martire Ia.
San Demetrio ed Evanthìa, sua moglie e Demetriano, loro figlio, muoiono di fame.
Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Un tempo a Babilonia.
Davidicamente non hai concesso sonno agli occhi, né riposo alle palpebre, finché non sei divenuto amabile e divina dimora della Trinità, o Elia dal nome appropriato, gloria dei monaci.
Prodigio soprannaturale: com’è potuto accadere, o mente divina, che all’invocazione del tuo nome, la fiamma si sia divisa senza sfiorare affatto colui che aveva sorpreso in casa? Miracolo tremendo operato per mezzo tuo da Dio, operatore di prodigi.
Tu liberi dalla cecità la fanciulla che con fede si reca alla tua tomba: apparendo alla ragazza sottratta alle tenebre, le hai dato anche una spugna per lavarsi gli occhi; e quindi, ricevendo la luce splendente, ella rende grazie a Dio.
Theotokìon. Fedeli alla tradizione dei padri, noi fedeli, ti predichiamo in due nature, ma in una sola ipòstasi, o Gesù, che hai assunto tutta la nostra natura da una Vergine e noi con fede veneriamo la sua immagine.
L’altro canone. Indicibile prodigio.
Avendo l’abitudine alla contemplazione e passando il tempo in divine preghiere, vedevi te stesso elevato al di sopra degli angeli, cantando: O Dio, tu sei benedetto.
Facendo di tutta la tua vita una memoria della morte, o contemplativo, hai scavato la tua fossa con cura e di calde lacrime come tuo lacrimatoio l’hai inondato gridando: O Dio redentore, tu sei benedetto.
Non hai concesso sonno ai tuoi occhi, né riposo alle palpebre, o padre, finché non sei divenuto dimora veneranda della Trinità e vaso pieno di Spirito santo, cantando: O Dio, tu sei benedetto.
È davanti a tutti il fiume delle guarigioni che scorre senza sosta dalla tua tomba, o beato, perciò la fanciulla che a te si avvicina con fede in un istante è liberata dal cattivo spirito e canta: O Dio, tu sei benedetto.
Theotokìon. I pericoli dell’ade e le torture di molte tentazioni di uomini e demòni tremendi hanno dilaniato noi tuoi servi, o Sovrana, ma, rianimati dal tuo riparo gridiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.
Ode 7. Follemente il tiranno.
Supplice non smettevi di invocare Dio, bagnando ogni volta il tuo giaciglio di lacrime, lavando il tuo letto col flusso delle tue palpebre, sforzandoti di emigrare dalla tua patria e di abitare in Cristo. Perciò, scavando la tua tomba nei recessi della tua abitazione, hai fatto della vita una preparazione alla morte.
Per mezzo tuo, o beato, il Signore, Dio dei prodigi guarì il fanciullo, tuo servo fedele, che era penosamente sordo e muto e per mezzo tuo mostrò le mani e i piedi tutti sani alla salutifera tua tremenda apparizione cantando senza sosta: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.
La tomba dei tuoi resti mortali, offrendo generosamente a tutti le guarigioni, è divenuta una fonte vivificante: ancora una volta la fanciulla viene liberata dalla possessione demoniaca e del muto si scioglie la lingua, che comincia a gridare e a strepitare senza sosta: Popolo, sovresaltalo per tutti i secoli.
Diligentemente fino alla vecchiaia non hai smesso, o ispirato da Dio, la tua opera di calligrafo dei sacri libri ispirati e hai adornato tutte le Chiese dei santi, donando gratuitamente ed esortando a benedire: Fanciulli, benedite, sacerdoti, salmeggiate, popolo, inneggia al Signore per tutti i secoli.
Theotokìon. Sei divenuta, o santissima, abitazione della luce inaccessibile: splendendo di bellezze verginali, hai superato in splendore tutte coloro che benedicono dal profondo del cuore, chiamandoti Theotòkos e con fede gridano: Fanciulli, benedite, sacerdoti, salmeggiate, popolo, inneggia al Signore per tutti i secoli.
L’altro canone. Sbigottisci tremando.
Senza difficoltà la fiamma si ritira dividendosi in due all’invocazione del tuo nome, o Elia e non brucia affatto, o santo, colui che con fede ti invoca, o padre. Tu rinvigorisci, o santissimo, con l’olio della lampada le mani inaridite da molti anni.
