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Santo del giorno
Universale Esaltazione della preziosa e vivificante Croce. Dormizione di San Giovanni Crisostomo

NEWS
PREGHIERE DEL GIORNO
Vespro del 14 Settembre- Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce
14 Settembre
Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce.
Al Piccolo Vespro.
Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.
Tono 4. Come generoso.
Esaltandoti sulla croce, o Sovrano, hai esaltato con te tutta la natura caduta di Adamo, perciò, esaltando la tua croce immacolata, o filantropo, domandiamo il tuo potere dall’alto, acclamando: Salva, o Altissimo, come Dio misericordioso, quanti venerano l’augusta e luminosa divina esaltazione della tua croce. (2)
Ora vediamo salmicamente lo sgabello dove sono stati i tuoi piedi immacolati, o Sovrano e oggi, esaltando piamente la tua venerabile croce innalzata con affetto, ti supplichiamo gridando: Santifica tutti con la tua divina croce, rendendoli partecipi della tua magnanimità inesprimibile e della tua grazia, o Altissimo.
Come trofeo invincibile, o Cristo, scudo insuperabile e scettro divino, per il quale il mondo è stato salvato e Adamo danza, adoriamo la tua santissima croce; veneriamola con canti, o assemblee dei terrestri e celebrando la sua divina esaltazione, domandiamo il perdono.
Gloria. E ora. Tono 2.
Tu sei il mio forte riparo, o croce tripartita di Cristo; santificami con il tuo potere, affinché con fede e affetto ti adori e ti glorifichi.
Allo stico, stichirà prosòmia.
Tono 2. Casa di Efrata.
Oggi è innalzata la Croce di Cristo, il legno vivificante su quale è stato portato nella carne, chiamando tutti alla salvezza.
Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Vedendo innalzato il legno della Croce, diamo magnificenza a Dio, per sua bontà crocifisso nella carne.
Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Salve, Croce del Signore, difesa divina dei fedeli, baluardo invincibile, con cui siamo stati innalzati dalla terra.
Gloria. E ora. Uguale.
Venite con gioia tutti, abbracciamo il legno di salvezza su cui fu steso Cristo, la redenzione.
Apolytìkion. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.
Piccola ectenia e conclusione.
Al Grande Vespro
Dopo il salmo introduttivo, se è domenica si recita tutto Beato l’uomo, cioè il primo kàthisma del salterio; altrimenti, dopo il salmo introduttivo, subito il Signore, a te ho gridato, 6 stichi e gli stichirà prosòmia, ripetendoli due volte.
Tono pl. 2. Riposta nei cieli.
La croce esaltata di colui che in essa fu esaltato, induce tutto il creato a inneggiare alla passione immacolata: uccidendo con essa, infatti, colui che ci aveva uccisi, ha ridato vita ai morti, li ha abbelliti e resi degni, come compassionevole, per bontà somma, di prender cittadinanza nei cieli; perciò esaltiamo lieti il suo nome e magnifichiamo la sua somma condiscendenza (2).
Tendendo le mani in alto e sbaragliando Amalek il tiranno, Mosè prefigurò te, Croce preziosa, vanto dei fedeli, sostegno degli atleti, decoro degli apostoli, difesa dei giusti, salvezza di tutti i santi: perciò, vedendoti innalzata, il creato gioisce e festeggia, glorificando Cristo, che per sua somma benevolenza per te ha riunito ciò che era diviso (2).
Croce venerabilissima, che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere, risollevi tutti quelli che, per l’inganno di quel frutto furono scacciati e precipitati nella morte; perciò, stringendoci a te con la fede del cuore e delle labbra, attingiamo la santità, gridando: Esaltate Cristo Dio sommamente buono e prostratevi al suo divino sgabello (2).
Gloria. E ora. Tono 2.
Venite, genti tutte, veneriamo il legno benedetto per cui si compì l’eterna giustizia: poiché colui che con l’albero ingannò il progenitore Adamo, viene adescato dalla croce e cade travolto in una funesta caduta, lui che si era tirannicamente impadronito di una creatura regale. Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente ed è annullata la maledizione della giusta condanna per l’ingiusta condanna inflitta al giusto: poiché con un albero bisognava risanare l’albero e con la passione dell’impassibile distruggere nell’albero le passioni del condannato. Gloria dunque, o Cristo Re, alla tua tremenda economia per noi con cui salvasti tutti, perché sei buono e filantropo.
Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon del giorno letture.
Lettura dall’Esodo (15,22-16,1).
Mosè fece partire i figli d’Israele dal Mar Rosso e li condusse nel deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua da bere. Giunsero poi a Mara, ma non poterono bere l’acqua di Mara perché era amara: per questo quel luogo fu chiamato Amarezza. Il popolo mormorava contro Mosè dicendo: Che cosa berremo? Mosè gridò al Signore e il Signore gli indicò un legno che egli gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce: là il Signore diede al popolo decreti e giudizi e là lo mise alla prova e disse: Se veramente ascolterai il Signore tuo Dio e farai ciò che è gradito davanti a lui e presterai orecchio ai suoi comandamenti e osserverai tutti i suoi decreti, non farò venire su di te nessuna delle malattie che ho inflitto agli egiziani: perché io sono il Signore che ti guarisce. E giunsero a Elim dove c’erano dodici sorgenti d’acqua e settanta palme e si accamparono là, presso le acque. Partirono poi da Elim e tutta l’assemblea dei figli d’Israele giunse al deserto di Sin, che è tra Elim e il Sinai.
Lettura dai Proverbi (3,11-18).
Figlio, non trascurare la disciplina del Signore e non venir meno quando vieni rimproverato da lui: poiché colui che ama, il Signore lo corregge e flagella ogni figlio che accetta. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio infatti è trafficare per questa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nessun male può opporsi ad essa; essa è ben nota a tutti quelli che la amano: nessun oggetto prezioso eguaglia il suo valore. Poiché lunghezza di esistenza e anni di vita sono nella sua destra e nella sua sinistra sono ricchezza e gloria. Dalla sua bocca procede la giustizia: essa porta sulla lingua legge e misericordia. Le sue vie sono buone vie e tutti i suoi sentieri sono pacifici. È un albero di vita per tutti quelli che ad essa si afferrano ed è sicura per quelli che si appoggiano a lei come al Signore.
Lettura dalla profezia di Isaia (60,11-16).
Così dice il Signore: Le tue porte, Gerusalemme, saranno aperte sempre, non verranno chiuse, né di giorno, né di notte, per introdurre in te la potenza delle genti e i loro re come prigionieri. Poiché le nazioni e i re che non ti serviranno periranno e le nazioni diverranno deserti desolati. E verrà a te la gloria del Libano, col cipresso, il pino e il cedro insieme, per glorificare il mio luogo santo e io glorificherò il luogo dei miei piedi. E verranno a te timorosi i figli di quelli che ti avevano umiliata e provocata e si prostreranno alle piante dei tuoi piedi tutti quelli che ti avevano provocata e tu sarai chiamata città del Signore, Sion del Santo d’Israele, perché eri stata abbandonata e odiata e non c’era chi ti aiutasse; e farò di te un’eterna esultanza, letizia per generazioni di generazioni. Succhierai il latte delle genti e mangerai la ricchezza dei re: e conoscerai che io sono il Signore che ti salva e ti libera, il Dio d’Israele.
Alla Litì. Stichirà prosòmia.
Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.
Oggi davvero si compie la parola di Davide dal divino suono: ecco, infatti, palesemente adoriamo lo sgabello dei tuoi piedi purissimi e siamo pieni di speranza all’ombra delle tue ali, o pietosissimo e ti gridiamo: s’imprima su di noi la luce del tuo volto ed esalta la forza del tuo popolo ortodosso con l’esaltazione della tua croce, Cristo misericordiosissimo.
L’albero della vera vita piantato nel luogo del Cranio, su cui il Re dei secoli operò salvezza in mezzo alla terra, oggi esaltato, santifica i confini del mondo e il tempio della risurrezione celebra la sua dedicazione; gli angeli si rallegrano nei cieli e gli uomini esultano sulla terra, gridando davidicamente e dicono: Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi perché è santo colui che concede al mondo la grande misericordia.
Prefigurava la tua croce, o Cristo, il patriarca Giacobbe benedicente i nipoti, imponendo sulle loro teste le sue mani incrociate; e noi, Salvatore, esaltando oggi la tua croce, acclamiamo: Al nostro imperatore, amico di Cristo, concedi la vittoria come concedesti il trionfo a Costantino.
Tono 2. Di Teofane.
Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando il segno spirituale della sua vittoria sui nemici. Rallegrandosene, con fede e affetto si affrettò ad esaltare, per impulso divino, ciò che aveva visto e a trarla con zelo dal seno della terra, per la liberazione del mondo e la salvezza delle nostre anime.
Stesso Tono. Di Cipriano.
Il gesto del patriarca Giacobbe incrociante le mani per benedire la sua progenie preparava il segno sovrano della tua croce: possedendo in essa una protezione efficace, respingiamo con vigore le forze diaboliche e atterrando l’orgoglio di Beliar, mettiamo in fuga le forze distruttrici del nemico Amalek. E ora che la croce è esaltata, noi fedeli la presentiamo piamente alla tua bontà per l’espiazione dei nostri peccati, esclamando a gran voce: Signore, incarnato da una Vergine, abbi pietà; tu che sei buono, abbi compassione della creatura formata con sapienza dalle tue mani.
Stesso Tono. Di Leone.
Tu sei la mia sovrana protezione, croce di Cristo dai tre rami; santificami per la tua potenza, affinché ti adori e glorifichi con fede e affetto.
Tono 4.
Facciamo risuonare oggi un canto di festa e, col volto radioso, esclamiamo a gran voce: O Cristo, che per noi accettasti la condanna, gli sputi, i colpi e di esser rivestito di derisoria porpora, salisti sulla croce, alla cui vista il sole e la luna nascosero la loro luce, la terra tremò di paura e il velo del tempio si divise: dacci dunque ora la tua preziosa croce come protezione, salvaguardia e terrore dei demòni, affinché abbracciandola cantiamo: O croce, salvaci per la tua forza; santificaci per il tuo splendore, o croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, poiché ci sei stata data come luce e salvezza delle nostre anime.
Stesso tono. Di Anatolio.
O croce, segno luminoso tra gli astri, tu prefigurasti un trofeo di vittoria al piissimo imperatore; sua madre, avendoti ritrovato, fece di te l’ornamento del mondo. Esaltandoti oggi, noi, cori di fedeli, gridiamo: Illuminaci col tuo splendore, o croce vivificante; santificaci per la tua virtù, Croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, innalzandoti contro la schiera dei nemici.
Gloria. E ora. Stesso tono.
Di Anatolio.
Mosè prefigurò l’opera della tua croce veneranda quando mise in fuga il nemico Amalek nel deserto del Sinai: infatti, quando stendeva le mani, formando l’immagine della croce, il popolo riprendeva forza. Oggi è per noi compiuta la realizzazione delle figure: oggi la croce è esaltata e i demòni in fuga, oggi tutto il creato è liberato dalla corruzione, poiché, per la croce, tutti i doni splendono su noi. Con gioia perciò tutti ti veneriamo dicendo: Come sono magnifiche le tue opere, Signore, gloria a te!
Allo stico, stichirà prosòmia.
Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.
Salve, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa: per te è annientata la corruzione, distrutta e inghiottita la potenza della morte e noi innalzati dalla terra al cielo; arma invincibile, nemica dei demòni, gloria dei martiri, vero ornamento dei santi, porto di salvezza, tu doni al mondo la grande misericordia.
Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.
Salve, croce del Signore per cui fu sciolta dalla maledizione la stirpe umana; sei segno della vera gioia, tu che, innalzata, abbatti i nemici, o venerabilissima: aiuto per noi, fortezza dei re, vigore dei giusti, decoro dei sacerdoti, tu che, venendo impressa, liberi da gravi mali; scettro di potenza con cui veniamo fatti pascolare; arma di pace, che gli angeli venerano con timore; divina gloria di Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.
Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione di tutti i morti, tu che hai risollevato noi, caduti nella corruzione; croce preziosa per cui la corruzione fu dissolta, l’incorruttela fiorita, noi mortali divinizzati e il diavolo del tutto abbattuto; vedendoti oggi innalzata per mano di gerarchi, esaltiamo colui che in te fu innalzato e veneriamo te, attingendo copiosamente la grande misericordia.
Gloria. E ora. Tono pl. 4.
Di Giovanni monaco.
Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, o Cristo Dio, questa noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti sei degnato di esservi confitto e a te gridiamo: con il ladrone, Signore, rendi degni anche noi del tuo regno.
Apolytìkion. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città (3).
Signore: Alliluia.
Mattutino del 14 Settembre- Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce
14 Settembre
Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce.
Al Mattutino.
Apolytìkion. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città (3).
Dopo la prima sticologia, kàthisma.
Tono 1. Sigillata la pietra.
Veneriamo il legno della tua croce, o filantropo, perché in esso fosti inchiodato, vita di tutti; hai aperto il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva; egli fu degno della beatitudine così confessandoti: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi, che acclamiamo: Tutti abbiamo peccato, per la tua compassione non disprezzarci (2).
Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Tono pl. 2.
Appena l’albero della tua croce fu piantato, si scossero le fondamenta della morte, Cristo Signore: ciò che con brama aveva inghiottito, l’ade lo rese con tremore. Ci hai mostrato la tua salvezza, o santo e noi ti glorifichiamo, Figlio di Dio: pietà di noi (2).
Dopo il polyèleos, Kàthisma.
Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.
In tempi lontani, Gesù di Navì misticamente prefigurava il segno della croce, quando a forma di croce levò le mani, o mio Salvatore e il sole si fermò, finché egli non ebbe distrutto i nemici che si opponevano a te, o Dio. Ma ora il sole si oscura vedendo sulla croce te, che sciogli il dominio della morte e depredi l’ade (2).
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon. Tono 4.
Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio.
Stico. Cantate al Signore un canto nuovo.
Ogni spirito e il vangelo
secondo Giovanni (12,28-36).
Disse Gesù: Padre, glorifica il tuo nome. Venne allora una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò. La folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: Un angelo gli ha parlato. Rispose Gesù: Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire. Allora la folla gli rispose: Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come dunque tu dici che il Figlio dell’uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell’uomo? Gesù allora disse loro: Ancora per poco la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce.
Il tropario Contemplando la risurrezione di Cristo, in qualunque giorno cada la Festa della Croce.
Salmo 50. Quindi Gloria. Tono 2.
Tu sei mia protezione forte, croce tripartita di Cristo: santificami con la tua potenza, affinché con fede e affetto ti veneri e glorifichi.
E ora. Lo stesso tropario. Stico: Pietà di me.
Idiòmelon. Tono pl. 2.
Croce di Cristo, speranza dei cristiani, guida degli sviati, porto per chi è nella tempesta, vittoria nelle guerre, sicurezza di tutta la terra, medico dei malati, risurrezione dei morti, abbi pietà di noi.
Salva, o Dio, il tuo popolo, ecc.
Quindi il canone, il cui Acròstico è: Confidando nella croce, erompo in un inno. Poema di Cosma.
Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.
Tracciando una croce col bastone verticale, Mosè divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Stando in mezzo ai due sacerdoti, Mosè prefigurò un tempo in se stesso l’immacolata passione; atteggiandosi poi a forma di croce, elevò il trofeo con le braccia spalancate, annientando il potere del malvagio Amalek; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Mosè pose su una colonna il rimedio che salvava dal morso velenoso e distruttore: al legno, immagine della croce, legò trasversalmente il serpente strisciante in terra e con questo sconfisse il flagello; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Al principe pio, all’imperatore di senno divino il cielo mostrò il trofeo della croce con cui fu abbattuta la boria dei nemici ostili e rovesciato l’errore e la fede divina si diffuse fino ai confini della terra; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Katavasìa. Tracciando una croce col bastone verticale, Mosè divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Ode 3. Irmòs.
Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.
La dura roccia colpita dalla verga, facendo scaturire acqua per un popolo ribelle e duro di cuore, manifestava il mistero della Chiesa eletta da Dio, di cui la croce è forza e sostegno.
Il fianco immacolato colpito dalla lancia ha fatto scaturire acqua e sangue, inaugurando l’alleanza e lavando i peccati: la croce è infatti sostegno dei re e vanto dei credenti.
Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.
Kàthisma.
Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.
Nel paradiso un tempo un albero mi spogliò, perché facendomene gustare il frutto, il nemico introdusse la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, venne piantato sulla terra e tutto il mondo si riempì di ogni gioia; vedendolo esaltato, o popoli, con fede acclamiamo concordi a Dio: Piena di gloria è la tua casa (2).
Ode 4. Irmòs.
Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.
Un tempo Mosè, con un legno, trasformò nel deserto le sorgenti amare, prefigurando il passaggio delle genti alla pietà, grazie alla croce.
Grazie a un legno il Giordano restituì il ferro dell’accetta, che aveva sprofondato nel suo abisso, significando con questo la recisione dell’errore per la croce e il battesimo.
Per precedere la figura della tenda della testimonianza, il popolo si raduna, con sacro ordine, diviso in quattro parti, reso glorioso da queste formazioni cruciformi.
Prodigiosamente dispiegandosi, la croce rifulse di raggi solari: e i cieli narrarono la gloria del nostro Dio.
Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.
Ode 5. Irmòs.
O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.
Di fronte a te, albero celebrato su cui fu steso Cristo, ebbe timore, o croce, la spada roteante che custodiva l’Eden e il temibile cherubino si ritrasse di fronte al Cristo in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.
Le potenze infernali, avversarie della croce, tremano di fronte a quel segno impresso nell’aria in cui esse si aggirano, ma gli abitanti del cielo e della terra piegano il ginocchio di fronte a Cristo, che concede la pace alle nostre anime.
Apparendo tra puri splendori alle genti ottenebrate nello sviamento dell’errore ed effondendo su di loro il divino fulgore, la croce divina le unisce al Cristo in essa confitto, che concede la pace alle nostre anime.