Divino prodigio veramente tremendo e inaudito! Come hai potuto ricollegare le membra secche, aprire le orecchie all’udito e sciogliere la lingua muta del fanciullo, apparendo visibile a tutti, avvolto in una luce splendente, illuminando il luogo in cui il tuo corpo divino giace?
Un tempo il fanciullo trovò in te un medico compassionevole e fu strappato dalle porte dell’ade, o santo, mentre agonizzava penosamente; apparso di notte in sembianze d’angelo, il monaco, liberato dal cattivo spirito per la tua apparizione, annunzia il tuo miracolo.
La schiera degli angeli, o Elia, ha assistito alla tua dormizione o santo; il cielo ha spalancato le sue porte e sono accorsi ad accoglierti le schiere degli angeli e dei santi. Ti sei messo accanto al trono della Trinità santa, dove risuona il canto soave delle anime festanti.
Theotokìon. Santo monte di Avvacùm, monte ombroso, che provvedi misticamente, ricco e santo monte di Davide, in cui si è compiaciuto di abitare il Dio altissimo, causa della nostra salvezza, Vergine Sovrana, noi ti magnifichiamo nei secoli.
Ode 9. Per questo sbigottisce il cielo.
Porto per quanti errano nel mare e rifugio salvifico è divenuta la tua tomba; soltanto a toccarla il sacerdote viene liberato dalla possessione demoniaca; divinamente, o operatore di prodigi, distrugge ogni malattia e ogni infermità e mandi via gli spiriti maligni.
Si celebra la tua splendente e veneranda ricorrenza ogni anno, o santo, con grande gioia, in grande letizia spirituale. In essa festeggiano con noi gli angeli e gli arcangeli, gli apostoli, i profeti e le anime dei giusti, ricompensando chi ti onora.
La tua tomba ha indicato il corpo santo come tempio beato; il cielo accoglie il tuo spirito puro; hai infatti esercitato divinamente l’ascesi fino alla vecchiaia più avanzata, hai terminato la corsa, hai conseguito degnamente, o padre, la corona della giustizia.
Tu che abiti fra i cori angelici e nella sacre dimore dei santi, ricordati sempre del tuo gregge, o Elia e riscattalo da tutte le sciagure e tentazioni e chiedi il perdono dei peccati per quanti celebrano tutta la notte la tua santa memoria.
Theotokìon. O pura e venerata Madre di Cristo, salva quanti ti invocano con affetto, abbi compassione e liberali dalla molte tentazioni; avendo infatti portato Dio in grembo, ottieni tutto quello che vuoi, operi liberamente e sei potente, o Vergine: per questo tutti ti magnifichiamo.
L’altro canone. Più gloriosa dei cherubini.
Ricevi il salario delle tue fatiche, per le tue pene hai ottenuto una degna ricompensa; hai terminato la corsa, hai conservato la fede e ora non ti rimane che la corona di gloria.
Esulta con i tuoi figli la Terra delle Saline, avendo acquisito il tuo corpo santo e beato; esulta il cielo con i cori degli angeli, accogliendo la tua anima santa.
Come sole splendente è rifulsa la tua ricorrenza annuale, che illumina quanti la festeggiano con fede e prodiga grazie infinite a chi canta le tue lodi, o santo.
Guarda dall’alto, o Elia, contempla qui radunati i tuoi figli esultanti: essi sono come un gregge, pecore della tua mandria; con le tue preghiere salvali da ogni male.
Theotokìon. Innalza il vessillo dei cristiani, rafforza con le vittorie i nostri governanti fedeli, assoggetta a loro gli sfrontati nemici per le preghiere di colei che ti ha partorito, o Cristo, nostro Salvatore.
Exapostilarion del santo. Tu che il cielo.
In cielo fra gli angeli esulti intorno al trono del Re della gloria, o Elia, gloria dei santi; con loro prega ora per noi il Signore.
Della festa.
Alle lodi sostiamo allo stico e cantiamo le stichirà e il doxastikòn del vespro. E ora della festa. Grande dossologia. Alla Liturgia le letture sono le stesse del 5 dicembre.
ANTHOLOGHION in 4 volumi, Lipa Srl, Roma 2000
Minei-Paraklitikì e Ochtoikos, di p. Iosif Restagno
Testi Liturgici vari, Edizioni Diakonia Srl
8X
1000 ANNI
8X
IL SACRO
LODIAMO L’ALTISSIMO
COME I NOSTRI PADRI CI HANNO INSEGNATO
8X
LA SOLIDARIETÀ
UN AIUTO CONCRETO
PER TUTTE LE
GENERAZIONI
8X
LA VITA
CUSTODIAMO IL
CREATO CHE DIO
CI HA AFFIDATO
8X
LA PACE
TESTIMONIAMO LA PACE
E ACCOGLIAMO LA
RICONCILIAZIONE
ATTRAVERSO LA
TRADIZIONE VIVENTE
SOSTENERE COMUNITÀ, LITURGIA, FORMAZIONE E CARITÀ.