Katavasìa. O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.
Ode 6. Irmòs.
Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.
Curvo per la vecchiaia, logorato dalla malattia, Giacobbe si sollevava incrociando le mani, mostrando la potenza della croce vivificante: poiché Dio, su di essa confitto nella carne, rinnovò la vecchiezza dell’oscura lettera della Legge e allontanò il male funesto dell’errore.
Disponendo le palme a forma di croce sulle teste dei due giovani, il divino Israele rivelava che il popolo cultore della Legge era vecchia gloria; e quando si suppose che si sbagliasse, non cambiò quella figura vivificante, ma esclamava: Il nuovo popolo di Cristo Dio, cinto dalla croce come da muro, sarà superiore.
Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.
Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.
Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.
Ikos.
Colui che, rapito in paradiso oltre il terzo cielo udì parole ineffabili e divine che non è lecito alla lingua dire, scrive ai Galati e voi, amanti delle Scritture, lo avete letto e lo sapete: Non ci sia per me altro vanto se non nella sola croce del Signore, sulla quale egli, con la sua passione, ha ucciso le passioni. Anche noi dunque afferriamoci tutti saldamente alla croce del Signore, nostro vanto: è per noi strumento di salvezza questo legno, uno scudo di pace, un trofeo invincibile.
Sinassario.
Il 14 di questo mese l’universale Esaltazione della Croce preziosa e vivificante.
Stichi. Vedendo esaltata la croce di Cristo, il creato acclama alla tua esaltazione, Salvatore. La croce fu esaltata il quattordici in Sion.
Lo stesso giorno la dormizione del nostro padre tra i santi Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli; oggi infatti si è addormentato, ma a causa della festa della preziosa croce la sua festa è stata trasferita nel mese di novembre.
Memoria anche dell’imperatrice Plachilla, coniuge del grande imperatore Teodosio.
Stichi. Abbandonando sulla terra un diadema corruttibile, Plachilla in cielo ne trova uno incorruttibile.
Lo stesso giorno memoria dei santi padri riuniti nel sesto santo concilio ecumenico durante l’impero di Costantino Pogonato, figlio di Giustiniano II, soprannominato Nasomozzo, quando Sergio guidava la Chiesa di Costantinopoli e Agatone quella di Roma. Riunitosi nel Trullo del Palazzo quello spazio denominato Oato anatemizzò Sergio, Pirro, Pietro e Paolo, che erano stati vescovi di Costantinopoli. Macrobio di Antiochia, Ciro di Alessandria, Onorio di Roma, Stefano e Polichronio e quelli stavano con loro. Il Concilio era stato convocato da Costantino Pogonato; la pubblicazione dei canoni avvenne sotto suo figlio Giustiniano.
Lo stesso giorno memoria del santo martire Pàpas.
Stichi. Soccorso da Dio, Pàpas sopporta le ferite senza un lamento.
Lo stesso giorno il santo martire Theoclìs perì di spada.
Stichi. Facendo del suo martire una voce, come indica il suo nome, Theoclìs, come chiamato da Dio risponde.
Lo stesso giorno memoria di san Valeriano, un bimbo ucciso di spada.
Stichi. Al piccolo Valeriano il grande Dio nel cielo donò immensa corona.
Il santo martire Macario il giovane, monaco, martirizzato a Tessalonica nel 1527, che fu pure discepolo del patriarca di Costantinopoli Nifon, perì di spada.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Irmòs.
Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco stridente sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Il primo dei mortali, dopo aver gustato il frutto dell’albero, ha preso dimora nella corruzione: condannato a perdere vergognosamente la vita, come un’infezione che corrode il corpo, ha comunicato la sua malattia a tutta la stirpe. Ma, trovato nell’albero della croce ciò che ci recupera, noi figli della terra acclamiamo: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
La trasgressione violò il precetto di Dio e l’albero portò la morte ai mortali, perché il suo frutto non fu preso al tempo opportuno; e fu messo al sicuro l’albero da cui proveniva la vita preziosa; di nuovo lo rese accessibile l’animo nobile del ladrone, il quale, penosamente morendo, gridava: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Vedendo l’avvenire, Israele abbracciava la punta del bastone di Giuseppe, per indicare che la gloriosissima croce avrebbe sostenuto la forza del regno: essa è infatti vanto vittorioso dei re e luce per quanti gridano con fede: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco stridente sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Ode 8. Irmòs.
Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.
O schiere dei cieli, inneggiate mentre viene innalzato il legno irrigato dal sangue del Verbo di Dio incarnato; festeggiando il riscatto dei mortali, popoli, venerate la croce di Cristo, da cui viene al mondo la risurrezione per i secoli.
Figli della terra, dispensatori della grazia, con le vostre mani innalzate, con sacro decoro, la croce su cui stette Cristo Dio e la lancia che trafisse il corpo del Dio Verbo; vedano tutte le genti la salvezza di Dio e lo glorifichino per i secoli.
O imperatori fedeli dei cristiani, scelti per divina elezione, allietatevi e gloriatevi dell’arma vittoriosa, ricevendo in sorte da Dio la croce preziosa, in cui le tribù bramose di audacie guerresche sono disperse per i secoli.
Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.
Ode 9. Irmòs.
Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa, ora esaltata, noi ti magnifichiamo.
Esultino tutti gli alberi del bosco, essendo santificata la loro natura da colui che la piantò in principio, il Cristo steso su quel legno, per la cui esaltazione, ora adoriamo e magnifichiamo lui.
Come sacro corno è sorta, per chi ha senno divino, la croce del capo di tutti, con cui vengono spezzate tutte le corna dei peccatori intelligibili; e per essa, ora innalzata, noi lo adoriamo e magnifichiamo.
Altro Irmòs.
La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano.
Per non lasciare che l’amarezza di quell’albero ci distruggesse, con la croce la cancellasti del tutto, Signore; così un legno aveva un tempo tolto l’amarezza delle acque di Mara, prefigurando la potenza della croce, che tutte le schiere dei cieli magnificano.
Con la tua croce oggi, Signore, hai sollevato noi, che di continuo affondavamo nel buio del progenitore: poiché, come per l’inganno la natura fu precipitata nella più completa sregolatezza, così di nuovo la luce della tua croce ci ha del tutto raddrizzati e noi fedeli la magnifichiamo.
Per mostrare al mondo il segno da venerare, Signore, formasti in cielo il segno della croce, come glorioso fra tutti, raggiante di luce infinita, arma invincibile per l’imperatore; tutte le schiere del cielo lo magnificano.
Katavasìe. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa, ora esaltata, noi ti magnifichiamo.
La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano..
Exapostilarion. Tono 2. Sotto gli occhi.
Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni (2).
Un altro, una volta sola. Udite, donne.
La croce viene oggi innalzata e il mondo è santificato; tu che siedi in trono col Padre e il santo Spirito, stendendo su di essa le mani, hai attirato tutto il mondo alla conoscenza di te, o Cristo: concedi dunque la gloria divina a quanti in te confidano.
Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia ripetendo il primo.
Tono pl. 4. O straordinario prodigio!
Ostraordinario prodigio! L’albero vivificante, la croce santissima, oggi si mostra levata in alto, la glorificano tutti i confini e tutti i demòni sono atterriti: quale dono è stato fatto ai mortali! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come solo compassionevole (2).
O straordinario prodigio! La croce che portò l’Altissimo come grappolo pieno di vita, si mostra oggi elevata da terra: per essa tutti fummo attratti a Dio e la morte del tutto inghiottita; o albero immacolato, per cui gustiamo l’immortale cibo dell’Eden, glorificando Cristo!
O straordinario prodigio! La larghezza e la lunghezza della croce sono pari al cielo, perché con la divina grazia essa santifica l’universo. In essa sono vinte le genti barbare; per essa sono saldamente stabiliti gli scettri dei regnanti. O divina scala, per cui saliamo ai cieli, esaltando con canti Cristo Signore!
Gloria. E ora. Tono pl. 2.
Avanza oggi la croce del Signore: i credenti l’accolgono con affetto e ricevono guarigioni per l’anima e il corpo e da ogni male. Salutiamola con gioia e timore: con timore, a motivo del peccato che ci rende indegni; con gioia, a motivo della salvezza che Cristo Signore, in essa confitto, concede al mondo, lui che possiede la grande misericordia.
Grande dossologia.
Durante il canto della dossologia, il sacerdote indossa tutti i paramenti sacerdotali, si accosta con l’incensiere alla santa mensa, incensa la croce preziosa con gesto cruciforme, la solleva con un vassoio sopra la testa e, preceduto da due lampade, la porta fino alle porte regali della navata e lì si ferma. Terminata dossologia e trisagio, il sacerdote dice ad alta voce: Sapienza, in piedi; e si inizia il tropario: Salva, Signore, il tuo popolo. Il sacerdote procede con la croce preziosa, la depone su un tavolino precedentemente preparato e incensa a forma di croce. Fa quindi 3 prostrazioni, qualunque giorno sia e presa tra le mani la croce preziosa insieme a rametti di basilico, si tiene in piedi davanti al tavolino e, volgendosi a oriente, dice:
Misericordia di noi, o Dio, secondo la tua grande misericordia, noi ti preghiamo: esaudiscici e abbi misericordia.
Si inizia il primo centinaio di Kyrie elèison; il sacerdote, prima di iniziare, fa 3 volte il segno della croce col prezioso legno. Poi piega la testa, sino a giungere a una spanna da terra e a poco a poco si solleva, mentre si completa il primo centinaio. Si sposta quindi dalla parte nord del tavolino e, guardando a sud, dice:
Supplichiamo ancora per tutti i pii cristiani ortodossi.
Si inizia il secondo centinaio di invocazioni e il sacerdote fa la seconda elevazione della croce, come descritto sopra. Poi si sposta a oriente rispetto al tavolino e, guardando verso occidente, dice:
Supplichiamo ancora per il nostra padre e arcivescovo N. e per tutti i nostri fratelli in Cristo.
Si inizia il terzo centinaio di invocazioni. Al termine, il sacerdote si sposta alla parte sud e, guardando a nord, dice:
Supplichiamo ancora per ogni anima cristiana, per la salvezza di tutti i cristiani e la remissione dei loro peccati.
Si fa la quarta elevazione, poi il sacerdote si sposta davanti al tavolino e, guardando a oriente, dice: dice:
Supplichiamo ancora per tutti quelli che prestano servizio e operano il bene in questa casa, per la loro salvezza e la remissione dei loro peccati.
Si inizia il quinto centinaio di invocazioni. Al termine, il sacerdote eleva la croce cantando il tropario:
Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.
Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.
Con la croce benedice il popolo segnandolo. Poi, deposta la croce preziosa sul tavolino, canta:
La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.
I cori allo stesso modo, una volta ciascuno; poi si prostra alla croce preziosa e dopo di lui tutti gli altri. Quando è presente un vescovo, è lui che eleva la croce. Durante l’adorazione, si cantano i seguenti idiòmela.
Poema dell’imperatore Leone. Tono 2.
Venite, fedeli, veneriamo l’albero vivificante in cui Cristo, Re della gloria, stendendo volontariamente le mani, innalzò all’antica beatitudine noi, che un tempo il nemico aveva esiliato da Dio, depredandoci col piacere; venite, fedeli, veneriamo l’albero per cui ottenemmo di spezzare la testa dei nemici invisibili; venite, famiglie tutte delle genti, onoriamo con inni la croce del Signore: salve, croce, perfetta redenzione di Adamo caduto; in te si gloriano i nostri imperatori fedelissimi, perché per la tua potenza sottomettono con forza il popolo ismaelita. Noi cristiani, baciandoti ora con timore, glorifichiamo Dio in te confitto, dicendo: Signore, su di essa inchiodato, abbi pietà di noi, come buono e filantropo.
Tono pl. 1.
Venite, popoli, contemplando lo straordinario prodigio, veneriamo la potenza della croce: un albero nel paradiso produsse la morte, ma questo fece fiorire la vita, perché porta su di sé confitto, il Signore senza peccato; e noi genti tutte, cogliendo da esso l’incorruttela, acclamiamo: Tu che con la croce distruggesti la morte e ci liberasti, gloria a te.
Si è compiuta, o Dio, dei tuoi profeti Isaia e Davide la voce, che dice: A te, Signore, verranno tutte le nazioni e si prostreranno davanti a te: Ecco, infatti, o buono, il popolo viene colmato della tua grazia, nei tuoi atri, in Gerusalemme; o Dio, che per noi hai sofferto la croce e ci hai vivificati per la tua divina risurrezione, difendici e salvaci, Signore.
Tono pl. 2.
Oggi sorgendo dalle profondità della terra l’albero della vita conferma la fede nella risurrezione di Cristo, su di esso inchiodato; innalzato da mani santificate annunzia la sua ascensione ai cieli, nei quali, per essa, la nostra natura decaduta viene riammessa; perciò grati a te gridiamo: Signore, che su di esso fosti innalzato e per esso verso di te ci fai salire, rendi degni della gioia celeste i tuoi cantori.
Il mondo nei suoi quattro confini è oggi santificato dalla quadripartita croce innalzata, o Cristo nostro Dio; ed è innalzato il corno dei nostri imperatori, che spezzano con essa i corni dei nemici. Grande sei tu, Signore e mirabile nelle tue opere: gloria a te.
Le voci dei profeti predissero il santo legno per cui Adamo fu liberato dalla maledizione antica e dalla morte; nella sua esaltazione oggi, il creato grida, chiedendo a Dio la sua grande misericordia; e tu, Sovrano compassionevolissimo, sii nostra propiziazione e salva le nostre anime.
Gloria. E ora. Tono pl. 4.
Ècompiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.
Conclusione.
Alla Liturgia.
Antifona 1. Tono 1.
Stico. O Dio, volgiti a me, perché mi hai abbandonato?
Per le intercessioni della Theotòkos.
Stico 2. Lontano dalla mia salvezza il debito dei miei delitti.
Per le intercessioni della Theotòkos.
Stico 3. Dio mio, griderò di giorno e non ascolti.
Per le intercessioni della Theotòkos.
Stico 4. Ma tu abiti nel santuario, tu lode d’Israele.
Antifona 2. Tono 2.
Stico 1. Perché, o Dio, hai respinto per sempre?
Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.
Stico 2. Ricordati di coloro che hai radunato, che hai acquistato dal principio.
Salva, Figlio di Dio.
Stico 3. Questo è il monte di Sion, su cui hai posto la tua dimora.
Salva, Figlio di Dio.
Stico 4. Dio è il nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Gloria. E ora.
O unigenito Figlio e Verbo di Dio.
Antifona 3. Tono 1.
Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno: si adirino i popoli.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.
Stico 2. Lui siede sui cherubini: si scuota la terra.
Salva, Signore.
Stico 3. Lodino il tuo nome grande, perché è tremendo e santo.
Salva, Signore.
Stico 4. L’onore del re ama il giudizio.
Salva, Signore.
Issodikòn. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché egli è santo. Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.
Apolytìkion. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città
Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.
Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.
Al posto del Trisagio. Tono pl. 2.
La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.
Prokìmenon dell’Apostolo Tono grave: Esaltate il Signore nostro Dio, prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Stico. Il Signore ha instaurato il suo regno; si adirino i popoli: lui che siede sui Cherubini, si scuota la terra.
L’Apostolo ai Corinzi: Fratelli, la parola della croce è stoltezza (I Cor. 1, 18-24).
Alliluia. Tono 1. Ricordati del tuo popolo che hai radunato, che hai acquistato dal principio; hai redento lo scettro della tua eredità.
Stico. Dio è il nostro re prima dei secoli; ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Vangelo secondo Giovanni: In quel tempo i sommi sacerdoti e i sacerdoti tennero consiglio (Gv 19, 6-11. 13-20. 25-28. 30-35)
Kinonikòn. E’ stata impressa su di noi la luce del tuo volto, Signore: Alliluia.
Vespro del 14 Settembre- Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce
14 Settembre
Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce.
Al Piccolo Vespro.
Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.
Tono 4. Come generoso.
Esaltandoti sulla croce, o Sovrano, hai esaltato con te tutta la natura caduta di Adamo, perciò, esaltando la tua croce immacolata, o filantropo, domandiamo il tuo potere dall’alto, acclamando: Salva, o Altissimo, come Dio misericordioso, quanti venerano l’augusta e luminosa divina esaltazione della tua croce. (2)
Ora vediamo salmicamente lo sgabello dove sono stati i tuoi piedi immacolati, o Sovrano e oggi, esaltando piamente la tua venerabile croce innalzata con affetto, ti supplichiamo gridando: Santifica tutti con la tua divina croce, rendendoli partecipi della tua magnanimità inesprimibile e della tua grazia, o Altissimo.
Come trofeo invincibile, o Cristo, scudo insuperabile e scettro divino, per il quale il mondo è stato salvato e Adamo danza, adoriamo la tua santissima croce; veneriamola con canti, o assemblee dei terrestri e celebrando la sua divina esaltazione, domandiamo il perdono.
Gloria. E ora. Tono 2.
Tu sei il mio forte riparo, o croce tripartita di Cristo; santificami con il tuo potere, affinché con fede e affetto ti adori e ti glorifichi.
Allo stico, stichirà prosòmia.
Tono 2. Casa di Efrata.
Oggi è innalzata la Croce di Cristo, il legno vivificante su quale è stato portato nella carne, chiamando tutti alla salvezza.
Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Vedendo innalzato il legno della Croce, diamo magnificenza a Dio, per sua bontà crocifisso nella carne.
Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Salve, Croce del Signore, difesa divina dei fedeli, baluardo invincibile, con cui siamo stati innalzati dalla terra.
Gloria. E ora. Uguale.
Venite con gioia tutti, abbracciamo il legno di salvezza su cui fu steso Cristo, la redenzione.
Apolytìkion. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.
Piccola ectenia e conclusione.
Al Grande Vespro
Dopo il salmo introduttivo, se è domenica si recita tutto Beato l’uomo, cioè il primo kàthisma del salterio; altrimenti, dopo il salmo introduttivo, subito il Signore, a te ho gridato, 6 stichi e gli stichirà prosòmia, ripetendoli due volte.