L’otto per mille è una quota pari allo 0,8% dell’IRPEF che i contribuenti italiani possono destinare allo Stato oppure a una confessione religiosa riconosciuta. Questa scelta non costa nulla in più e si fa durante la dichiarazione dei redditi. Se non firmi, comunque i soldi non scelti vengono divisi in percentuale tra lo Stato e le confessioni religiose riconosciute in base alle firme ricevute.
I NOSTRI LUOGHI DI CULTO
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E I LUOGHI DI CULTO
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cultura e formazione
cultura e formazione
La cultura nella Chiesa ortodossa è strettamente legata alla liturgia e alla teologia mistica, considerate fonti vive di conoscenza spirituale. La formazione dei fedeli e del clero non mira solo all’istruzione intellettuale, ma soprattutto alla trasformazione interiore (theosis). Grande valore viene attribuito allo studio dei Padri della Chiesa e alla custodia della Sacra Tradizione millenaria.
ISTITUTO
TEOLOGICO ORTODOSSO
L’Istituto Teologico Ortodosso “Santa Eufemia di Calcedonia”, creato da S.Em. il Metropolita Polycarpos nel 2021, è la scuola di formazione superiore della Sacra Arcidiocesi.
La sua offerta didattica è rivolta tanto ai candidati chierici, quanto ai potenziali insegnanti di religione nella scuola pubblica (in base all’Intesa tra l’Arcidiocesi e lo Stato), ma anche a tutti coloro che sono interessati a conoscere in modo approfondito la tradizione ortodossa.
Il ciclo di studi ha la durata di un triennio, durante il quale gli studenti hanno la possibilità di seguire on-line le lezioni, che si tengono in orario serale per tre giorni alla settimana. Le materie insegnate sono una decina per ogni anno accademico e coprono le principali discipline del sapere teologico: Liturgia, Sacra Scrittura, Teologia, Storia della Chiesa, Arte, Filosofia, Ecclesiologia e Diritto canonico, Ecumenismo. Oltre al triennio, che permette di conseguire il baccalaureato in Teologia ortodossa, sono anche offerti corsi opzionali di Psaltica (canto bizantino), Lingua Ebraica e Lingua Greca.
In aggiunta alla didattica (cioè ai corsi e agli esami), che si tiene interamente a distanza, l’Istituto organizza eventi di approfondimento scientifico sia on-line (webinar e conferenze), sia in presenza (giornate di studi e convegni). Per conoscere l’Istituto e le sue attività ☞ www.itosantaeufemia.org

EDIZIONI
DIAKONIA
La casa editrice “Edizioni Diakonia SRL” è una società, cui unico socio è la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia. Essa nasce con l’intento di proporre alle Comunità Ortodosse che operano in Italia, ai fedeli e a coloro che amano la Spiritualità e la Liturgia Ortodossa, un insieme di testi, altrimenti non facilmente reperibili nella editoria italiana.
Soprattutto la collana “Libri Liturgici” nasce con lo scopo di fare ordine nel composito panorama nazionale, ove molti, spinti anche da nobili intenti, hanno pensato di proporre le più svariate tradizioni delle Preghiere della Chiesa.
Tradotti, partendo dai più antichi originali greci, questi libri cercano di far comprendere il vissuto della Chiesa Antica non solo ai fedeli ortodossi, ma a tutti. Allo stesso tempo, la collana “Preghiera dei Fedeli” diviene un valido supporto per colui che prega durante il giorno, nei minuti che ha a disposizione.
Anche la collana “Catechesi” offre al pubblico italiano una vasta gamma di testi catechetici per bambini, adolescenti e adulti e per tutti coloro che si avvicinano alla Chiesa Ortodossa. La collana “Teologia”, infine, raggruppa testi di teologia, di patristica e di storia della Chiesa. In un secondo tempo si aggiungerà una collana dedicata alla Sacra Scrittura. Per conoscere le Edizioni Diakonia e le sue pubblicazioni ☞ www.edizionidiakonia.it