Tono pl. 2. Riposta nei cieli.
La croce esaltata di colui che in essa fu esaltato, induce tutto il creato a inneggiare alla passione immacolata: uccidendo con essa, infatti, colui che ci aveva uccisi, ha ridato vita ai morti, li ha abbelliti e resi degni, come compassionevole, per bontà somma, di prender cittadinanza nei cieli; perciò esaltiamo lieti il suo nome e magnifichiamo la sua somma condiscendenza (2).
Tendendo le mani in alto e sbaragliando Amalek il tiranno, Mosè prefigurò te, Croce preziosa, vanto dei fedeli, sostegno degli atleti, decoro degli apostoli, difesa dei giusti, salvezza di tutti i santi: perciò, vedendoti innalzata, il creato gioisce e festeggia, glorificando Cristo, che per sua somma benevolenza per te ha riunito ciò che era diviso (2).
Croce venerabilissima, che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere, risollevi tutti quelli che, per l’inganno di quel frutto furono scacciati e precipitati nella morte; perciò, stringendoci a te con la fede del cuore e delle labbra, attingiamo la santità, gridando: Esaltate Cristo Dio sommamente buono e prostratevi al suo divino sgabello (2).
Gloria. E ora. Tono 2.
Venite, genti tutte, veneriamo il legno benedetto per cui si compì l’eterna giustizia: poiché colui che con l’albero ingannò il progenitore Adamo, viene adescato dalla croce e cade travolto in una funesta caduta, lui che si era tirannicamente impadronito di una creatura regale. Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente ed è annullata la maledizione della giusta condanna per l’ingiusta condanna inflitta al giusto: poiché con un albero bisognava risanare l’albero e con la passione dell’impassibile distruggere nell’albero le passioni del condannato. Gloria dunque, o Cristo Re, alla tua tremenda economia per noi con cui salvasti tutti, perché sei buono e filantropo.
Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon del giorno letture.
Lettura dall’Esodo (15,22-16,1).
Mosè fece partire i figli d’Israele dal Mar Rosso e li condusse nel deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua da bere. Giunsero poi a Mara, ma non poterono bere l’acqua di Mara perché era amara: per questo quel luogo fu chiamato Amarezza. Il popolo mormorava contro Mosè dicendo: Che cosa berremo? Mosè gridò al Signore e il Signore gli indicò un legno che egli gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce: là il Signore diede al popolo decreti e giudizi e là lo mise alla prova e disse: Se veramente ascolterai il Signore tuo Dio e farai ciò che è gradito davanti a lui e presterai orecchio ai suoi comandamenti e osserverai tutti i suoi decreti, non farò venire su di te nessuna delle malattie che ho inflitto agli egiziani: perché io sono il Signore che ti guarisce. E giunsero a Elim dove c’erano dodici sorgenti d’acqua e settanta palme e si accamparono là, presso le acque. Partirono poi da Elim e tutta l’assemblea dei figli d’Israele giunse al deserto di Sin, che è tra Elim e il Sinai.
Lettura dai Proverbi (3,11-18).
Figlio, non trascurare la disciplina del Signore e non venir meno quando vieni rimproverato da lui: poiché colui che ama, il Signore lo corregge e flagella ogni figlio che accetta. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio infatti è trafficare per questa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nessun male può opporsi ad essa; essa è ben nota a tutti quelli che la amano: nessun oggetto prezioso eguaglia il suo valore. Poiché lunghezza di esistenza e anni di vita sono nella sua destra e nella sua sinistra sono ricchezza e gloria. Dalla sua bocca procede la giustizia: essa porta sulla lingua legge e misericordia. Le sue vie sono buone vie e tutti i suoi sentieri sono pacifici. È un albero di vita per tutti quelli che ad essa si afferrano ed è sicura per quelli che si appoggiano a lei come al Signore.
Lettura dalla profezia di Isaia (60,11-16).
Così dice il Signore: Le tue porte, Gerusalemme, saranno aperte sempre, non verranno chiuse, né di giorno, né di notte, per introdurre in te la potenza delle genti e i loro re come prigionieri. Poiché le nazioni e i re che non ti serviranno periranno e le nazioni diverranno deserti desolati. E verrà a te la gloria del Libano, col cipresso, il pino e il cedro insieme, per glorificare il mio luogo santo e io glorificherò il luogo dei miei piedi. E verranno a te timorosi i figli di quelli che ti avevano umiliata e provocata e si prostreranno alle piante dei tuoi piedi tutti quelli che ti avevano provocata e tu sarai chiamata città del Signore, Sion del Santo d’Israele, perché eri stata abbandonata e odiata e non c’era chi ti aiutasse; e farò di te un’eterna esultanza, letizia per generazioni di generazioni. Succhierai il latte delle genti e mangerai la ricchezza dei re: e conoscerai che io sono il Signore che ti salva e ti libera, il Dio d’Israele.
Alla Litì. Stichirà prosòmia.
Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.
Oggi davvero si compie la parola di Davide dal divino suono: ecco, infatti, palesemente adoriamo lo sgabello dei tuoi piedi purissimi e siamo pieni di speranza all’ombra delle tue ali, o pietosissimo e ti gridiamo: s’imprima su di noi la luce del tuo volto ed esalta la forza del tuo popolo ortodosso con l’esaltazione della tua croce, Cristo misericordiosissimo.
L’albero della vera vita piantato nel luogo del Cranio, su cui il Re dei secoli operò salvezza in mezzo alla terra, oggi esaltato, santifica i confini del mondo e il tempio della risurrezione celebra la sua dedicazione; gli angeli si rallegrano nei cieli e gli uomini esultano sulla terra, gridando davidicamente e dicono: Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi perché è santo colui che concede al mondo la grande misericordia.
Prefigurava la tua croce, o Cristo, il patriarca Giacobbe benedicente i nipoti, imponendo sulle loro teste le sue mani incrociate; e noi, Salvatore, esaltando oggi la tua croce, acclamiamo: Al nostro imperatore, amico di Cristo, concedi la vittoria come concedesti il trionfo a Costantino.
Tono 2. Di Teofane.
Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando il segno spirituale della sua vittoria sui nemici. Rallegrandosene, con fede e affetto si affrettò ad esaltare, per impulso divino, ciò che aveva visto e a trarla con zelo dal seno della terra, per la liberazione del mondo e la salvezza delle nostre anime.
Stesso Tono. Di Cipriano.
Il gesto del patriarca Giacobbe incrociante le mani per benedire la sua progenie preparava il segno sovrano della tua croce: possedendo in essa una protezione efficace, respingiamo con vigore le forze diaboliche e atterrando l’orgoglio di Beliar, mettiamo in fuga le forze distruttrici del nemico Amalek. E ora che la croce è esaltata, noi fedeli la presentiamo piamente alla tua bontà per l’espiazione dei nostri peccati, esclamando a gran voce: Signore, incarnato da una Vergine, abbi pietà; tu che sei buono, abbi compassione della creatura formata con sapienza dalle tue mani.
Stesso Tono. Di Leone.
Tu sei la mia sovrana protezione, croce di Cristo dai tre rami; santificami per la tua potenza, affinché ti adori e glorifichi con fede e affetto.
Tono 4.
Facciamo risuonare oggi un canto di festa e, col volto radioso, esclamiamo a gran voce: O Cristo, che per noi accettasti la condanna, gli sputi, i colpi e di esser rivestito di derisoria porpora, salisti sulla croce, alla cui vista il sole e la luna nascosero la loro luce, la terra tremò di paura e il velo del tempio si divise: dacci dunque ora la tua preziosa croce come protezione, salvaguardia e terrore dei demòni, affinché abbracciandola cantiamo: O croce, salvaci per la tua forza; santificaci per il tuo splendore, o croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, poiché ci sei stata data come luce e salvezza delle nostre anime.
Stesso tono. Di Anatolio.
O croce, segno luminoso tra gli astri, tu prefigurasti un trofeo di vittoria al piissimo imperatore; sua madre, avendoti ritrovato, fece di te l’ornamento del mondo. Esaltandoti oggi, noi, cori di fedeli, gridiamo: Illuminaci col tuo splendore, o croce vivificante; santificaci per la tua virtù, Croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, innalzandoti contro la schiera dei nemici.
Gloria. E ora. Stesso tono.
Di Anatolio.
Mosè prefigurò l’opera della tua croce veneranda quando mise in fuga il nemico Amalek nel deserto del Sinai: infatti, quando stendeva le mani, formando l’immagine della croce, il popolo riprendeva forza. Oggi è per noi compiuta la realizzazione delle figure: oggi la croce è esaltata e i demòni in fuga, oggi tutto il creato è liberato dalla corruzione, poiché, per la croce, tutti i doni splendono su noi. Con gioia perciò tutti ti veneriamo dicendo: Come sono magnifiche le tue opere, Signore, gloria a te!
Allo stico, stichirà prosòmia.
Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.
Salve, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa: per te è annientata la corruzione, distrutta e inghiottita la potenza della morte e noi innalzati dalla terra al cielo; arma invincibile, nemica dei demòni, gloria dei martiri, vero ornamento dei santi, porto di salvezza, tu doni al mondo la grande misericordia.
Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.
Salve, croce del Signore per cui fu sciolta dalla maledizione la stirpe umana; sei segno della vera gioia, tu che, innalzata, abbatti i nemici, o venerabilissima: aiuto per noi, fortezza dei re, vigore dei giusti, decoro dei sacerdoti, tu che, venendo impressa, liberi da gravi mali; scettro di potenza con cui veniamo fatti pascolare; arma di pace, che gli angeli venerano con timore; divina gloria di Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.
Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione di tutti i morti, tu che hai risollevato noi, caduti nella corruzione; croce preziosa per cui la corruzione fu dissolta, l’incorruttela fiorita, noi mortali divinizzati e il diavolo del tutto abbattuto; vedendoti oggi innalzata per mano di gerarchi, esaltiamo colui che in te fu innalzato e veneriamo te, attingendo copiosamente la grande misericordia.
Gloria. E ora. Tono pl. 4.
Di Giovanni monaco.
Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, o Cristo Dio, questa noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti sei degnato di esservi confitto e a te gridiamo: con il ladrone, Signore, rendi degni anche noi del tuo regno.
Apolytìkion. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città (3).
Signore: Alliluia.
Mattutino del 14 Settembre- Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce
14 Settembre
Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce.
Al Mattutino.
Apolytìkion. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città (3).
Dopo la prima sticologia, kàthisma.
Tono 1. Sigillata la pietra.
Veneriamo il legno della tua croce, o filantropo, perché in esso fosti inchiodato, vita di tutti; hai aperto il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva; egli fu degno della beatitudine così confessandoti: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi, che acclamiamo: Tutti abbiamo peccato, per la tua compassione non disprezzarci (2).
Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Tono pl. 2.
Appena l’albero della tua croce fu piantato, si scossero le fondamenta della morte, Cristo Signore: ciò che con brama aveva inghiottito, l’ade lo rese con tremore. Ci hai mostrato la tua salvezza, o santo e noi ti glorifichiamo, Figlio di Dio: pietà di noi (2).
Dopo il polyèleos, Kàthisma.
Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.
In tempi lontani, Gesù di Navì misticamente prefigurava il segno della croce, quando a forma di croce levò le mani, o mio Salvatore e il sole si fermò, finché egli non ebbe distrutto i nemici che si opponevano a te, o Dio. Ma ora il sole si oscura vedendo sulla croce te, che sciogli il dominio della morte e depredi l’ade (2).
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon. Tono 4.
Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio.
Stico. Cantate al Signore un canto nuovo.
Ogni spirito e il vangelo
secondo Giovanni (12,28-36).
Disse Gesù: Padre, glorifica il tuo nome. Venne allora una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò. La folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: Un angelo gli ha parlato. Rispose Gesù: Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire. Allora la folla gli rispose: Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come dunque tu dici che il Figlio dell’uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell’uomo? Gesù allora disse loro: Ancora per poco la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce.
Il tropario Contemplando la risurrezione di Cristo, in qualunque giorno cada la Festa della Croce.
Salmo 50. Quindi Gloria. Tono 2.
Tu sei mia protezione forte, croce tripartita di Cristo: santificami con la tua potenza, affinché con fede e affetto ti veneri e glorifichi.
E ora. Lo stesso tropario. Stico: Pietà di me.
Idiòmelon. Tono pl. 2.
Croce di Cristo, speranza dei cristiani, guida degli sviati, porto per chi è nella tempesta, vittoria nelle guerre, sicurezza di tutta la terra, medico dei malati, risurrezione dei morti, abbi pietà di noi.
Salva, o Dio, il tuo popolo, ecc.
Quindi il canone, il cui Acròstico è: Confidando nella croce, erompo in un inno. Poema di Cosma.
Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.
Tracciando una croce col bastone verticale, Mosè divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Stando in mezzo ai due sacerdoti, Mosè prefigurò un tempo in se stesso l’immacolata passione; atteggiandosi poi a forma di croce, elevò il trofeo con le braccia spalancate, annientando il potere del malvagio Amalek; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Mosè pose su una colonna il rimedio che salvava dal morso velenoso e distruttore: al legno, immagine della croce, legò trasversalmente il serpente strisciante in terra e con questo sconfisse il flagello; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Al principe pio, all’imperatore di senno divino il cielo mostrò il trofeo della croce con cui fu abbattuta la boria dei nemici ostili e rovesciato l’errore e la fede divina si diffuse fino ai confini della terra; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Katavasìa. Tracciando una croce col bastone verticale, Mosè divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.
Ode 3. Irmòs.
Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.
La dura roccia colpita dalla verga, facendo scaturire acqua per un popolo ribelle e duro di cuore, manifestava il mistero della Chiesa eletta da Dio, di cui la croce è forza e sostegno.
Il fianco immacolato colpito dalla lancia ha fatto scaturire acqua e sangue, inaugurando l’alleanza e lavando i peccati: la croce è infatti sostegno dei re e vanto dei credenti.
Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.
Kàthisma.
Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.
Nel paradiso un tempo un albero mi spogliò, perché facendomene gustare il frutto, il nemico introdusse la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, venne piantato sulla terra e tutto il mondo si riempì di ogni gioia; vedendolo esaltato, o popoli, con fede acclamiamo concordi a Dio: Piena di gloria è la tua casa (2).
Ode 4. Irmòs.
Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.
Un tempo Mosè, con un legno, trasformò nel deserto le sorgenti amare, prefigurando il passaggio delle genti alla pietà, grazie alla croce.
Grazie a un legno il Giordano restituì il ferro dell’accetta, che aveva sprofondato nel suo abisso, significando con questo la recisione dell’errore per la croce e il battesimo.
Per precedere la figura della tenda della testimonianza, il popolo si raduna, con sacro ordine, diviso in quattro parti, reso glorioso da queste formazioni cruciformi.
Prodigiosamente dispiegandosi, la croce rifulse di raggi solari: e i cieli narrarono la gloria del nostro Dio.
Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.
Ode 5. Irmòs.
O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.
Di fronte a te, albero celebrato su cui fu steso Cristo, ebbe timore, o croce, la spada roteante che custodiva l’Eden e il temibile cherubino si ritrasse di fronte al Cristo in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.
Le potenze infernali, avversarie della croce, tremano di fronte a quel segno impresso nell’aria in cui esse si aggirano, ma gli abitanti del cielo e della terra piegano il ginocchio di fronte a Cristo, che concede la pace alle nostre anime.
Apparendo tra puri splendori alle genti ottenebrate nello sviamento dell’errore ed effondendo su di loro il divino fulgore, la croce divina le unisce al Cristo in essa confitto, che concede la pace alle nostre anime.
Katavasìa. O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.
Ode 6. Irmòs.
Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.
Curvo per la vecchiaia, logorato dalla malattia, Giacobbe si sollevava incrociando le mani, mostrando la potenza della croce vivificante: poiché Dio, su di essa confitto nella carne, rinnovò la vecchiezza dell’oscura lettera della Legge e allontanò il male funesto dell’errore.
Disponendo le palme a forma di croce sulle teste dei due giovani, il divino Israele rivelava che il popolo cultore della Legge era vecchia gloria; e quando si suppose che si sbagliasse, non cambiò quella figura vivificante, ma esclamava: Il nuovo popolo di Cristo Dio, cinto dalla croce come da muro, sarà superiore.
Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.
Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.
Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.
Ikos.
Colui che, rapito in paradiso oltre il terzo cielo udì parole ineffabili e divine che non è lecito alla lingua dire, scrive ai Galati e voi, amanti delle Scritture, lo avete letto e lo sapete: Non ci sia per me altro vanto se non nella sola croce del Signore, sulla quale egli, con la sua passione, ha ucciso le passioni. Anche noi dunque afferriamoci tutti saldamente alla croce del Signore, nostro vanto: è per noi strumento di salvezza questo legno, uno scudo di pace, un trofeo invincibile.
Sinassario.
Il 14 di questo mese l’universale Esaltazione della Croce preziosa e vivificante.
Stichi. Vedendo esaltata la croce di Cristo, il creato acclama alla tua esaltazione, Salvatore. La croce fu esaltata il quattordici in Sion.
Lo stesso giorno la dormizione del nostro padre tra i santi Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli; oggi infatti si è addormentato, ma a causa della festa della preziosa croce la sua festa è stata trasferita nel mese di novembre.
Memoria anche dell’imperatrice Plachilla, coniuge del grande imperatore Teodosio.
Stichi. Abbandonando sulla terra un diadema corruttibile, Plachilla in cielo ne trova uno incorruttibile.
Lo stesso giorno memoria dei santi padri riuniti nel sesto santo concilio ecumenico durante l’impero di Costantino Pogonato, figlio di Giustiniano II, soprannominato Nasomozzo, quando Sergio guidava la Chiesa di Costantinopoli e Agatone quella di Roma. Riunitosi nel Trullo del Palazzo quello spazio denominato Oato anatemizzò Sergio, Pirro, Pietro e Paolo, che erano stati vescovi di Costantinopoli. Macrobio di Antiochia, Ciro di Alessandria, Onorio di Roma, Stefano e Polichronio e quelli stavano con loro. Il Concilio era stato convocato da Costantino Pogonato; la pubblicazione dei canoni avvenne sotto suo figlio Giustiniano.
Lo stesso giorno memoria del santo martire Pàpas.
Stichi. Soccorso da Dio, Pàpas sopporta le ferite senza un lamento.
Lo stesso giorno il santo martire Theoclìs perì di spada.
Stichi. Facendo del suo martire una voce, come indica il suo nome, Theoclìs, come chiamato da Dio risponde.
Lo stesso giorno memoria di san Valeriano, un bimbo ucciso di spada.
Stichi. Al piccolo Valeriano il grande Dio nel cielo donò immensa corona.
Il santo martire Macario il giovane, monaco, martirizzato a Tessalonica nel 1527, che fu pure discepolo del patriarca di Costantinopoli Nifon, perì di spada.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Irmòs.
Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco stridente sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Il primo dei mortali, dopo aver gustato il frutto dell’albero, ha preso dimora nella corruzione: condannato a perdere vergognosamente la vita, come un’infezione che corrode il corpo, ha comunicato la sua malattia a tutta la stirpe. Ma, trovato nell’albero della croce ciò che ci recupera, noi figli della terra acclamiamo: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
La trasgressione violò il precetto di Dio e l’albero portò la morte ai mortali, perché il suo frutto non fu preso al tempo opportuno; e fu messo al sicuro l’albero da cui proveniva la vita preziosa; di nuovo lo rese accessibile l’animo nobile del ladrone, il quale, penosamente morendo, gridava: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Vedendo l’avvenire, Israele abbracciava la punta del bastone di Giuseppe, per indicare che la gloriosissima croce avrebbe sostenuto la forza del regno: essa è infatti vanto vittorioso dei re e luce per quanti gridano con fede: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco stridente sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Ode 8. Irmòs.
Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.
O schiere dei cieli, inneggiate mentre viene innalzato il legno irrigato dal sangue del Verbo di Dio incarnato; festeggiando il riscatto dei mortali, popoli, venerate la croce di Cristo, da cui viene al mondo la risurrezione per i secoli.
Figli della terra, dispensatori della grazia, con le vostre mani innalzate, con sacro decoro, la croce su cui stette Cristo Dio e la lancia che trafisse il corpo del Dio Verbo; vedano tutte le genti la salvezza di Dio e lo glorifichino per i secoli.
O imperatori fedeli dei cristiani, scelti per divina elezione, allietatevi e gloriatevi dell’arma vittoriosa, ricevendo in sorte da Dio la croce preziosa, in cui le tribù bramose di audacie guerresche sono disperse per i secoli.
Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.
Ode 9. Irmòs.
Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa, ora esaltata, noi ti magnifichiamo.
Esultino tutti gli alberi del bosco, essendo santificata la loro natura da colui che la piantò in principio, il Cristo steso su quel legno, per la cui esaltazione, ora adoriamo e magnifichiamo lui.
Come sacro corno è sorta, per chi ha senno divino, la croce del capo di tutti, con cui vengono spezzate tutte le corna dei peccatori intelligibili; e per essa, ora innalzata, noi lo adoriamo e magnifichiamo.
Altro Irmòs.
La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano.
Per non lasciare che l’amarezza di quell’albero ci distruggesse, con la croce la cancellasti del tutto, Signore; così un legno aveva un tempo tolto l’amarezza delle acque di Mara, prefigurando la potenza della croce, che tutte le schiere dei cieli magnificano.
Con la tua croce oggi, Signore, hai sollevato noi, che di continuo affondavamo nel buio del progenitore: poiché, come per l’inganno la natura fu precipitata nella più completa sregolatezza, così di nuovo la luce della tua croce ci ha del tutto raddrizzati e noi fedeli la magnifichiamo.
Per mostrare al mondo il segno da venerare, Signore, formasti in cielo il segno della croce, come glorioso fra tutti, raggiante di luce infinita, arma invincibile per l’imperatore; tutte le schiere del cielo lo magnificano.
Katavasìe. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa, ora esaltata, noi ti magnifichiamo.
La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano..
Exapostilarion. Tono 2. Sotto gli occhi.
Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni (2).
Un altro, una volta sola. Udite, donne.
La croce viene oggi innalzata e il mondo è santificato; tu che siedi in trono col Padre e il santo Spirito, stendendo su di essa le mani, hai attirato tutto il mondo alla conoscenza di te, o Cristo: concedi dunque la gloria divina a quanti in te confidano.
Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia ripetendo il primo.
Tono pl. 4. O straordinario prodigio!
Ostraordinario prodigio! L’albero vivificante, la croce santissima, oggi si mostra levata in alto, la glorificano tutti i confini e tutti i demòni sono atterriti: quale dono è stato fatto ai mortali! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come solo compassionevole (2).
O straordinario prodigio! La croce che portò l’Altissimo come grappolo pieno di vita, si mostra oggi elevata da terra: per essa tutti fummo attratti a Dio e la morte del tutto inghiottita; o albero immacolato, per cui gustiamo l’immortale cibo dell’Eden, glorificando Cristo!
O straordinario prodigio! La larghezza e la lunghezza della croce sono pari al cielo, perché con la divina grazia essa santifica l’universo. In essa sono vinte le genti barbare; per essa sono saldamente stabiliti gli scettri dei regnanti. O divina scala, per cui saliamo ai cieli, esaltando con canti Cristo Signore!
Gloria. E ora. Tono pl. 2.
Avanza oggi la croce del Signore: i credenti l’accolgono con affetto e ricevono guarigioni per l’anima e il corpo e da ogni male. Salutiamola con gioia e timore: con timore, a motivo del peccato che ci rende indegni; con gioia, a motivo della salvezza che Cristo Signore, in essa confitto, concede al mondo, lui che possiede la grande misericordia.
Grande dossologia.
Durante il canto della dossologia, il sacerdote indossa tutti i paramenti sacerdotali, si accosta con l’incensiere alla santa mensa, incensa la croce preziosa con gesto cruciforme, la solleva con un vassoio sopra la testa e, preceduto da due lampade, la porta fino alle porte regali della navata e lì si ferma. Terminata dossologia e trisagio, il sacerdote dice ad alta voce: Sapienza, in piedi; e si inizia il tropario: Salva, Signore, il tuo popolo. Il sacerdote procede con la croce preziosa, la depone su un tavolino precedentemente preparato e incensa a forma di croce. Fa quindi 3 prostrazioni, qualunque giorno sia e presa tra le mani la croce preziosa insieme a rametti di basilico, si tiene in piedi davanti al tavolino e, volgendosi a oriente, dice:
Misericordia di noi, o Dio, secondo la tua grande misericordia, noi ti preghiamo: esaudiscici e abbi misericordia.
Si inizia il primo centinaio di Kyrie elèison; il sacerdote, prima di iniziare, fa 3 volte il segno della croce col prezioso legno. Poi piega la testa, sino a giungere a una spanna da terra e a poco a poco si solleva, mentre si completa il primo centinaio. Si sposta quindi dalla parte nord del tavolino e, guardando a sud, dice:
Supplichiamo ancora per tutti i pii cristiani ortodossi.
Si inizia il secondo centinaio di invocazioni e il sacerdote fa la seconda elevazione della croce, come descritto sopra. Poi si sposta a oriente rispetto al tavolino e, guardando verso occidente, dice:
Supplichiamo ancora per il nostra padre e arcivescovo N. e per tutti i nostri fratelli in Cristo.
Si inizia il terzo centinaio di invocazioni. Al termine, il sacerdote si sposta alla parte sud e, guardando a nord, dice:
Supplichiamo ancora per ogni anima cristiana, per la salvezza di tutti i cristiani e la remissione dei loro peccati.
Si fa la quarta elevazione, poi il sacerdote si sposta davanti al tavolino e, guardando a oriente, dice: dice:
Supplichiamo ancora per tutti quelli che prestano servizio e operano il bene in questa casa, per la loro salvezza e la remissione dei loro peccati.
Si inizia il quinto centinaio di invocazioni. Al termine, il sacerdote eleva la croce cantando il tropario:
Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.
Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.
Con la croce benedice il popolo segnandolo. Poi, deposta la croce preziosa sul tavolino, canta:
La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.
I cori allo stesso modo, una volta ciascuno; poi si prostra alla croce preziosa e dopo di lui tutti gli altri. Quando è presente un vescovo, è lui che eleva la croce. Durante l’adorazione, si cantano i seguenti idiòmela.
Poema dell’imperatore Leone. Tono 2.
Venite, fedeli, veneriamo l’albero vivificante in cui Cristo, Re della gloria, stendendo volontariamente le mani, innalzò all’antica beatitudine noi, che un tempo il nemico aveva esiliato da Dio, depredandoci col piacere; venite, fedeli, veneriamo l’albero per cui ottenemmo di spezzare la testa dei nemici invisibili; venite, famiglie tutte delle genti, onoriamo con inni la croce del Signore: salve, croce, perfetta redenzione di Adamo caduto; in te si gloriano i nostri imperatori fedelissimi, perché per la tua potenza sottomettono con forza il popolo ismaelita. Noi cristiani, baciandoti ora con timore, glorifichiamo Dio in te confitto, dicendo: Signore, su di essa inchiodato, abbi pietà di noi, come buono e filantropo.
Tono pl. 1.
Venite, popoli, contemplando lo straordinario prodigio, veneriamo la potenza della croce: un albero nel paradiso produsse la morte, ma questo fece fiorire la vita, perché porta su di sé confitto, il Signore senza peccato; e noi genti tutte, cogliendo da esso l’incorruttela, acclamiamo: Tu che con la croce distruggesti la morte e ci liberasti, gloria a te.
Si è compiuta, o Dio, dei tuoi profeti Isaia e Davide la voce, che dice: A te, Signore, verranno tutte le nazioni e si prostreranno davanti a te: Ecco, infatti, o buono, il popolo viene colmato della tua grazia, nei tuoi atri, in Gerusalemme; o Dio, che per noi hai sofferto la croce e ci hai vivificati per la tua divina risurrezione, difendici e salvaci, Signore.
Tono pl. 2.
Oggi sorgendo dalle profondità della terra l’albero della vita conferma la fede nella risurrezione di Cristo, su di esso inchiodato; innalzato da mani santificate annunzia la sua ascensione ai cieli, nei quali, per essa, la nostra natura decaduta viene riammessa; perciò grati a te gridiamo: Signore, che su di esso fosti innalzato e per esso verso di te ci fai salire, rendi degni della gioia celeste i tuoi cantori.
Il mondo nei suoi quattro confini è oggi santificato dalla quadripartita croce innalzata, o Cristo nostro Dio; ed è innalzato il corno dei nostri imperatori, che spezzano con essa i corni dei nemici. Grande sei tu, Signore e mirabile nelle tue opere: gloria a te.
Le voci dei profeti predissero il santo legno per cui Adamo fu liberato dalla maledizione antica e dalla morte; nella sua esaltazione oggi, il creato grida, chiedendo a Dio la sua grande misericordia; e tu, Sovrano compassionevolissimo, sii nostra propiziazione e salva le nostre anime.
Gloria. E ora. Tono pl. 4.
Ècompiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.
Conclusione.
Alla Liturgia.
Antifona 1. Tono 1.
Stico. O Dio, volgiti a me, perché mi hai abbandonato?
Per le intercessioni della Theotòkos.
Stico 2. Lontano dalla mia salvezza il debito dei miei delitti.
Per le intercessioni della Theotòkos.
Stico 3. Dio mio, griderò di giorno e non ascolti.
Per le intercessioni della Theotòkos.
Stico 4. Ma tu abiti nel santuario, tu lode d’Israele.
Antifona 2. Tono 2.
Stico 1. Perché, o Dio, hai respinto per sempre?
Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.
Stico 2. Ricordati di coloro che hai radunato, che hai acquistato dal principio.
Salva, Figlio di Dio.
Stico 3. Questo è il monte di Sion, su cui hai posto la tua dimora.
Salva, Figlio di Dio.
Stico 4. Dio è il nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Gloria. E ora.
O unigenito Figlio e Verbo di Dio.
Antifona 3. Tono 1.
Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno: si adirino i popoli.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.
Stico 2. Lui siede sui cherubini: si scuota la terra.
Salva, Signore.
Stico 3. Lodino il tuo nome grande, perché è tremendo e santo.
Salva, Signore.
Stico 4. L’onore del re ama il giudizio.
Salva, Signore.
Issodikòn. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché egli è santo. Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.
Apolytìkion. Tono 1.
Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città
Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.
Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.
Al posto del Trisagio. Tono pl. 2.
La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.
Prokìmenon dell’Apostolo Tono grave: Esaltate il Signore nostro Dio, prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Stico. Il Signore ha instaurato il suo regno; si adirino i popoli: lui che siede sui Cherubini, si scuota la terra.
L’Apostolo ai Corinzi: Fratelli, la parola della croce è stoltezza (I Cor. 1, 18-24).
Alliluia. Tono 1. Ricordati del tuo popolo che hai radunato, che hai acquistato dal principio; hai redento lo scettro della tua eredità.
Stico. Dio è il nostro re prima dei secoli; ha operato la salvezza in mezzo alla terra.
Vangelo secondo Giovanni: In quel tempo i sommi sacerdoti e i sacerdoti tennero consiglio (Gv 19, 6-11. 13-20. 25-28. 30-35)
Kinonikòn. E’ stata impressa su di noi la luce del tuo volto, Signore: Alliluia.
ANTHOLOGHION in 4 volumi, Lipa Srl, Roma 2000
Minei-Paraklitikì e Ochtoikos, di p. Iosif Restagno
Testi Liturgici vari, Edizioni Diakonia Srl
8X
1000 ANNI
8X
IL SACRO
LODIAMO L’ALTISSIMO
COME I NOSTRI PADRI CI HANNO INSEGNATO
8X
LA SOLIDARIETÀ
UN AIUTO CONCRETO
PER TUTTE LE
GENERAZIONI
8X
LA VITA
CUSTODIAMO IL
CREATO CHE DIO
CI HA AFFIDATO
8X
LA PACE
TESTIMONIAMO LA PACE
E ACCOGLIAMO LA
RICONCILIAZIONE
ATTRAVERSO LA
TRADIZIONE VIVENTE
SOSTENERE COMUNITÀ, LITURGIA, FORMAZIONE E CARITÀ.
L’otto per mille è una quota pari allo 0,8% dell’IRPEF che i contribuenti italiani possono destinare allo Stato oppure a una confessione religiosa riconosciuta. Questa scelta non costa nulla in più e si fa durante la dichiarazione dei redditi. Se non firmi, comunque i soldi non scelti vengono divisi in percentuale tra lo Stato e le confessioni religiose riconosciute in base alle firme ricevute.
I NOSTRI LUOGHI DI CULTO
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cultura e formazione
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La cultura nella Chiesa ortodossa è strettamente legata alla liturgia e alla teologia mistica, considerate fonti vive di conoscenza spirituale. La formazione dei fedeli e del clero non mira solo all’istruzione intellettuale, ma soprattutto alla trasformazione interiore (theosis). Grande valore viene attribuito allo studio dei Padri della Chiesa e alla custodia della Sacra Tradizione millenaria.
ISTITUTO
TEOLOGICO ORTODOSSO
L’Istituto Teologico Ortodosso “Santa Eufemia di Calcedonia”, creato da S.Em. il Metropolita Polycarpos nel 2021, è la scuola di formazione superiore della Sacra Arcidiocesi.
La sua offerta didattica è rivolta tanto ai candidati chierici, quanto ai potenziali insegnanti di religione nella scuola pubblica (in base all’Intesa tra l’Arcidiocesi e lo Stato), ma anche a tutti coloro che sono interessati a conoscere in modo approfondito la tradizione ortodossa.
Il ciclo di studi ha la durata di un triennio, durante il quale gli studenti hanno la possibilità di seguire on-line le lezioni, che si tengono in orario serale per tre giorni alla settimana. Le materie insegnate sono una decina per ogni anno accademico e coprono le principali discipline del sapere teologico: Liturgia, Sacra Scrittura, Teologia, Storia della Chiesa, Arte, Filosofia, Ecclesiologia e Diritto canonico, Ecumenismo. Oltre al triennio, che permette di conseguire il baccalaureato in Teologia ortodossa, sono anche offerti corsi opzionali di Psaltica (canto bizantino), Lingua Ebraica e Lingua Greca.
In aggiunta alla didattica (cioè ai corsi e agli esami), che si tiene interamente a distanza, l’Istituto organizza eventi di approfondimento scientifico sia on-line (webinar e conferenze), sia in presenza (giornate di studi e convegni). Per conoscere l’Istituto e le sue attività ☞ www.itosantaeufemia.org

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DIAKONIA
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Soprattutto la collana “Libri Liturgici” nasce con lo scopo di fare ordine nel composito panorama nazionale, ove molti, spinti anche da nobili intenti, hanno pensato di proporre le più svariate tradizioni delle Preghiere della Chiesa.
Tradotti, partendo dai più antichi originali greci, questi libri cercano di far comprendere il vissuto della Chiesa Antica non solo ai fedeli ortodossi, ma a tutti. Allo stesso tempo, la collana “Preghiera dei Fedeli” diviene un valido supporto per colui che prega durante il giorno, nei minuti che ha a disposizione.
Anche la collana “Catechesi” offre al pubblico italiano una vasta gamma di testi catechetici per bambini, adolescenti e adulti e per tutti coloro che si avvicinano alla Chiesa Ortodossa. La collana “Teologia”, infine, raggruppa testi di teologia, di patristica e di storia della Chiesa. In un secondo tempo si aggiungerà una collana dedicata alla Sacra Scrittura. Per conoscere le Edizioni Diakonia e le sue pubblicazioni ☞ www.edizionidiakonia.it












